giovedì 5 marzo 2015

Ideologia Gender

In questi ultimi tempi si sta ponendo molto l'attenzione sull'educazione "gender" dei bambini a scuola, a partire dalla scuola dell'infanzia le cui direttive aventi come destinatarie le autorità scolastiche e sanitarie sono state illustrate in questo documento : Standard per l'educazione sessuale in Europa. 

Personalmente sostengo la tesi, che di seguito argomenterò, secondo la quale proporre ai bambini dagli 0 ai 14 anni circa, un indottrinamento che ha come oggetto le differenze di genere sia controproduttivo ed inefficace per lo scopo che si vuole raggiungere, ossia offrire su base scientifica un panorama già presente nella realtà di molti, ossia l'esistenza di diverse forme di espressione della propria individualità.

Vorrei escludere a priori da questa riflessione ogni dinamica che si fonda sull'amore, sulla relazione tra genitori, siano essi dello stesso sesso o meno, sul concetto di famiglia. E questo perchè i bambini sanno cogliere molto meglio e più approfonditamente le dinamiche affettive tra gli adulti di quanto gli adulti  stessi sappiano fare, proprio perchè non ancora dotati di filtri ideologici che ostacolano l'interpretazione stessa della realtà che fruiscono e anche perchè le forme affettive non hanno bisogno di essere spiegate per un bambino. I bambini non si spiegano il concetto di possesso ( come dico spesso per un bambino "quello che è mio è mio e quello che tuo è mio")non si piegano perchè l'aria non si può prendere, e non pongono domande su ciò che per loro è naturale.  Quindi il concetto di amore come sentimento tra adulti è escluso a priori da questa mia riflessione pedagogica. Piuttosto illustrerò come il processo di apprendimento dei bambini fino ai 14 anni circa, esclude l'attecchimento di ideologie strutturate imposte dall'esterno
( per ideologia intendo la  «scienza delle idee e delle sensazioni basata su credenze, opinioni, rappresentazioni e valori")
Come affermava il filosofo Locke, l'apprendimento nei bambini avviene attraverso due momenti consecutivi : la sensazione e la riflessione.

Nei bambini il primo apprendimento arriva attraverso la sensazione ( provo caldo, freddo, dolce amaro) e la struttura mentale di un bambino è "questa cosa mi piace, la voglio". Mi piace il gelato, lo voglio. Il limone è amaro, è cattivo, non lo voglio. Il caffè non mi piace, non lo voglio. Mi piace la mongolfiera me la voglio portare in cameretta a casa...Le richieste sembrano assurde a volte proprio perchè il senso della realtà dei bambini è dato dalla sensazione, dall'emozione, dal sentimento senza tenere conto degli altri, dei limiti oggettivi che pone la realtà che però loro superano mettendo al primo posto il loro desiderio assoluto.La sensazione è una percezione innata, che non necessita di interventi educativi per essere orientata o convogliata su di un oggetto. Fa parte di un bagaglio biologico istintuale peculiare dei neonati. La consequenzialità percezione-sensazione-desiderio è immediata e spontanea.

Quando si comincia ad essere adolescenti subentra il momento della "riflessione"... Il gelato è freddo, mi piace, lo voglio ma...ho mal di denti, allora ci rinuncio. Il calcio mi piace, mi dà soddisfazione, voglio fare una partita ma...domani devo essere interrogato. Rinuncio alla partita e studio.

I bambini non hanno la capacità di pensare a lungo termine, l'acquisizione di una informazione coincide con la scelta dell'acquisizione stessa tanto che è necessario l'intervento dell'adulto quando quella sensazione di piacere che provano individualmente può essere pericolosa per loro ( penso al piacere che provano i bambini nell'infilare le dita nella presa della corrente e che il mancato intervento dell'adulto potrebbe essere fatale).

Se è vero che l'ideologia è una scienza capace di trasmettere idee, le idee, che sono pensieri strutturati, nei bambini non si formano che nella fase della riflessione. E quindi non prima di aver sviluppato uno spirito critico in grado di far discendere il "bene" dal "male" slegato dalle sensazioni ed orientato ad un pensiero  a lungo termine, che non tragga soddisfazione nell'immediato ma che sia in grado di essere volontariamente postecipato. Il che significa che un intervento mirato all'apprendimento di nuove strutture mentali dovrebbe essere convogliato e mirato sui bambini sulla sensazione e sulla percezione, essendo gli unici mezzi in quel momento a loro disponibili per conoscere la realtà, il che significa che il corpo dell'adulto diviene il primo veicolo di informazioni da trasmettere al bambino, così come illustrato negli Standard comunitari di cui sopra. Questo passaggio è molto delicato in quanto potrebbe aprire le porte per una riflessione sul rapporto adulto-bambino e pericolosamente aprire le porte a dei rischi legati all'uso di questa pedagogia improntata sul contatto fisico tra adulto e bambino, quand'anche i primi educatori fossero proprio i genitori.

