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giovedì 26 maggio 2016

I racconti di Potolina..."Cronaca di un travaglio delirante"

Quando mi si sono rotte le acque, una semplice zattera non sarebbe bastata a portare in salvo la dolce Rose di Titanic e Leonardo di Caprio avrebbe pensato di essere in un altro film, del tipo Apocalypse Now!!!
E pensare che appena il giorno prima avevo tartassato di telefonate un’ostetrica, fidanzata di un collega di mio marito, per cercare di valutare, il tutto al telefono, badate bene, se quella leggera perdita potesse essere la rottura delle acque; fatto sta che alla fine della telefonata una rottura stratosferica c’era stata, sentendo il tono pietoso misto scazzato dell’interlocutrice…e non erano di certo le mie acque!!!
Corriamo in ospedale, in auto perché al momento gondole non erano disponibili, e al Pronto Soccorso, ignari della mia pancia enorme, stavano per ricoverare mio marito, che grondava sudore da tutti i pori, bianco cadaverico, era pronta una flebo…non per me!
Quando capiscono che ero io che dovevo partorire, mi fanno accomodare sul lettino e mi dicono che sono dilatata già di 4 centimetri!!! Ottimo, penso, dilatata di 4 centimetri, nessun dolore, mio figlio già vuole tanto bene alla sua mamma…bè, erano solo le 4 e 30 del pomeriggio, avrei avuto ben 16 ore per cambiare nettamente idea!!!
Prendono i miei dati, nel frattempo cerco di rassicurare mio marito che aveva avvertito l’intera famiglia, suoceri, nonni, cugini di primo e secondo grado, cane, gatto e pesci e mi avvio nella camera dove c’è una mia “collega” che aveva appena partorito….mi racconta che stava facendo il bimbo in macchina, che il tutto è durato poco e che non era stato così terribile!!!
Bene, mi dico, sono fiduciosa, nonostante i 36 gradi all’ombra di quel caldissimo 17 luglio!…Cominciano a fare i tracciati, i cui bip ricorrono ancora nei miei sogni più tormentati, e tutto procede….tra un tracciato e l’altro faccio public relation con i parenti di mio marito, ci mancavano solo i cappellini a cono di carta in testa e i fischietti …sembrava un party e non un parto!!!
Mi fanno accomodare prima in sala travaglino, poi quando cominciano le mie urla mi dicono di spostarmi, e subito ho pensato che mi avrebbero portato nella cappella dell’ospedale per un esorcismo: esci da quel corpo, abbandona quel corpo!!! Ma invece mi portano in sala travaglio, cominciano a farmi flebo, tracciati, mio marito è al capezzale, io cerco di consolarlo dicendogli “Va tutto bene”…ma dal suo viso ormai marmoreo non devo essere stata troppo convincente!!!
Ogni tanto di addormenta, poverino, e quando si sveglia mi dice quasi automaticamente:”Amore, sei bravissima”….penso che l’ho invitato più volte a infilarsi quella frase laddove io oramai ero completamente lacerata!!!Addirittura dopo la prima epidurale mi dice:” perché non provi a dormire un po’?’”…in quel momento già avevo in mente il numero dell’avvocato per il divorzio…ed è stata una delle ipotesi migliori, l’altra era vedere nascere il mio bambino senza padre!!!
Le ostetriche che si sono intervallate, tutte carinissime, infatti mi sono più volte chiesta come mai hanno scelto di fare le ostetriche e non i macellai, mi dicono”Signora, quando esce il bimbo, non si spaventi, perché presenta un tumore da parto sulla testolina”…ma il tumore da parto te lo faccio venire io, pensai tra me e me abbozzando una smorfia anomala mi uscì solo un semplice:”Cosa!?!?!?!”…alla fine non è nulla di che, semplicemente un gonfiore dovuto alla posizione, ma la loro delicatezza è paragonabile a quella di un elefante, tanto che se mi rimanevano un minimo di forze, a quel punto anche quelle andarono a farsi benedire!!!

