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martedì 28 giugno 2016

Occhi teneri, occhi dolci...

Occhi teneri, occhi dolci, occhi che non vedranno mai la luce
perché altri occhi non vogliono vedere come andrà a finire,
perché altri hanno voluto chiudere i propri occhi per non vederti…
ti hanno già tutti immaginato,
hanno immaginato la tua vita, 
hanno immaginato il tuo dolore, 
hanno immaginato la tua sofferenza,
tutti sanno di te,
pur non sapendo nemmeno loro chi sono e come andrà a finire la loro storia…
Tu che spaventi, 
che sei piccolo appena come un chicco di grano e che hai messo in subbuglio la loro vita,
tu che non avrai modo di dimostrare le tue debolezze, la tua forza, le tue gioie, i tuoi successi e i tuoi fallimenti,
come un faro accendi la luce sulle fragilità loro,
e il tuo potere è molto più forte del loro potere di metterti a tacere ora e sempre…
Tu che sei in quella piccola bolla d’acqua,
il ricordo di te non riuscirà a scivolare così in fretta,
il ricordo di te durerà più di te,che ora, loro dicono,
 non sei nulla,
 non pensi,
 non respiri, 
non hai nemmeno un cuore, 
eppure, li hai messi in fuga, 
eppure li spaventi così tanto che vogliono cancellare la tua immagine prima ancora che si definisca…
A te, piccolo essere indifeso, va stanotte il mio pensiero,
e la mia preghiera perché chi ha avuto il potere di farti sparire
abbia la stessa forza per sopportare la tua assenza…
E tu che leggi, non giudicarmi troppo dura con chi ha sigillato per sempre quegli occhietti, o fallo se solo sai dirmi,con matematica certezza, cosa accadrà domani,dopodomani, e dopodomani ancora…nella tua di vita fino alla fine dei tuoi giorni…

venerdì 13 maggio 2016

Un caffè con...Manuela di "Ho sposato un gigante" !


Manuela è sempre Manuela ed anche nella seconda serie tv appena conclusasi su La 5 non ha che confermato la sua forte carica umana e il suo contagioso ottimismo! Ecco l'intervista che ebbi l'onore di farle qualche tempo fa...


Ve la ricordate la scena del film:”L’attimo fuggente” in cui il mitico professore rivoluzionario, interpretato dall’insostituibile Robin Williams, durante una lezione in aula lascia tutti gli allievi a bocca aperta salendo sulla cattedra dicendo: “Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a veder voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva.”….? Ebbene, nel caso di Manuela potremmo dire che il mondo davvero appare diverso da quaggiù! Una moglie, mamma, ma soprattutto donna speciale che con estrema generosità ha deciso di condividere per quattro mesi la sua quotidianità con le telecamere e regalare a noi telespettatori un angolo del mondo da cui scrutarlo ed in cui il mondo stesso appare diverso e direi anche più bello, non perché catturato da qualsivoglia sofisticato obbiettivo fotografico, che tra le altre cose è un suo strumento di lavoro la cui passione condivide assieme al marito, ma perché catturato dalla prospettiva del cuore, quel cuore che il Piccolo Principe definirebbe come capace di cogliere quell’essenziale invisibile agli occhi .
I centimetri che separano Manuela dalla maggior parte delle persone che la circondano, in primis da suo marito, si sono trasformati in grandi braccia accoglienti (questa è la sensazione che si ha entrando in contatto con lei) capaci di accogliere, coinvolgere, trasmettere colore e calore tali da stringere a sé e al tempo stesso ed al momento giusto dare la spinta necessaria a chi da questo mondo si sente intimorito o sente quasi di non appartenervici.
Ma Manuela e la sua famiglia (il marito Fabio ed i due splendidi pargoletti Giorgio e Mattia) attraverso le rocambolesche, divertenti ed a volte anche drammatiche situazioni che la vita pone davanti ad ognuno di noi, ci ricorda che l’importante non è essere perfetti, bensì essere perfetti gli uni per gli altri, perché questa è la storia non solo di una donna speciale ma di una famiglia unica ed al tempo stesso comune, che ci dimostra che la felicità non è necessariamente tre metri sopra al cielo ma può essere alla portata di chiunque si prenda l’impegno con se stesso di essere davvero felice e rendere felice chi ama.
Domanda:Manuela, quali sono le motivazioni che hanno spinto te e la tua famiglia a partecipare ad un programma televisivo come protagonisti?