Immaginate di dire ad un bambino " non ti dò la caramella che vuoi perchè possono venirti le carie"... il bambino non si rassegnerà fino a quando non avrà ottenuto ciò che vuole. E spesso per interrompere l'insistente richiesta è necessario sostituire l'oggetto del desiderio stesso. Non ti dò la caramella, ma prova questa frutta, è altrettanto buona...

Il bambino non è in grado di focalizzare l'immagine di qualcosa che "può essere" o "potrebbe essere" se non la vede, se non la tocca con mano, se non ne fa diretta esperienza.

Ecco perchè credo che se l'ideologia gender rientra in un progetto di indottrinamento è perdente in partenza. Come si potrebbe far provare ad un bambino la sensazione di essere in potenza quello che in realtà ancora non è attraverso il contato fisico le cui informazioni vengono veicolate dalle sensazioni e non da immagini mentali che non necessariamente dipendono dalla percezione sensibile?
Illustrare, d'altro canto, e quindi contravvenendo alle prime basi dell'apprendimento infantile, le varie forme di famiglia, con due papà, due mamme, ecc,ecc, attraverso disegni ed immagini richiederebbe delle spiegazioni che noi adulti non saremmo in grado di dare se non presentando una realtà che i bambini non sarebbero pronti a recepire. Se un bambino chiede Martina è figlia di Giancarlo e Luigi, quale dei due papà l'ha portata nella pancia durante i 9 mesi? Dov'è la mamma? Ma allora la mamma di Martina ha regalato la sua bimba ai due papà? E Martina non sente la mancanza della mamma?
Pensiamo solamente a quando i nostri bambini guardano un film Disney in cui non è presente uno dei genitori. Ecco che le domande piovono a pioggia fitta e nonostante tutto rimane la sensazione di "mancanza" e di non "naturalezza".

Se spostiamo invece il discorso sui valori, ossia sul peso che si dà alle cose, alle situazioni, alle scelte, in tal caso la famiglia di origine è il primo veicolo di valori importanti, proprio perchè non spiegati ma vissuti con l'esempio e per questo non necessitanti di una scienza spiegata ma di una realtà vissuta in prima persona. Per cui è compito della famiglia con due mamme , per esempio, trasmettere attraverso il quotidiano e con l'esempio valori di una realtà vissuta e scelta, e non della scuola, che andrebbe così contro le fasi di apprendimento pedagogico violentando e forzando delle capacità strutturate mentali che i bambini non sarebbero pronti a incasellare.

Che esistano varie tipologie di famiglie ed espressioni di individualità, per i bambini è assolutamente naturale ed evidente e per questo non necessitano di ulteriori spiegazioni che vanno al di là delle naturali domande dei bambini dettate dalla loro predisposta ed innata curiosità, non è naturale, invece, trasportare la realtà in idea, ideologia, da far assimilare con processi mentali ancora immaturi rischiando di creare forte confusione e disorientamento ( penso al concetto di utero in affitto, di utero "prestato"- il concetto di prestare è rifiutato istintivamente da quasi tutti i bambini - il concetto di genere che prescinda dal "pistolino" e dalla "farfallina" ma che si basi su una scelta, perchè come dicevo prima, la scelta e la consapevolezza di sè e di quello che si vuole diventare è qualcosa che si apprende con la fase adolescenziale). Un bambino non dice: voglio diventare dottore, dice "io sono" dottore. Un adolescente si chiede"chi sono" a prescindere dal sesso con il quale è nato.

L'accettazione delle relazioni e delle dinamiche che le regolano se vissute direttamente senza filtri mentali imposti dagli adulti, da un bambino ,sono molto più assorbite ed "accettate" che non la spiegazione di una scienza ideologica basata su "potenzialità" e non su realtà concrete che i bambini ancora non possono vivere in prima persona attraverso un indottrinamento che sembrerebbe più strumento necessario per gli adulti che per i bambini stessi.
La questione è indubbiamente controversa, ma a prescindere dall'argomento, non credo sia produttivo ed utile proporre una scienza ai bambini senza averne studiato dettagliatamente le loro capacità di apprendimento e senza rispettarne i naturali tempi di assimilazione.





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