Dopo tremila posizioni che potrei riscrivere il libro del Kamasutra ex novo, urla, due epidurali, e 16 ore, finalmente decidono per il taglio cesareo!!! Tutto è bene quel che...finisce.Punto.
Alle 8 e 52 del 18 luglio nasce così il mio dolce Patatino ed ora ostento il taglio di 20 centimetri come un trofeo: è il sorriso sulla pancia che mi ha lasciato il mio piccolo Cuoricino….
E’ proprio vero quando dicono che tutto il dolore provato durante il parto poi si dimentica quando stringi tra le braccia il tuo fagottino e sei pronta a rifare il tutto 100 volte…bè forse 100 proprio no, ma un altro paio di volte sì!!!
Potolina

mercoledì 25 maggio 2016

C'era una volta...Il mondo di Potolina...Part 1

C'era una volta, in un tempo non troppo lontano, una mamma blogger, una di quelle che spiattellava su internet tutto quello che le capitava, dalle avventure più audaci, del tipo come togliere una cacca di piccione dai capelli appena lavati e colata proprio quell'attimo prima in cui era in procinto di affrontare un colloquio di lavoro, alle avventure con il suo patatino, rigurgiti impiastricciati sulla pelle simulando creme bio, incontri al parchetto di mamme extra terrestri e figli fenomenali ecc..ecc..Finchè un bel giorno Potolina fu sgamata nella vita reale e la sua vita virtuale dette fastidio a qualcuno per cui Potolina decise a malincuore di abbandonare il web...ma le sue disavventure non la abbandonarono di certo. L'altra sera, accidentalmente, l'ho incontrata e le ho proposto di prestarmi qualche suo racconto per ridere, sorridere ed emozionarci ancora un pò insieme...lei ha accettato...adesso ha due bimbi...ai posteri l'ardua sentenza....

Potolina mi ha concesso di scrivere una sua piccola presentazione e pubblico un suo post che fa capire un pò che tipo è la nostra Potolina....

Se Bridget Jones fosse mamma avrebbe le sembianze di Potolina... ebbene sì, alle sogli-ol-e dei 40 anni, moglie, mamma a tempo indeterminato e casalinga "precaria" (o almeno si spera), vagabonda del web e pasticciona cronica. Sono proprio io. E poiché la mia vita, da quando il Patatino e poi tre anni dopo il Polpettino hanno annunciato il loro arrivo, è cambiata totalmente, ho voluto imprimere su un blog le avventure di una mamma alle prime armi ( o sotto le armi?), che si è trovata a casa dopo anni di lavoro stile "Grande Fratello", ossia ventiquattr'ore su ventiquattro, alle prese con pannolini, pappe, biberon, cacche (si può dire!?!?!) e tutto ciò che riguarda i neonati e non solo...Qualche ottimista mi ha chiesto se uso questo blog come psicoterapia...scoprirete che per me manco le camicie di forza potrebbero rimediare ai miei viaggi mentali e che non è necessario chiamarsi Samantha Cristoforetti per un tuffo nella più romanzata fantascienza con un piede sulla luna e i pensieri tra le stelle...!

                                                      IN GINOCCHIO DA TE...O SUPPERGIU'