Risposta:Sicuramente il motivo principale è quello di trasmettere un messaggio di tipo sociale ossia che "Si può vivere una vita felice e soddisfacente anche quando ci sono delle premesse che potrebbero spaventare o far pensare il contrario".Fermo restando che siamo circondati d'amore quando ci arriva qualche critica esterna rimane per noi un mero dato informativo perchè siamo talmente attenti a lavorare su noi stessi, sulla nostra famiglia
e sulla qualità della nostra vita che quel puntino perde inevitabilmente importanza rispetto a tutto ciò che abbiamo costruito insieme.
L'aspetto più leggero è che siamo stati sempre aperti alle novità, per cui questa avventura ci sembrava un'esperienza curiosa ed interessante occupandoci lavorativamente di comunicazione, anche se  in realtà si è rivelata non solo più intensa e faticosa del previsto ma un vero e proprio ulteriore cammino di crescita personale e familiare.
Domanda:In una puntata de: “Ho sposato un gigante”, fai riferimento a tua madre, prima ballerina in uno dei teatri più famosi del mondo, il Teatro San Carlo di Napoli; come hai vissuto il passaggio adolescenziale in cui di solito una ragazza si identifica con la propria madre, avendo fatto lei stessa del suo corpo una grande espressione di libertà?
Risposta: In realtà qui c'è stato un errore di comunicazione mia madre è stata per 30 anni ballerina classica nel corpo di ballo del Teatro San Carlo, non è stata però prima ballerina, anche se in realtà non cambia nulla avendo lei dedicato la sua intera  vita alla danza classica.
Non avevo una figura con cui identificarmi, nè femminile nè maschile, non avevo idea di come sarei stata, facevo fatica a pensarmi in una dimensione femminile ed in una dimensione adulta, andavo a letto sperando il giorno dopo di svegliarmi alta alta e di poter fare finalmente un po' di shopping come si deve alla Kinsella maniera. Mentre i corpi delle mie compagne mutavano e si facevano sempre più simili a quelli delle loro madri io non riuscivo ad immaginarmi, la mia mamma mi sembrava una chimera lontana. Non ho mai vissuto il mio corpo come un ostacolo essendo figlia di due genitori dediti allo sport professionalmente, ho fatto pattinaggio artistico, ginnastica artistica, pallavolo (ovviamente ero in ricezione), nuoto ed equitazione… ho semplicemente avvertito che a volte la mia energia mentale andava oltre come se quel corpo non bastasse a farmi rincorrere tutto ciò che desideravo. In realtà con il tempo la mia vita mi ha dimostrato che i limiti più grandi ero io stessa a darmeli.


 Domanda:Manuela con l’esempio, con i fatti e non solo con le parole hai dimostrato che i pregiudizi possono essere vinti, superati ed affrontati con la forza della volontà e mettendo amore in ogni piccolo gesto quotidiano. Quanto costa essere davvero coerenti con le proprie parole?
Risposta:Non c'è conquista che non comporti allenamento, la mia palestra è stata la vita e le persone che nel bene e nel male ho incontrato ma il lavoro più grande che ho cercato sempre di fare è di essere prima di tutto onesta con me stessa. Nel momento in cui ho imparato davvero ad amarmi per tutti i miei centimetri in meno e non in più il resto è venuto da sè . Della mia vita posso dire solo una cosa: è MERAVIGLIOSA.

Un grazie grande quanto una casa a Manuela per la disponibilità, per la generosità e per aver accettato di prendere un caffè che non dimenticherò così facilmente!







mercoledì 24 giugno 2015

I genitori non hanno pezzi di ricambio ed i figli non sono pezzi assemblati.

