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sabato 29 giugno 2019

A scuola con ...Potolina: il collega kgb

Dovete sapere che Potolina, oltre a essere mamma e casalinga precaria, qualche volta in modo continuativo, ma sempre precariamente, lavora nella scuola pubblica...
Quest'anno è capitata in una scuola di filosofi, artistoidi, con vari hobby, lettura, scrittura, pittura, canne, alcol e la pratica dello sport più ambita è quella della maleducazione...sì, avete letto bene, non meditazione, che fa pure rima ma non c'entra ( quella è per chi un cervello lo possiede, ma non è questo il caso...)

Ebbene, un giorno, in cui tutti scioperavano, io e il mio collega che eravamo a scuola ci incontriamo nei corridoi...con fare sospetto, guardandosi intorno, quasi fosse una spia del kgb, mi fa: andiamoci a prendere un caffè....
sarà che io l'ho preso dec, sarà che già cominciava a far caldo per cui qualche neurone poteva impazzire legittimamente, nonostante si sa, gli uomini di neurone ne hanno uno per cui si scontrava contro l'eco da lui stesso prodotto, ecco che non appena entra un altro vetusto collega che pure lui a chiedergli come si chiama consulta google come motore di ricerca allo stesso tempo in cui gli archeologi trovano reperti storici, il collega mi gira letteralmente le spalle in faccia, sì spalle, con la s, le altre, quelle senza s sono in lista a "chi l'ha visto?"

Ebbene, Potolina, basita, sconcertata, ingurgita il caffè dec e poi ad altissima voce fa: Ciao collega !

e lui quasi non si gira...

allora, io dico, ma sto tizio, che si crede Dario Fo per aver pubblicato sì e no due libri in tutta la sua carriera... a consultare nella sua immensa libreria un manuale di buona educazione gli farà male, glielo avrà vietato il medico o è semplicemente uno str@nzo cronico psicopatico de merd@?
un certo Quelo risponderebbe: la seconda che hai detto!

to be continued...

venerdì 11 settembre 2015

Una mamma e la strana faccenda del gender...

Nel marasma generale di chi dice che non esistono teorie o ideologie gender e di chi, invece, sostiene che vi sia un preciso disegno a discapito della famiglia  ecco che c'è una mamma, come me, che per quanti libri abbia letto, informazioni abbia reperito, siti visitati e stravisitati tanto che potrebbe diventare un tour operator del web con titolo conferito ad honorem tanto il tempo passato a reperire dati che nemmeno per la stesura della tesi di laurea ha impiegato...ecco, dicevo, una mamma come me che rimane perplessa davanti al termine "gender" ma che in questo caos di rara nebulosità, è finalmente arrivata a delle conclusioni (a confronto le sedici ore di travaglio per "sfornare" il primogenito sono una passeggiata nel parco singing in the rain!)

Il campo di battaglia su cui si può capire davvero la questione gender è la propria quotidianità.

Ossia, se io ho ben presente i principi secondo i quali voglio crescere i miei figli, alcune cose o teorie, idee o proposte fatte dalle stesse scuole si eliminano in automatico...è un pò come avere un figlio allergico al latte...è chiaro che il latte è contenuto in tanti alimenti, presentati in forme e colori diversi ( giusto per citare un must della musica italiana, ossia Ligabue) per cui, quando vado al supermercato e leggo sull'etichetta dei prodotti "lattosio", giro i tacchi ( veramente i talloni, a meno che il tacchettino invisibile delle ballerine possa definirsi tale) e me ne vò altrove.