Luglio 2010, nono mese di gravidanza, agli sgoccioli praticamente, caldo afoso, voglia di quattro salti….in padella ( gli unici salti non mortali che potevo permettermi, considerati i 75 chili di ciccia + patatino nel pancione!).
Vado al mio super mercatino preferito e non prendo nemmeno il cestello, visto che devo prendere “solo” una busta surgelata…vago nel supermercato, come al mio solito, come in un museo, comincio a contemplare tutti i tipi di prodotto innescando una voglia matta di tutto, e così, due braccia diventano davvero poche per le cose che prendo…ma intelligentemente, e sottolineo intelligentemente, non torno indietro a prendere il carrello, (e no, qui abbiamo wonder woman, non dimentichiamocelo!) ma continuo a caricarmi di roba, persino in bocca…cioè, buste pinzate tra i denti…ad un certo punto
la tragedia: l’inevitabile stava per succedere.
Mi cade l’ovetto kinder a terra…quella fotocopia in miniatura del mio pancione mi gioca uno scherzetto non da poco…ed io, intelligentemente, e sottolineo: intelligentemente, non lo lascio a terra, considerato il mio panzone, ma cerco di raccoglierlo piegandomi lievemente sulle ginocchia quando….patapumfete, rimango a terra in ginocchio provocando un tonfo micidiale, mi cadono tutte le bustine, pacchetti e pacchettini per terra, braccia penzolanti, sguardo rivolto verso il frigo in cerca di un appiglio cui potermi sorreggermi per potermi rialzare, sudore grondante, nonostante l’aria condizionatissima ma…il colmo è quando vedo la faccia del commesso che si accorge di me ( chissà perché, ancora mi chiedo come mai!) che sembra aver visto una mistica folgorata nel bel mezzo del supermercato in estasi ( e in questo caso estasi non mistica, considerato il mio sguardo di certo allucinato!!!) in preda ad un’apparizione, che se solo avesse seguito i miei occhi avrebbe visto che erano direzionati verso i sofficini findus, che, in certi casi, hanno più potere di una entità soprannaturale…
Dopo aver realizzato che ero semplicemente una mucca rimasta bloccata a terra, mi chiede gentilmente -Signora, la aiuto a rialzarsi!?!?!?- Ed io orgogliosa come non mai: “Non si preoccupi…la ringrazio”…dopo mezz’ora e dopo che i clienti del supermercato mi passavano accanto lanciando monetine a terra e bestemmiando contro gli accattoni –non bastavano per strada, adesso pure nei supermercati- mi alzo e scattante, yeah yeah, mimando una disinvoltura che somigliava più ad un rap da folle che ad una semplice camminata verso la cassa…pago e scappo letteralmente via, percorrendo i metri che mi separano da casa letteralmente volando…salvo poi restare sul divano immobile per tutto il resto della giornata con il mio patatino che scalciava nella pancia a ritmo di “In ginocchio da te”…aveva già capito tutto della sua mamma!!!
Potolina

venerdì 13 maggio 2016

Un caffè con...Manuela di "Ho sposato un gigante" !


Manuela è sempre Manuela ed anche nella seconda serie tv appena conclusasi su La 5 non ha che confermato la sua forte carica umana e il suo contagioso ottimismo! Ecco l'intervista che ebbi l'onore di farle qualche tempo fa...


Ve la ricordate la scena del film:”L’attimo fuggente” in cui il mitico professore rivoluzionario, interpretato dall’insostituibile Robin Williams, durante una lezione in aula lascia tutti gli allievi a bocca aperta salendo sulla cattedra dicendo: “Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a veder voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva.”….? Ebbene, nel caso di Manuela potremmo dire che il mondo davvero appare diverso da quaggiù! Una moglie, mamma, ma soprattutto donna speciale che con estrema generosità ha deciso di condividere per quattro mesi la sua quotidianità con le telecamere e regalare a noi telespettatori un angolo del mondo da cui scrutarlo ed in cui il mondo stesso appare diverso e direi anche più bello, non perché catturato da qualsivoglia sofisticato obbiettivo fotografico, che tra le altre cose è un suo strumento di lavoro la cui passione condivide assieme al marito, ma perché catturato dalla prospettiva del cuore, quel cuore che il Piccolo Principe definirebbe come capace di cogliere quell’essenziale invisibile agli occhi .
I centimetri che separano Manuela dalla maggior parte delle persone che la circondano, in primis da suo marito, si sono trasformati in grandi braccia accoglienti (questa è la sensazione che si ha entrando in contatto con lei) capaci di accogliere, coinvolgere, trasmettere colore e calore tali da stringere a sé e al tempo stesso ed al momento giusto dare la spinta necessaria a chi da questo mondo si sente intimorito o sente quasi di non appartenervici.
Ma Manuela e la sua famiglia (il marito Fabio ed i due splendidi pargoletti Giorgio e Mattia) attraverso le rocambolesche, divertenti ed a volte anche drammatiche situazioni che la vita pone davanti ad ognuno di noi, ci ricorda che l’importante non è essere perfetti, bensì essere perfetti gli uni per gli altri, perché questa è la storia non solo di una donna speciale ma di una famiglia unica ed al tempo stesso comune, che ci dimostra che la felicità non è necessariamente tre metri sopra al cielo ma può essere alla portata di chiunque si prenda l’impegno con se stesso di essere davvero felice e rendere felice chi ama.
Domanda:Manuela, quali sono le motivazioni che hanno spinto te e la tua famiglia a partecipare ad un programma televisivo come protagonisti?