Avere due bambini piccoli significa farsi una cultura cinematografica di film di animazione che manco il miglior esperto cinefilo può immaginare nelle fantasie più utopistiche! E così vedi e rivedi, schiaccia e rischiaccia il tasto "play" che alla fine oltre che imparare a memoria tutte le battute dei personaggi preferiti dai tuoi bimbi, catapultata in una dimensione "altra" fino ad avere allucinazioni notturne di Toy o di Maleficent ti sovvengono delle riflessioni che forse forse tutto hanno fuorchè elementi allucinatori.

Vedevo Rio, il cartone ambientato nella foresta amazzonica i cui protagonisti sono due adorabili uccelli blu in via d'estinzione e la loro dolcissima storia d'amore.

L'uno cresciuto in cattività, in gabbia a contatto con gli esseri umani, l'altro invece in piena libertà, alla  maniera selvaggia, così come si confà alla sua natura.

E pensavo che in fondo anche noi esseri umani, avendo uno spirito adattivo molto sviluppato, se ci fanno nascere in un ambiente che poi in fondo non è il nostro naturale ci adattiamo, ci adeguiamo, riusciamo a trovare mille risorse che possano rispondere ai nostri bisogni più reconditi e più atavici.

 Basti pensare a Mowgli del Libro della giungla, che in fondo non è che la rivisitazione del buon vecchio Tarzan. Questi sono solo frutto di fantasie ma si ricordi ad esempio la storia uscita nell’aprile del 1988 in cui la stampa italiana riportava il caso di Werner, un bambino di quattro anni allevato a Düsseldorf da un cane, ragion per cui annusa, mugola e mangia come tale. Lo stesso faceva il bambino delle colline trevigiane, lasciato solo per lunghi periodi.. Molti altri casi sono stati annoverati nel libro di L. Manson (I ragazzi selvaggi, Milano 1971) e dalla stampa in riferimento alla Romania e all’Estonia; qui nel 2011 la polizia prese in custodia quattro bambini che i genitori alcolizzati avevano cresciuto insieme ai loro quadrupedi. Come Tarzan, altri bambini sono stati allevati dalle scimmie, seppur con risultati molto meno felici per il loro sviluppo mentale e fisico. Un documentario della RAI fu girato nel 1984 su Baby Hospital, la bambina della Sierra Leone allevata da una tribù di scimpanzé, ricoverata poi in un ospedale. Quando l’hanno trovata, Baby Hospital aveva i capelli lunghi, non sapeva parlare ma solo emettere gridolini, né camminare eretta. Venne rinchiusa in una stanza, come un animale ridotto in cattività. Ha poi imparato a nutrirsi, ma non sa né sorridere, né usare le mani. Altri casi sono stati raccolti da Anna Ludovico, secondo la quale sono circa cinquanta quelli studiati fino ad ora di bambini che hanno vissuto in ambiente selvaggio. ( cit. http://www.larondine.fi/cultura/un-secolo-di-tarzan.html)

Cade così la teoria dimostrativa che se i bambini sono abituati a vivere in un ambiente in cui ci sono due mamme e due papà non sentiranno mai la mancanza dell'una o dell'altra figura. Non la sentiranno non perchè una mamma ed un papà possono essere sostituiti a dovere ma semplicemente perchè in fondo il ruolo è stato sostituito deliberatamente da due adulti da un altro prototipo scelto apposta per loro, in cattività. Cade perchè se ai bambini neghi la possibilità di conoscere il proprio papà o la propria mamma il sentimento di mancanza è viziato dalla negazione di una realtà sostituita da un'altra offerta che è l'unica che i bambini figli di coppie dello stesso sesso conosceranno. E' una teoria che non sta in piedi, se al bimbo non fai mangiare mai la cioccolata è ovvio che non te la chiederà mai, non conoscendola.