Ecco, io e mio marito sappiamo bene cosa vogliamo e cosa non vogliamo per i nostri figli, per cui se io so che i miei bimbi non si toccano, qualora mi si presentasse a scuola un programma con un corso che mi dice che è contemplata la possibilità di illustrare le parti anatomiche dei miei bimbi indicandole o mostrandole attraverso un gioco o altro, io me ne terrei ben lungi...e non chissà  per quale motivo di origine puritana, religiosa o pseudo tale, o peggio ancora politica o pseudo tale  o, ancora,  perchè ho paura di chissà cosa ma perchè ho chiaro il netto il confine tra l'insegnamento che la scuola può conferire e quello che i miei bimbi riceveranno in famiglia...e c'è un campo, una sfera, uno spazio che racchiude il concetto di "intimità" fisica e non, il cui accedervi è compito oneroso, difficile, spesso ostico che se lasciato in balìa del solo desiderio di delegare o conferire informazioni generalizzate, per quanto può essere buono il fine e lo scopo, come l'evitare discriminazione tra pari, può davvero essere pericoloso minando l'equilibrio dei nostri futuri uomini/donne se non contestualizzato e se non accompagnato da una variabile essenziale in cui il bambino possa sperimentare un amore esclusivo ( variabile essenziale come detto sopra) per lui che è accoglienza, ascolto, tenerezza, peculiare dell'ambiente familiare ( di quelle famiglie non "malate" ovviamente) che non può e non deve essere delegato, perchè materia unica ed irripetibile, nella sostanza e nel tempo, unica via per poter davvero accostarsi a quella sfera intima che rimarca l'unicità di quell'esserino che abbiamo davanti.

Se io credo, e sottolineo se, che tra la famiglia e la scuola debba esserci una sinergia, nè l'una, nè l'altra credo debba offendersi o trincerarsi dietro chissà quale corazza qualora vengano fatte delle proposte, che il mittente sia la famiglia o la scuola...per cui, io genitore, mi informo, studio ma ancor di più, come un sarto che cuce il vestito su misura, confronto le proposte fattemi dalla scuola con la maturità dei miei figli, con le tappe cognitive che stanno attraversando, e non di meno con il buon senso.

Ogni famiglia dovrebbe avere un progetto educativo ben strutturato per i propri figli in cui si definiscono le linee guida dell'educazione da impartire ai propri figli non trascurando un aspetto fondamentale, ossia che ogni figlio è una persona unica ed irripetibile e come tale necessita di un "piano di educazione individualizzato" perciò come mamma rivendico un diritto sul quale non voglio abdicare: ossia essere resa partecipe dei programmi, corsi, metodi adottati dalla scuola affinchè possa esprimere il mio parere forte del fatto che è in ballo la vita dei miei bambini e qualora per qualche motivo non fossi d'accordo con le linee guida adottate dalla scuola, poter muovere mozione senza essere tacciata in automatico di "arretratezza, bigottismo, spirito medievale, idee retrograde e/o anti progressiste"a seconda di come tira il vento che muove la banderuola politica che governa il Paese.

Il pluralismo è questo: tu proponi, io accetto o meno, ma se tu proponi/imponi questo non è pluralismo ma dittatura, perchè se poi denigri, irridi e non ascolti allora due sono le ipotesi: o fingi di proporre per imporre, e quindi mi prendi in giro, o non riconosci la mia autorità nel ruolo di genitore, nello specifico mamma e papà, e quindi ti poni un gradino sopra la famiglia stessa, ed è un controsenso inutile e dannoso perchè la stesura del progetto educativo spetta alla famiglia, in prima istanza, tutto il resto è un pezzo da incastrare. E' come se ad un certo punto i cavalli decidessero di andare dove vogliono senza le istruzioni delle redini del cocchiere...


Per cui credo che personalmente ho il dovere di intervenire qualora ci siano cose che non capisco, anche solo per chiedere, per avere delucidazioni e osservare la buona riuscita o meno delle proposte che ho eventualmente accettato o rifiutato. E questo mio dovere è un diritto che nessuno può togliermi, che va riconosciuto e rispettato nella consapevolezza che ci sono compiti educativi che spettano a ruoli familiari ben definiti che non possono essere sostituiti nemmeno dal miglior programma educativo scolastico candidato al premio Nobel.

Per cui non è importante che ci sia la dicitura o meno "gender" su qualsiasi programma o corso proposto, ma l'importante è avere ben chiaro quello che si vuole per i propri figli, stilare un progetto che merita dedizione, costanza, attenzione, impegno, tempo e amore, quella variabile senza la quale ogni cosa può essere spacciata per buona in suo nome, ma con la quale ogni cosa è davvero passata al setaccio perchè ne va della felicità dei nostri figli. Perchè un esperto le risposte le trova sui libri, sulle enciclopedie, sui trattati, nelle leggi...un genitore le risposte le trova nel cuore.