Risposta:Sicuramente il motivo principale è quello di trasmettere un messaggio di tipo sociale ossia che "Si può vivere una vita felice e soddisfacente anche quando ci sono delle premesse che potrebbero spaventare o far pensare il contrario".Fermo restando che siamo circondati d'amore quando ci arriva qualche critica esterna rimane per noi un mero dato informativo perchè siamo talmente attenti a lavorare su noi stessi, sulla nostra famiglia
e sulla qualità della nostra vita che quel puntino perde inevitabilmente importanza rispetto a tutto ciò che abbiamo costruito insieme.
L'aspetto più leggero è che siamo stati sempre aperti alle novità, per cui questa avventura ci sembrava un'esperienza curiosa ed interessante occupandoci lavorativamente di comunicazione, anche se  in realtà si è rivelata non solo più intensa e faticosa del previsto ma un vero e proprio ulteriore cammino di crescita personale e familiare.
Domanda:In una puntata de: “Ho sposato un gigante”, fai riferimento a tua madre, prima ballerina in uno dei teatri più famosi del mondo, il Teatro San Carlo di Napoli; come hai vissuto il passaggio adolescenziale in cui di solito una ragazza si identifica con la propria madre, avendo fatto lei stessa del suo corpo una grande espressione di libertà?
Risposta: In realtà qui c'è stato un errore di comunicazione mia madre è stata per 30 anni ballerina classica nel corpo di ballo del Teatro San Carlo, non è stata però prima ballerina, anche se in realtà non cambia nulla avendo lei dedicato la sua intera  vita alla danza classica.
Non avevo una figura con cui identificarmi, nè femminile nè maschile, non avevo idea di come sarei stata, facevo fatica a pensarmi in una dimensione femminile ed in una dimensione adulta, andavo a letto sperando il giorno dopo di svegliarmi alta alta e di poter fare finalmente un po' di shopping come si deve alla Kinsella maniera. Mentre i corpi delle mie compagne mutavano e si facevano sempre più simili a quelli delle loro madri io non riuscivo ad immaginarmi, la mia mamma mi sembrava una chimera lontana. Non ho mai vissuto il mio corpo come un ostacolo essendo figlia di due genitori dediti allo sport professionalmente, ho fatto pattinaggio artistico, ginnastica artistica, pallavolo (ovviamente ero in ricezione), nuoto ed equitazione… ho semplicemente avvertito che a volte la mia energia mentale andava oltre come se quel corpo non bastasse a farmi rincorrere tutto ciò che desideravo. In realtà con il tempo la mia vita mi ha dimostrato che i limiti più grandi ero io stessa a darmeli.


 Domanda:Manuela con l’esempio, con i fatti e non solo con le parole hai dimostrato che i pregiudizi possono essere vinti, superati ed affrontati con la forza della volontà e mettendo amore in ogni piccolo gesto quotidiano. Quanto costa essere davvero coerenti con le proprie parole?
Risposta:Non c'è conquista che non comporti allenamento, la mia palestra è stata la vita e le persone che nel bene e nel male ho incontrato ma il lavoro più grande che ho cercato sempre di fare è di essere prima di tutto onesta con me stessa. Nel momento in cui ho imparato davvero ad amarmi per tutti i miei centimetri in meno e non in più il resto è venuto da sè . Della mia vita posso dire solo una cosa: è MERAVIGLIOSA.

Un grazie grande quanto una casa a Manuela per la disponibilità, per la generosità e per aver accettato di prendere un caffè che non dimenticherò così facilmente!







mercoledì 11 maggio 2016

Un caffè con...ArMonia !!!

Le mamme, si sa, hanno mille risorse! Ma quando alla “mammitudine” si unisce la creatività, l’estro, l’originalità e la passione, ebbene, i risultati possono davvero essere sorprendenti!

E così mentre ci si ritrova a passeggiare tra le vie di Torino ci si può imbattere in una vera e propria “favola ambulante”. Un carrettino bianco, spinto da una bici bianca con un piccolo ombrellino bianco che fanno da cornice a delle vere e proprie opere d’arte!