Il dibattito sulla genitorialità come diritto degli adulti è  molto acceso in Italia e l'impressione che mi sono fatta è quella che si parla di diritti di tutti eccetto dei diritti dei bambini. Io sono dell'idea che i genitori non abbiano pezzi di ricambio e che tutti i riempitivi possibili, le sostituzioni possibili non potranno mai rimpiazzare quello che la natura ha riservato per tutti, ossia nascere da una mamma e da un papà.

Sono dell'idea che l'amore non è solo sentimento ma anche impegno, progetto di vita, sacrificio, rinuncia, per la felicità dell'altro anche quando significa rinunciare ai propri diritti per far spazio ai diritti dei più deboli. E non vi è nessuno di più debole di un bambino nel grembo materno che non ha voce. Io non mi opporrò mai a due persone che si amano a meno che queste due persone non chiedano al bimbo che concepiscono non per natura ma comprandolo o affittando un utero di una donna o concependolo nella fredda provetta di un laboratorio chimico, di rinunciare ad una mamma o ad un papà o peggio ancora ad essere selezionati in base alla loro "bontà" genetica ( ma questo merita un discorso a parte).

L'ipocrisia di questa concezione di vita in cui i figli sono un diritto sta nel non permettere che un figlio rinunci al viaggetto a Cuba, che rinunci al cellulare ultimo grido o alla migliore istruzione o allo sport dopo la scuola o...o...o... ma si permette  che questi bimbi, non già nati, ma da concepire, rinuncino al diritto naturale di avere una mamma ed un papà. Non lo trovo giusto. I genitori non hanno pezzi di ricambio. L'amore non credo sia questo.
 Questa è un'emozione di chi vuole vivere una genitorialità ad ogni costo anche se il prezzo da far pagare lo si fa pagare al bimbo che si progetta. Chi è veramente genitore è disposto anche a rinunciare a questa grande emozione per non veder monchi di una parte di cuore i propri figli. 

Sentire il bisogno di riversare su un figlio l'amore che si ha da donare non significa amare il figlio. Il figlio lo si ama quando per il suo bene, e unicamente per quello, si è disposti a mettersi da parte, a rinunciare ad un proprio diritto per far spazio al benessere totale del figlio. Il fatto che l'essere monchi  di un padre e di una madre, non si veda ad occhio nudo, come lo si può vedere l'essere monchi di un braccio o di una gamba, non significa che il figlio non soffra di una sottrazione che gli è stata fatta già nel progettarlo, già nel concepirlo. L'essenziale è invisibile agli occhi, anche quando questi occhi appartengono ai genitori che "programmano" il figlio. 

Nessuno mette in dubbio il fatto che due persone dello stesso sesso possano amare un figlio allo stesso modo se non di più di coppie da cui il figlio per natura nasce da una mamma e da un papà. 

Il punto non è questo. 

Il punto è perchè progettare di far nascere un bambino senza una mamma o senza un papà che per natura gli sono stati donati allo stesso modo come gli sono stati donati gli occhi, le braccia, le gambe, il cuore? 
Non è forse egoismo chiudere un uccello in gabbia prospettandogli una realtà che non è la sua, quand'anche questa fosse dorata, facendogli credere che quella gabbia sia tutto il suo mondo precludendogli la sua stessa natura di essere vivente nato dall'incontro di un maschile e di un femminile?

La vita è un miracolo, i figli sono un dono, e per quanto la nostra mente possa concepire il miglior mondo possibile per i nostri figli, il miglior mondo per loro lo si comincia a costruire rispettando, accogliendo, amando una vita diversa da noi, lontana mille miglia dai nostri progetti, un essere da scoprire, da accudire, da curare, ma soprattutto da considerare come persona e non un involucro in cui riversare i nostri desideri o capricci...

Il vero "diverso" da rispettare è proprio quel bambino che noi accogliamo e di cui siamo responsabili sin dal suo concepimento. Lui non ha voce, è in balìa di chi in quel momento lo stringe al cuore, tra le braccia, di quella mamma e di quel papà anch'essi partecipi di un miracolo naturale scaturito dall'amore e dal progetto di famiglia che ha permesso a quel bambino di affacciarsi alla vita. Un miracolo così grande che nessuna mente umana sarebbe in grado di progettare così alla perfezione nello stupore della scoperta che un neonato può regalarti. 