lunedì 3 novembre 2014

Un caffè con...La Via Dei Colori

«Siamo persone che hanno incontrato dei sassi lungo il percorso. E invece di scansarli o di inciamparci, abbiamo deciso di raccoglierli e di costruirci qualcosa»
Ilaria Maggi

Ilaria Maggi è il Presidente dell’Associazione “La Via dei Colori” nata nel dicembre del 2010 in seguito alle tristi vicende che hanno visto i bambini dell’asilo Cip e Ciop di Pistoia vittime dei maltrattamenti da parte di maestre ed educatrici dell’asilo stesso. Attualmente l’Associazione
 ( www.laviadeicolori.org) è un punto di riferimento per chi necessita di un aiuto psicologico, sociale e legale e che malauguratamente si trova a dover affrontare le stesse tragiche situazioni che hanno dovuto affrontare in passato le stesse famiglie che hanno fondato “La Via dei Colori”.  L’orrore, la paura, lo sgomento, lo smarrimento, l’incredulità, la sofferenza, il desiderio di trasparenza e chiarezza e la tutela dei diritti delle famiglie e dei singoli componenti di essi, in particolare dei bambini, da sassi e macigni pesantissimi sono stati, non senza fatica e dolore, trasformati dai componenti delle famiglie de “La Via dei Colori” in mattoni che hanno costruito un ponte di aiuti concreti e tangibili, mattoni che hanno trasformato il dramma in pensieri colorati capaci di ridisegnare la  realtà dotandola di campanelli d’allarme per orientare i genitori nella scelta oculata dei servizi educativi a cui affidare la cura dei propri figli. Ringrazio Ilaria Maggi per aver accettato di prendere un caffè con Socrate e con Walt…
      Ilaria, la realtà dell’Associazione “La Via dei Colori” ha fatto grandi passi avanti dal momento della sua costituzione. Attualmente quali sono i servizi a disposizione per chi si rivolge a voi?
Grazie a te  di averci ospitato. Per noi è un onore. La Via dei Colori ad oggi si occupa di gestire da un punto di vista legale e psicologico-giuridico molti fra i casi più noti alla cronaca come, fra gli altri, Pistoia, Conselice, Vado Ligure, Chiavari, Grado, Barletta, Bisceglie e purtroppo anche una serie di casi in fase ancora di indagine.
Il nostro Comitato Scientifico composto da Avvocati, Psicologi, Pedagogisti e professionisti specializzati nel campo dei maltrattamenti in struttura, creano attualmente una rete solida in grado di agire su tutto il territorio nazionale. Quest’anno abbiamo inoltre potuto aprire, grazie all’enorme aiuto della Dott.sa Mancioli, il primo Sportello di accoglienza per famiglie coinvolte in maltrattamenti presunti o accertati, oltre che di prevenzione al BurnOut per gli operatori a rischio nel settore. Oltre allo Sportello Multidisciplinare che è un luogo fisico ad Empoli (Toscana), da meno di un mese è nato il nostro numero verde (800-98 48 71) al quale possono rivolgersi famiglie che vivono l’atroce dubbio o la certezza di maltrattamenti sui propri cari affidati a strutture, così come le figure professionali a rischio come insegnanti, infermieri o altro che si sentano a rischio burn out.
Sostanzialmente la nostra associazione si occupa di guidare le famiglie dal discernimento del dubbio all’eventuale denuncia, accompagnandole poi, qualora servisse, nel percorso complicato del POST-Trauma. Unitamente a questo stiamo studiando i casi attualmente in corso al fine di poter mettere a punto una strategia preventiva fattibile ed efficiente affinché fatti tremendi come quelli occorsi a noi, non possano ripetersi.