ArMonia ovvero Monia ha reso la sua passione per l’arte un vero e proprio lavoro creando dei bijoux deliziosi e curati nei minimi dettagli, che al solo sguardo sono capaci di catapultarti in quella dimensione onirica tipica delle favole che raccontiamo ai nostri bambini o sembrano uscire da squarci di film di Fellini, per la soavità e la leggerezza che evocano.


Il Piccolo Principe, Peter Pan, Pippi Calzelunghe, La Bella e la Bestia, Pinocchio, la fatina ed il grillo parlante e tutti i protagonisti delle nostre storie favolose fanno capolino sui gioielli che Monia crea con così tanto amore e regalano una magia impagabile, senza prezzo, quella di riportarti bambina pur ornando un corpo di donna! Ma i soggetti riportati sui suoi gioielli sono davvero svariati…affascinata e rapita da così tale bellezza artigianale ho invitato Monia che ha accettato di “sorseggiare” un caffè con Socrate e con Walt!

Domanda: Monia, le tue creazioni sono delle piccole opere d’arte, come nasce l’idea di trasformare la tua passione in un vero e proprio lavoro?


Risposta: In realtà non c’è stato un giorno in cui ho deciso che questa passione sarebbe dovuta diventare un lavoro (e forse nemmeno lo è) semplicemente ho seguito quello che da sempre sapevo di voler fare: dipingere, creare smontare e reinventare. E così, con non poca determinazione, fin dai miei primi studi mi sono dedicata a quello che ho sempre desiderato di voler fare da grande!


Domanda: C’è una serie delle tue creazioni dedicata alle favole…cosa rappresenta per te “la favola” ed il tuo essere mamma ha influito in qualche modo nel tuo lavoro, ispirandoti?
Risposta:

Per me la “favola” è quella che ho la fortuna di vivere: da nemmeno un anno sono diventata mamma per la seconda volta, ho un uomo che adoro e faccio un lavoro che nemmeno si dovrebbe definire tale!

La serie delle favole è nata proprio mentre ero intenta a farli dormire: guardavo estasiata le immagini dei libri per bambini, capaci di rapirti e di riportarti in un mondo magico anche se di anni ne hai più di quaranta!

Domanda: Quali sono le maggiori soddisfazioni e di contro le frustrazioni del tuo lavoro?

Risposta:

Le maggiori quando succede che come l’altro giorno tre signore, dopo aver acquistato ognuna degli orecchini con la propria favola preferita, andandosene mi ringraziano per il “piacevole incontro” e per il bel momento che hanno vissuto al banchetto…Magia!

Di frustrazioni quando non riesco a realizzare tutte le cose che mi passano per la mente, ma con due bambini è così…

Domanda: Come riesci a conciliare il tuo talento artistico con le incombenze quotidiane dell’essere mamma?

Risposta: A volte me lo domando anche io…! Sarà Magia?

No, non lo è…semplicemente tanta, ma proprio tanta, buona volontà!


ArMonia

Ringrazio davvero tantissimo Monia per questa intervista felice di poterla rincontrare dietro quel carrettino bianco spinto da una bici bianca con l’ombrellino bianco…

venerdì 11 settembre 2015

Una mamma e la strana faccenda del gender...

Nel marasma generale di chi dice che non esistono teorie o ideologie gender e di chi, invece, sostiene che vi sia un preciso disegno a discapito della famiglia  ecco che c'è una mamma, come me, che per quanti libri abbia letto, informazioni abbia reperito, siti visitati e stravisitati tanto che potrebbe diventare un tour operator del web con titolo conferito ad honorem tanto il tempo passato a reperire dati che nemmeno per la stesura della tesi di laurea ha impiegato...ecco, dicevo, una mamma come me che rimane perplessa davanti al termine "gender" ma che in questo caos di rara nebulosità, è finalmente arrivata a delle conclusioni (a confronto le sedici ore di travaglio per "sfornare" il primogenito sono una passeggiata nel parco singing in the rain!)

Il campo di battaglia su cui si può capire davvero la questione gender è la propria quotidianità.