La natura un giorno ci chiederà conto del nostro intervento nei miracoli che solo lei è in grado di fare, e così come la terra si sta ribellando alle violenze che nei secoli le abbiamo imposto ci chiederà il conto, il cui prezzo, io da mamma, preferirei pagare in prima persona ma mai far scontare ai miei figli.

Nel rivedere Rio mi continuerò a chiedere: e se quell'uccello fosse nato non in una gabbia ma nella sua foresta avrebbe potuto forse essere più felice? ... Tutti hanno diritto alla felicità, ma se questa felicità mia di oggi può significare una sottrazione ai miei figli domani, e non solo in termini di affetto e di amore, ma anche in termini culturali, sociali, di tappe fondamentali di costruzione della propria identità e personalità, di bisogni personali, io a questa felicità ci rinuncio volentieri. 

I figli si accolgono, non si programmano; i genitori non hanno pezzi di ricambio ed i figli non sono pezzi assemblati. 

mercoledì 10 giugno 2015

Non c'è gara, la vita vince sempre !

Era il giugno del 2012 quando "incontrai" per la prima volta la storia di Chiara. Un incontro provvidenziale, visto che da lì a poco avrei salutato per sempre il mio padre putativo, divorato da un cancro che lentamente e senza pietà lo ha mangiato dall'interno consumando il suo corpo ma rafforzando la sua anima e la sua immensa fede nel Signore Gesù Cristo.
Così, in quei giorni di congedo, in cui tutto sembra spogliarsi del superfluo e mirare dritto dritto all'essenziale, costellato di ricordi colorati annebbiati dalle lacrime di dolore ma al tempo stesso resi vividi e quanto mai pieni di sfumature colorate dall'imminente ultimo saluto e nell'assistere alla dolorosa e straziante trasfigurazione dalla vita terrena alla vita celeste, ecco che i social mi permettono di conoscere la storia di Chiara. Chiara nasce in Cielo, il 13 giugno del 2012 dopo aver scoperto di avere un carcinoma alla lingua le cui cure necessarie decide di rimandare per salvaguardare la vita che ha nel grembo: il suo piccolo Francesco. Ma quello che mi colpì della storia di Chiara fu, certo questo gesto coraggioso di mettersi da parte per servire la vita nascente, ma ancor più l'accoglienza che Enrico, il marito , e lei stessa ebbero nei confronti dei figli nati precedentemente, ognuno dei quali già dalle ecografie gestazionali avevano dato chiari segni di malformazioni che li avrebbero condotti poco attimi dopo la nascita alla morte. Hanno deciso di farli nascere per accoglierli nelle loro caldi ed amorevoli braccia ed accompagnarli verso la morte, verso il nuovo affaccio ad una vita ed ad un'esistenza in cui li avrebbero affidati al Signore. La sofferenza acquista un senso solo se illuminata dall'amore, altrimenti razionalmente è inspiegabile oltre che insopportabile. Chiara ed Enrico hanno amato i loro figli non pretendendo da loro nessuna soddisfazione personale, non aspettandosi nulla da loro, non proiettando mai su di loro vanità narcisistiche o prolungamenti del proprio ego, consapevoli che stavano rinunciando per sempre alla gioia di vederli grandi, ma servendo la vita a costo di mettere a repentaglio la propria. Il funerale di Chiara, dicono i media, assomigliò molto di più ad una festa che ad una triste dipartita. Ognuno dei partecipanti ricevette una piantina, simbolo di vita, gioia...Questa storia mi colpì così tanto che quando uscì il libro corsi subito ad acquistarlo per approfondire e conoscere meglio la psicologia di Chiara e del marito, per capire cosa, come quando e perchè si arriva ad annullarsi per permettere ad altri esseri umani di vivere, di venire alla luce e poi congedarsi dalla vita nelle braccia amorevoli dei propri genitori, nel valore di quella carezza che i bimbi morti in grembo per la stessa volontà dei genitori non potranno mai ricevere, perchè l'amore ha bisogno anche di fisicità, siamo umani, abbiamo cuore umano e la carezza di una mamma più di mille parole, più di mille trattati di pedagogia, più di idee riesce a dare un senso a quello che razionalmente è inaccettabile ossia il dolore e la morte. E lì ho avuto la certezza che quello che diceva un grande Santo, fondatore dell'Opus Dei, San Josèmaria Escrivà poteva essere realizzato, ossia che è possibile "Far affogare il male in un mare di bene"...a suon di piccoli passi possibili ( cit. Chiara Corbella Petrillo)..il mare di Chiara è diventato un oceano! 