   Nonostante la capillare informazione dei media su eventi che vedono i bambini vittime dei maltrattamenti da parte degli educatori, la recente cronaca ci sottopone a notizie di violenze reiterate nel tempo proprio negli asili. Cosa ne pensa dell’installazione delle telecamere all’interno degli asili come misura di controllo e prevenzione del fenomeno stesso?
Quello delle telecamere è sempre un tasto dolente in quanto molto ampio ed insidioso. Facile sarebbe dire “si alle telecamere” ma la realtà è che la telecamera da sola può essere un deterrente per coloro che si fanno scrupoli a far del male, ma forse non sarebbe sufficiente, da sola, a prevenire il problema. Oltre a questo si aprono una serie di scenari sui quali chi dice “SI alle telecamere” non sempre si sofferma. Quali telecamere? Pagate da chi? Controllate da chi? Installate da chi? Web Cam che metterebbero a rischio la privacy di bimbi ed educatori, Telecamere a Circuito Chiuso che potrebbe essere manomesso da chi compie il reato o cos’altro?
Il fatto che il Garante della Privacy non abbia AD OGGI autorizzato ancora NESSUN sistema di videosorveglianza in NESSUN asilo/scuola, la dice lunga. Il problema è urgente e spinoso ma noi non stiamo fermi a guardare. Ecco perché La Via dei Colori da mesi sta lavorando ad un progetto molto ambizioso del quale speriamo di poter dare presto notizia e che speriamo possa davvero essere un aiuto concreto e percorribile per tutte quelle strutture che vogliano davvero PREVENIRE il più possibile situazioni potenzialmente pericolose. Siamo dell’idea che solo un controllo accurato a monte delle assunzioni, unito a controlli periodici ed a supporti formativi e di monitoraggio sull’intero personale possa, eventualmente unito all’uso di telecamere “sicure”, essere un concreto passo avanti verso la prevenzione.
Ovviamente provare a creare un sistema di prevenzione sicuro ed efficace è un investimento economico, emotivo e lavorativo enorme ed è per questo che La Via dei Colori, oltre a chiedere la collaborazione di tutti coloro che hanno a cuore la sicurezza dei propri cari all’interno delle strutture, sta stipulando collaborazioni con diverse Aziende sul territorio nazionale. Dall’unione d’intenti con alcuni imprenditori sensibili alla nostra mission è nato un Charity Shop (http://www.laviadeicolori.org/aiuta-e-sostieni/charityshop/) che raccoglie una serie di prodotti di vario genere creati appositamente in linea con la nostra filosofia “resiliente”. I prodotti contenuti all’interno del Charity Shop LVdC che si sta ingrandendo giorno dopo giorno, darà alle persone la possibilità di aiutare e sostenere la nostra associazione acquistando degli oggetti belli e colorati per i quali una del ricavato verrà devoluto per sostenere i progetti di prevenzione e cura. Abbiamo chiamato quest’operazione LVdC Style proprio per dire “NO ai maltrattamenti” col sorriso e col colore senza per forza riportare alla mente quelle tragiche immagini che ormai tutti ricordiamo a tristemente a memoria. E’ stupendo scoprire come collaborando tutti insieme, nessun sogno sembra più così irrealizzabile.

      Purtroppo sia personalmente che per il lavoro che svolge all’interno dell’Associazione, lei ha modo di venire a conoscenza di storie di maltrattamenti su minori. Si è fatta un’idea dei molestatori? E’ riuscita a tracciare un identikit comune, con tratti comuni, caratteristiche della personalità simili degli educatori/educatrici, delle maestre/maestri protagonisti di tali nefandezze?
Purtroppo al momento non pare esserci un vero e proprio “identikit” della “maestra cattiva” e sarebbe inopportuno e spregiudicato diffondere falsi allarmismi. Le maestre ed i maestri che finora si sono macchiati di questi orrendi reati ricoprono tutte le fasce d’età ed hanno caratteri distintivi vari.
Quello che però abbiamo notato è che invece il modo di reagire dei genitori è più o meno sempre lo stesso. Una parte agisce con determinazione chiedendo giustizia e denunciando, una parte segue le cose passivamente e non schierandosi, una parte immancabilmente (e questa è la cosa più dura da gestire), nega la realtà nonostante evidenti video, perizie e documentazioni minuziose. Spesso quest’ultima “fazione” si schiera contro i genitori denuncianti ed a favore delle maestre nonostante video espliciti o indagini accurate. Ovviamente questo è riconducibile ad una reazione psicologica ed involontaria ad uno shock enorme che accade in poche frazioni di secondo, quando un estraneo ti dice che tuo figlio è stato picchiato e l’unica cosa che vorresti fare, lo so per esperienza, sarebbe scappare col tuo piccolo in braccio, il più lontano possibile da quella realtà dolorosa ed inaccettabile. Da qui proprio il nostro quotidiano impegno nel sostegno psicologico, morale ed informativo nei confronti delle famiglie che, come accadde a noi nel 2009, vengono colpite da uno Tsunami improvviso che rade al suolo tutta la tua vita sbalzandoti in pochi secondi in un mondo che non conosci e che fa un’enorme paura. Informare, sostenere e condividere con gli altri sta permettendo piano piano a tutti di conoscere questo fenomeno urgente ed assolutamente non trascurabile.