Ossia, se io ho ben presente i principi secondo i quali voglio crescere i miei figli, alcune cose o teorie, idee o proposte fatte dalle stesse scuole si eliminano in automatico...è un pò come avere un figlio allergico al latte...è chiaro che il latte è contenuto in tanti alimenti, presentati in forme e colori diversi ( giusto per citare un must della musica italiana, ossia Ligabue) per cui, quando vado al supermercato e leggo sull'etichetta dei prodotti "lattosio", giro i tacchi ( veramente i talloni, a meno che il tacchettino invisibile delle ballerine possa definirsi tale) e me ne vò altrove.

Ecco, io e mio marito sappiamo bene cosa vogliamo e cosa non vogliamo per i nostri figli, per cui se io so che i miei bimbi non si toccano, qualora mi si presentasse a scuola un programma con un corso che mi dice che è contemplata la possibilità di illustrare le parti anatomiche dei miei bimbi indicandole o mostrandole attraverso un gioco o altro, io me ne terrei ben lungi...e non chissà  per quale motivo di origine puritana, religiosa o pseudo tale, o peggio ancora politica o pseudo tale  o, ancora,  perchè ho paura di chissà cosa ma perchè ho chiaro il netto il confine tra l'insegnamento che la scuola può conferire e quello che i miei bimbi riceveranno in famiglia...e c'è un campo, una sfera, uno spazio che racchiude il concetto di "intimità" fisica e non, il cui accedervi è compito oneroso, difficile, spesso ostico che se lasciato in balìa del solo desiderio di delegare o conferire informazioni generalizzate, per quanto può essere buono il fine e lo scopo, come l'evitare discriminazione tra pari, può davvero essere pericoloso minando l'equilibrio dei nostri futuri uomini/donne se non contestualizzato e se non accompagnato da una variabile essenziale in cui il bambino possa sperimentare un amore esclusivo ( variabile essenziale come detto sopra) per lui che è accoglienza, ascolto, tenerezza, peculiare dell'ambiente familiare ( di quelle famiglie non "malate" ovviamente) che non può e non deve essere delegato, perchè materia unica ed irripetibile, nella sostanza e nel tempo, unica via per poter davvero accostarsi a quella sfera intima che rimarca l'unicità di quell'esserino che abbiamo davanti.

Se io credo, e sottolineo se, che tra la famiglia e la scuola debba esserci una sinergia, nè l'una, nè l'altra credo debba offendersi o trincerarsi dietro chissà quale corazza qualora vengano fatte delle proposte, che il mittente sia la famiglia o la scuola...per cui, io genitore, mi informo, studio ma ancor di più, come un sarto che cuce il vestito su misura, confronto le proposte fattemi dalla scuola con la maturità dei miei figli, con le tappe cognitive che stanno attraversando, e non di meno con il buon senso.

Ogni famiglia dovrebbe avere un progetto educativo ben strutturato per i propri figli in cui si definiscono le linee guida dell'educazione da impartire ai propri figli non trascurando un aspetto fondamentale, ossia che ogni figlio è una persona unica ed irripetibile e come tale necessita di un "piano di educazione individualizzato" perciò come mamma rivendico un diritto sul quale non voglio abdicare: ossia essere resa partecipe dei programmi, corsi, metodi adottati dalla scuola affinchè possa esprimere il mio parere forte del fatto che è in ballo la vita dei miei bambini e qualora per qualche motivo non fossi d'accordo con le linee guida adottate dalla scuola, poter muovere mozione senza essere tacciata in automatico di "arretratezza, bigottismo, spirito medievale, idee retrograde e/o anti progressiste"a seconda di come tira il vento che muove la banderuola politica che governa il Paese.

Il pluralismo è questo: tu proponi, io accetto o meno, ma se tu proponi/imponi questo non è pluralismo ma dittatura, perchè se poi denigri, irridi e non ascolti allora due sono le ipotesi: o fingi di proporre per imporre, e quindi mi prendi in giro, o non riconosci la mia autorità nel ruolo di genitore, nello specifico mamma e papà, e quindi ti poni un gradino sopra la famiglia stessa, ed è un controsenso inutile e dannoso perchè la stesura del progetto educativo spetta alla famiglia, in prima istanza, tutto il resto è un pezzo da incastrare. E' come se ad un certo punto i cavalli decidessero di andare dove vogliono senza le istruzioni delle redini del cocchiere...