martedì 10 marzo 2015

L'amore non ha misura.

Uno degli errori frequenti che i genitori attuano, a volte anche inconsciamente, nei confronti dei propri figli è una sorta di manipolazione affettiva molto pericolosa per la costruzione di relazioni sane e durature nel tempo degli stessi figli. Quando parlo di manipolazione affettiva non mi riferisco al processo, anche costruttivo, di stimolo-rinforzo - ricompensa, dove ad una azione del bambino corrisponde una reazione del genitore, per esempio, se il bambino mette in atto atteggiamenti pericolosi come mettere le dita nella presa della corrrente, il genitore ha il dovere di rimproverarlo e di far capire che quel tipo di azione non va bene. Oppure è positivo quando il bambino, nel suo processo di apprendimento di abilità, riesce a conquistare qualcosa, come per esempio salire da solo le scale o abbottonarsi la camicia sa solo, ecco che un rinforzo positivo del genitore con una lode o incoraggiamento non farà altro che alimentare la fiducia in se stesso ed incentivarlo nella scoperta e nell'apprendimento di nuove abilità. Un altro discorso è invece quello di caricare di tensioni emotive dannose le azioni del bambino. Dire al bambino " Se non fai questo mamma va via" oppure " Devi stare fermo davanti alla tv e non dare fastidio, altrimenti la mamma si arrabbia e pensa che tu sia un bambino cattivo"o anche " Se non ti lavi i denti ti cadono immediatamente" o ancora " Finisci di mangiare altrimenti arriva papà e ti sgrida". Tutti questi sono veri e propri "ricatti" che vengono utilizzati affinchè il bambino faccia quello che noi vogliamo e non ciò che riteniamo giusto per lui. Infatti se è vero che il bambino lasciato davanti alla tv non "dà fastidio" è pur vero che lasciarlo in fase "catatonica" a lungo andare potrebbe nuocere alle sue abilità relazionali. O ancora intimorirlo per ottenere un risultato da lui alimentando timore e paura è controproducente sia per i genitori che per il bambino stesso. Alcune relazioni in età adulta, che siano genitori/figli, coppie di coniugi, fratelli/sorelle, sono impostate su presupposti quali i sensi di colpa, manipolazione psicologica, atteggiamenti di prevaricazione in cui i ruoli sono vittima e carnefice in cui l'identità del singolo con le sue peculiarità, caratteristiche ed unicità non viene rispettata, anzi, viene prevaricata e soffocata.
Per questo motivo è molto importante calibrare bene le parole, i rimproveri e le lodi, i divieti ed i permessi, le punizioni e gli incoraggiamenti, quando abbiamo a che fare con un bambino. E' da tenere sempre presente il bene dello stesso senza "condire" il processo educativo con frasi o stati d'animo che a noi genitori servono come strumento di controllo e dominio ma che non hanno nulla a che vedere con una pedagogia sana e produttiva. Interrogarsi se un divieto o anche una lode sia frutto di un nostro momentaneo stato d'animo piuttosto che di un progetto educativo pensato ad hoc per ogni singolo nostro figlio è un dovere di noi genitori perchè l'amore non si misura a colpi di sensi di colpa o ricatti fisici e/o morali, l'amore non è solo sentimento istintivo e naturale, ma impegno costante nell'accompagnare i nostri figli nella realizzazione della propria identità e nella costruzione di relazioni stabili e sane affettivamente e psicologicamente.