Ringrazio moltissimo Ilaria Maggi per aver voluto condividere questa positiva esperienza dell’associazione “La Via dei Colori” ed invitiamo chiunque sia sensibile a questi temi a visitare il sito www.laviadeicolori.org ed a diffonderne le finalità. Ne ricaverà un grande esempio di umanità in grado di trasformare un’esperienza negativa in una mano tesa ad aiutare chi è in difficoltà. Grazie ancora e buon proseguimento a “La Via dei Colori”!




mercoledì 13 giugno 2012

I Bulli in pugno....

Il bullismo è un fenomeno in forte crescita. La prepotenza esercitata sottoforma di violenza fisica e/o verbale ha spesso risvolti devastanti nel processo di crescita della vittima di queste violenze.
Proviamo a delineare un identikit con le caratteristiche più comuni delle vittime scelte dai bulli e a cercare di capire quali possono essere i modi per fronteggiare questo oneroso problema.

         

Identikit della vittima
Si differenziano in qualcosa dagli altri compagni/amici/gruppo di coetanei : nel modo di vestire, nel modo di pettinarsi, hanno un handicap fisico o mentale, sono in sovrappeso o sono sottopeso, sembrano essere più fragili e deboli, sono più piccoli, fanno parte di una minoranza, hanno brutti voti a scuola, non socializzano facilmente, non sono inseriti in nessun gruppo di amici, di studio, non sanno difendersi dalle aggressioni fisiche e /o verbali. Appaiono indifesi.

Primi segni di  disagio
            Manifestano reticenza nel tornare a scuola, inventano scuse per non andarci, preferiscono essere accompagnati e venuti a prendere da un adulto, manifestano tensione, stress, tristezza dopo la scuola, quando si chiede loro qualcosa sulla scuola sembrano infastiditi e reticenti nel raccontare il vissuto scolastico, dichiarano di non avere amici, manifestano insofferenza verso la scuola, presentano segni fisici come graffi o lividi sul corpo, sono nervosi, non riescono a trovare attività in cui rilassarsi con spensieratezza.
Il ruolo dei genitori
Il primo assoluto accorgimento che i genitori possono mettere in atto nei confronti dei loro figli è l’ascolto attivo. Non appena scorgono un comportamento diverso, inusuale nei loro figli,  è bene attivarsi per scoprirne la causa. A volte un comportamento “strano”può essere solo un momento passeggero, a volte invece, un campanellino d’allarme per un problema più grave. Qualora la causa degli atteggiamenti sopradescritti dei figli risalgano ad un sospetto di vessazione da parte di altri coetanei nei confronti dei nostri figli è bene procedere “dietro le quinte”. Infondere coraggio a nostro figlio, fargli comprendere che può cavarsela da solo, suggerirgli alcune strategie di difesa, fargli comprendere che qualsiasi cosa accada ci sarete voi alle sue spalle ,anche se non presenti fisicamente nel momento in cui si verificano situazioni di bullismo. Simulare a casa delle situazioni potrebbe aiutare il bambino a sentirsi più forte ed a mettere in atto strategie di difesa ( ad esempio: se lui-il bullo- ti dice questo, "noi" come rispondiamo?cosa facciamo? Facciamo finta che....tu cosa fai? Proviamo a farlo assieme?). Aiutare il bambino a ignorare il bullo, innanzitutto dentro se stesso, è il primo passo verso una forma di difesa personale. Andare insieme a scuola e scoprire altre vie di uscita per evitare il bullo oppure favorire l’integrazione in classe del vostro bambino con merende pomeridiane a casa vostra, gruppi di studio, festicciole, incentivare vostro figlio a frequentare i compagni di classe in occasioni di socializzazionein modo che il bambino si senta protetto anche da un gruppo di suoi pari. Lavorare quindi sull’acquisizione di fiducia in se stesso da parte del bambino è fondamentale, prima ancora di denunciare alla scuola gli avvenimenti, prima ancora di rivolgersi a specialisti nel settore. Rafforzare l’autostima dei nostri figli rassicurandoli che noi ci saremo sempre e comunque e che lui è perfettamente in grado di cavarsela da solo è un buon proposito per permettere ai nostri bambini di fronteggiare le difficoltà delle relazioni con gli altri, adesso come in età adulta. 

martedì 8 maggio 2012

T.F.A. Tirocinio formativo attivo.