Per cui credo che personalmente ho il dovere di intervenire qualora ci siano cose che non capisco, anche solo per chiedere, per avere delucidazioni e osservare la buona riuscita o meno delle proposte che ho eventualmente accettato o rifiutato. E questo mio dovere è un diritto che nessuno può togliermi, che va riconosciuto e rispettato nella consapevolezza che ci sono compiti educativi che spettano a ruoli familiari ben definiti che non possono essere sostituiti nemmeno dal miglior programma educativo scolastico candidato al premio Nobel.

Per cui non è importante che ci sia la dicitura o meno "gender" su qualsiasi programma o corso proposto, ma l'importante è avere ben chiaro quello che si vuole per i propri figli, stilare un progetto che merita dedizione, costanza, attenzione, impegno, tempo e amore, quella variabile senza la quale ogni cosa può essere spacciata per buona in suo nome, ma con la quale ogni cosa è davvero passata al setaccio perchè ne va della felicità dei nostri figli. Perchè un esperto le risposte le trova sui libri, sulle enciclopedie, sui trattati, nelle leggi...un genitore le risposte le trova nel cuore.


lunedì 3 novembre 2014

Un caffè con...La Via Dei Colori

«Siamo persone che hanno incontrato dei sassi lungo il percorso. E invece di scansarli o di inciamparci, abbiamo deciso di raccoglierli e di costruirci qualcosa»
Ilaria Maggi

Ilaria Maggi è il Presidente dell’Associazione “La Via dei Colori” nata nel dicembre del 2010 in seguito alle tristi vicende che hanno visto i bambini dell’asilo Cip e Ciop di Pistoia vittime dei maltrattamenti da parte di maestre ed educatrici dell’asilo stesso. Attualmente l’Associazione
 ( www.laviadeicolori.org) è un punto di riferimento per chi necessita di un aiuto psicologico, sociale e legale e che malauguratamente si trova a dover affrontare le stesse tragiche situazioni che hanno dovuto affrontare in passato le stesse famiglie che hanno fondato “La Via dei Colori”.  L’orrore, la paura, lo sgomento, lo smarrimento, l’incredulità, la sofferenza, il desiderio di trasparenza e chiarezza e la tutela dei diritti delle famiglie e dei singoli componenti di essi, in particolare dei bambini, da sassi e macigni pesantissimi sono stati, non senza fatica e dolore, trasformati dai componenti delle famiglie de “La Via dei Colori” in mattoni che hanno costruito un ponte di aiuti concreti e tangibili, mattoni che hanno trasformato il dramma in pensieri colorati capaci di ridisegnare la  realtà dotandola di campanelli d’allarme per orientare i genitori nella scelta oculata dei servizi educativi a cui affidare la cura dei propri figli. Ringrazio Ilaria Maggi per aver accettato di prendere un caffè con Socrate e con Walt…
      Ilaria, la realtà dell’Associazione “La Via dei Colori” ha fatto grandi passi avanti dal momento della sua costituzione. Attualmente quali sono i servizi a disposizione per chi si rivolge a voi?
Grazie a te  di averci ospitato. Per noi è un onore. La Via dei Colori ad oggi si occupa di gestire da un punto di vista legale e psicologico-giuridico molti fra i casi più noti alla cronaca come, fra gli altri, Pistoia, Conselice, Vado Ligure, Chiavari, Grado, Barletta, Bisceglie e purtroppo anche una serie di casi in fase ancora di indagine.
Il nostro Comitato Scientifico composto da Avvocati, Psicologi, Pedagogisti e professionisti specializzati nel campo dei maltrattamenti in struttura, creano attualmente una rete solida in grado di agire su tutto il territorio nazionale. Quest’anno abbiamo inoltre potuto aprire, grazie all’enorme aiuto della Dott.sa Mancioli, il primo Sportello di accoglienza per famiglie coinvolte in maltrattamenti presunti o accertati, oltre che di prevenzione al BurnOut per gli operatori a rischio nel settore. Oltre allo Sportello Multidisciplinare che è un luogo fisico ad Empoli (Toscana), da meno di un mese è nato il nostro numero verde (800-98 48 71) al quale possono rivolgersi famiglie che vivono l’atroce dubbio o la certezza di maltrattamenti sui propri cari affidati a strutture, così come le figure professionali a rischio come insegnanti, infermieri o altro che si sentano a rischio burn out.
Sostanzialmente la nostra associazione si occupa di guidare le famiglie dal discernimento del dubbio all’eventuale denuncia, accompagnandole poi, qualora servisse, nel percorso complicato del POST-Trauma. Unitamente a questo stiamo studiando i casi attualmente in corso al fine di poter mettere a punto una strategia preventiva fattibile ed efficiente affinché fatti tremendi come quelli occorsi a noi, non possano ripetersi.

