domenica 23 aprile 2017

Illusoria realtà . Recensione "Questi fantasmi"





Quante volte ci raccontiamo bugie per poter digerire meglio una realtà che non ci piace? Quante volte queste bugie diventano così pressanti da trasformarsi in fantasmi che non ci danno tregua, che ci ossessionano a tal punto da portarci a non saper distinguere più tra illusione e realtà, a tal punto da far diventare tangibili le nostre fantasie e illusoria la nostra vera vita? In un’atmosfera intrisa del suggestivo horror alla Tim Burton mescolata a quella inconfondibile napoletanità che dietro il riso cela i drammi più terribili ed inconfessabili, gli attori della Compagnia di Luca De Filippo  al teatro Carignano di Torino fino al 30 aprile, in  “Questi fantasmi” di Eduardo De Filippo hanno dato prova di una inusuale maestrìa. Passare dal riso al pianto senza sembrare isterici, riuscire a far trapelare l’orrore delle fantasie più grottesche unitamente a realtà terribili e impronunciabili, come uno stupro senza cadere nella facile demagogia, la cura dei dettagli, gli sguardi che fanno intendere temibili realtà e più eloquenti di interminabili monologhi, il gioco di luci che sul palcoscenico animano l’intero teatro fino a far sentire il pubblico protagonista attivo della rappresentazione, non è solo recitare ad uno spettacolo, ma è vivere un’esperienza a tal punto da trasmetterla in tempo reale al pubblico che se lo sente scorrere nelle vene. Intorno ai protagonisti, Gianfelice Imparato,Carolina Rosi, Nicola Di Pinto, Massimo Di Matteo, Giovanni Allocca, Paola Fulciniti e Gianni Cannavacciuolo, la cui eccellenza sembra superfluo sottolineare e riduttivo evidenziare tale ne è la prorompenza di professionalità e capacità di emozionare, una particolare attenzione meritano gli attori Viola Forestiero, Carmen Annibale, Federica Altamura ed Andrea Cioffi. Sono gli attori giovanissimi della Compagnia capaci di dare ritmo allo spettacolo ed in grado di creare un canale comunicativo diretto al pubblico seppur tangenzialmente rispetto alla rappresentazione teatrale, seppure con un semplice velo in testa o con una improbabile parrucca bianca, che il pubblico restituisce loro con sincera allegrezza e riconoscente catarsi. Il cuore sta ancora applaudendo.

domenica 19 febbraio 2017

L'inversione a U. Lo "Sgarbo" di Carnevale.



Risultati immagini correlateRegaliamo cappottini pelosi ai nostri amici pelosi a quattro zampe  che di peli ne hanno da vendere; passeggini a quattro ruote per i nostri amici pelosi a quattro zampe che di rotelle hanno bisogno unicamente per donarle al cervello dei loro padroni bipedi mononeuroni. Non parliamo poi di accessori, gioielli, torte di compleanno, stelle dedicate in cielo oltre il ponte dell’abisso della nostra vacuità, feste per matrimoni in cui due cani sugellano la copulazione imminente sotto gli sguardi compiaciuti di padroni evidentemente sessualmente repressi. Sgarbi a Milano ( prossima tappa Torino) regala a uomini e donne senza tetto un cartone che scimmiotta l’idea di una casetta ( la chiamano arte, a me sembra in tema con il periodo scelto, una carnevalata pura senza maschere)  che se avesse regalato ai nostri amici a quattro zampe, i nostri amici a quattro zampe non avrebbero di certo lesinato una lunga pisciata con tanto di zampa alzata nelle quattro mura di cartone. E’ una inversione a U oltre i cui confini c’è un baratro assoluto di sentimenti, di valori, di priorità in cui l’aridità di prospettive e soluzioni concrete per i nostri simili ( bipedi e bipedi e/o plurineuroni, per intenderci) viaggia sotto il nome di “arte”. Pezze a colori che si mettono sull’istinto di aiutare e l’impossibilità di farlo accecati dall’ingombrante ego bisognoso di vedere negli altri specchi riflettenti una delirante ossessione di grandezza. L’inversione a U che non porta al punto di partenza ma ad un punto parallelo senza soluzione di continuità in cui un cartone assume la forma di una casa che cela cuori di cartone, enormi ventagli di una vanità perversa che usa vagabondi come pezzi di “arte” e la sofferenza non evocata ma fatta di carne, ossa e cuore, quello vero.