Studiare è un diritto. Almeno così dovrebbe essere. Oggi studiare è diventato un lusso. Un lusso per coloro che possono permettersi di spendere 2.500 euro e impiegare il loro tempo per studiare in un corso abilitante alla professione di insegnanti. Diventare insegnanti  attualmente non fa altro che rispecchiare la precarietà del mondo in cui viviamo.
In questi giorni sono usciti i bandi per i TFA, ossia i corsi indetti dal Ministero dell'Istruzione, della durata di un anno, da seguire presso le Università italiane, attraverso i quali è possibile conseguire la fantomatica abilitazione per poi lavorare (?) nel mondo della scuola. Ma tanti sono i dubbi in merito, sia sul sistema pensato che esclude ogni forma di concorso, sia sul reclutamento e sui requisiti da avere per l'accesso a questi corsi.
Quello che è davvero preoccupante è proprio il sottrarre alle persone la possibilità di sognare e progettare a lungo termine. Un tempo  non molto lontano i nostri genitori, ci raccontano, di aver fatto sacrifici per comprare una casa, per far studiare noi figli, per comprare il televisore, l'automobile, per avviare un'attività commerciale. Hanno fatto sacrifici e rinunce in vista dell'ottenimento di un bene materiale e di un benessere familiare. Oggi ci si chiede sacrifici e rinunce fini a se stesse. La precarietà dei posti di lavoro, la crisi economica e la mancanza di modelli politici solidi ha levato non solo "il pane dai denti" ma anche il pensiero in prospettiva...e così ci si trova adulti in un ruolo di "adolescenti imposti", in cui è tutto sempre in divenire, e tutto "dipende da..." e creare una famiglia con presupposti instabili è considerato quasi da incoscienti...aspettiamo sempre Godot...chissà se arriverà mai!

venerdì 20 aprile 2012

Mi conosco abbastanza?

Una delle cose che maggiormente mi stupiscono quando insegno durante i corsi di formazione di orientamento al lavoro è il rilevare quanto poco ci conosciamo. Pensiamo di conoscerci, crediamo di conoscere i nostri punti di forza ed i nostri punti di debolezza, ma in realtà non appena si pone la domanda che spesso ricorre durante i colloqui di lavoro "Dimmi i tuoi tre punti di forza" ecco che il silenzio domina sovrano. Questa situazione si ripresenta soprattutto quando si è alle prime armi, si affrontano i primi colloqui, si è appena usciti dal mondo scolastico e ci si affaccia per la prima volta al mondo del lavoro. Ma non di rado capita anche tra gli adulti, che spesso ribaltano la domanda "Posso dire prima i miei difetti?". E' tutta questione di autostima e di conoscenza di se stessi. Spesso non ci si sofferma sul guardare se stessi con un occhio esterno, per cui le emozioni che proviamo, le sensazioni ed i sentimenti influenzano la percezione dell'immagine di noi stessi e spesso, inconsapevolmente, ci allontaniamo così tanto dalla realtà che quando ci ritroviamo a fare il lavoro che sognavamo ci ritroviamo infelici ed insoddisfatti. Come quando vediamo un bellissimo abito sulle riviste di moda, lo guardiamo, lo desideriamo, lo vogliamo. Quando poi però lo proviamo e ci accorgiamo che non fa per noi, rimaniamo delusi, forse perchè non abbiamo valutato prima se il vestito, quel tipo di vestito era adatto a noi, se ci sono occasioni in cui poterlo indossare, se il colore dona al nostro colore della pelle ecc...
Perchè una cosa è sapere cosa vogliamo, un'altra è credere di saperlo. 
Capita così che un ragazzo particolarmente creativo si trovi a fare un lavoro routinario, che lo isola da un contesto sociale, chiuso in una stanzetta oppure capita che un ragazzo particolarmente chiuso e solitario si trovi a dover avere contatti perenni con un pubblico ostinato e se è pur vero che la nostra società non lascia tanto spazio per trovare il lavoro che piace, è anche vero però che conoscere se stessi è un buon modo per cominciare e valutare se quello che si sta facendo è un lavoro di passaggio o il lavoro della vita.
A questo proposito posto una tabella che mi è stata utilissima durante i corsi che elenca una serie di qualità personali. Gli alunni, dopo aver compilato la prima tabella ne riflettono la risposta accurata. La cosa interessante è proprio la tabella successiva in cui si chiede di focalizzare i momenti della nostra vita in cui abbiamo evidenziato una particolare qualità. Alla fine si avrà una fotografia di se stessi e delle proprie qualità. Una volta finito questo lavoro si confronta la tabella con il l'idea del lavoro che piacerebbe fare. Si elencano una serie di caratteristiche del lavoro che piace. Ad esempio se il nostro desiderio è quello di lavorare nel campo della pubblicità si sceglie una figura nel campo pubblicitario e si stila una sorta di identikit. E alla fine le si confronta con la propria tabella delle qualità. Quanti più punti combaciano tanto più il lavoro scelto è adatto a noi.Questo è uno strumento utile a livello personale anche in momenti di bassa autostima, quando i ricordi si offuscano a tal punto da dimenticare le situazioni positive in cui abbiamo dato prova di noi stessi. 
  1. Leggi l’intero elenco e seleziona le 14 più importanti qualità personali che senti di possedere.

AccademicoAccettanteAccoglienteAccortoAccurato
AdattabileAltruistaAmbiziosoAmichevoleAnalitico
AnticonformistaApertoAscoltatoreAssertivoAstuto
AttendibileAttentoAttivoAttraenteAudace
AutenticoAutonomoAvvedutoAvventurosoBen Coordinato
CalmoCarismaticoCautoCoerenteCollaborativo
CompassionevoleCompetenteCompetitivoComprensivoComunicativo
ConcettualeConcretoConformistaConsapevoleConservatore
ControllatoCooperativoCoraggiosoCordialeCorretto
CoscienziosoCostanteCreativoCuriosoDeciso
DeterminatoDi supportoDiligenteDinamicoDiplomatico
DirettoDisciplinatoDiscretoDisinibitoDisinvolto
DisponibileDolceDominanteEducatoEfficiente
ElasticoEloquenteEmotivoEmpaticoEnergico
EntusiastaEquilibratoEsigenteEspansivoEsplorativo
EspressivoFedeleFermoFidatoFiducioso
FisicoFlessibileForteFrancoFreddo
GenerosoGentileGenuinoGiocosoGiudizioso
GregarioIdealistaImmaginativoImpulsivoIncoraggiante
IndagatoreIndipendenteIndividualistaIndustriosoInformale
IngegnosoInnovativoIntellettualeIntelligenteIntraprendente
IntrospettivoIntuitivoLavoratoreLealeLogico
LoquaceLungimiranteManualeMaturoMeticoloso
MetodicoModestoMoralistaMotivanteMotivato
Non convenzionaleObbedienteObiettivoOnestoOrdinato
OrganizzatoOriginaleOstinatoOttimistaParsimonioso
PassionalePazientePercettivoPerseverantePersuasivo
PoliticoPonderatoPosatoPositivoPratico
PrecisoPremurosoPrevidenteProduttivoProfessionale
ProgressistaPropositivoPrudentePuntigliosoPuntuale
RazionaleRealistaResponsabileRiflessivoRilassato
RiservatoRispettosoScaltroSchiettoSemplice
SensibileSerioServizievoleSicuro di séSimpatico
SinceroSinteticoSistematicoSocievoleSofisticato
SollecitoSpontaneoStabileTatticoTemerario
TenaceTolleranteTradizionaleTranquilloTrasparente
UmanoVeloceVersatileVigoroso

  1. Metti in ordine gerarchico i 14 punti di forza individuati precedentemente e, per ogni punto, fai una breve descrizione e trova almeno una situazione o una “prova” che attesti il possesso della qualità.

Priorità
Qualità
Descrizione “Prova”
1


2


3


4


5


6


7


8


9


10


11


12


13


14



Buon lavoro!