   Nonostante la capillare informazione dei media su eventi che vedono i bambini vittime dei maltrattamenti da parte degli educatori, la recente cronaca ci sottopone a notizie di violenze reiterate nel tempo proprio negli asili. Cosa ne pensa dell’installazione delle telecamere all’interno degli asili come misura di controllo e prevenzione del fenomeno stesso?
Quello delle telecamere è sempre un tasto dolente in quanto molto ampio ed insidioso. Facile sarebbe dire “si alle telecamere” ma la realtà è che la telecamera da sola può essere un deterrente per coloro che si fanno scrupoli a far del male, ma forse non sarebbe sufficiente, da sola, a prevenire il problema. Oltre a questo si aprono una serie di scenari sui quali chi dice “SI alle telecamere” non sempre si sofferma. Quali telecamere? Pagate da chi? Controllate da chi? Installate da chi? Web Cam che metterebbero a rischio la privacy di bimbi ed educatori, Telecamere a Circuito Chiuso che potrebbe essere manomesso da chi compie il reato o cos’altro?
Il fatto che il Garante della Privacy non abbia AD OGGI autorizzato ancora NESSUN sistema di videosorveglianza in NESSUN asilo/scuola, la dice lunga. Il problema è urgente e spinoso ma noi non stiamo fermi a guardare. Ecco perché La Via dei Colori da mesi sta lavorando ad un progetto molto ambizioso del quale speriamo di poter dare presto notizia e che speriamo possa davvero essere un aiuto concreto e percorribile per tutte quelle strutture che vogliano davvero PREVENIRE il più possibile situazioni potenzialmente pericolose. Siamo dell’idea che solo un controllo accurato a monte delle assunzioni, unito a controlli periodici ed a supporti formativi e di monitoraggio sull’intero personale possa, eventualmente unito all’uso di telecamere “sicure”, essere un concreto passo avanti verso la prevenzione.
Ovviamente provare a creare un sistema di prevenzione sicuro ed efficace è un investimento economico, emotivo e lavorativo enorme ed è per questo che La Via dei Colori, oltre a chiedere la collaborazione di tutti coloro che hanno a cuore la sicurezza dei propri cari all’interno delle strutture, sta stipulando collaborazioni con diverse Aziende sul territorio nazionale. Dall’unione d’intenti con alcuni imprenditori sensibili alla nostra mission è nato un Charity Shop (http://www.laviadeicolori.org/aiuta-e-sostieni/charityshop/) che raccoglie una serie di prodotti di vario genere creati appositamente in linea con la nostra filosofia “resiliente”. I prodotti contenuti all’interno del Charity Shop LVdC che si sta ingrandendo giorno dopo giorno, darà alle persone la possibilità di aiutare e sostenere la nostra associazione acquistando degli oggetti belli e colorati per i quali una del ricavato verrà devoluto per sostenere i progetti di prevenzione e cura. Abbiamo chiamato quest’operazione LVdC Style proprio per dire “NO ai maltrattamenti” col sorriso e col colore senza per forza riportare alla mente quelle tragiche immagini che ormai tutti ricordiamo a tristemente a memoria. E’ stupendo scoprire come collaborando tutti insieme, nessun sogno sembra più così irrealizzabile.

      Purtroppo sia personalmente che per il lavoro che svolge all’interno dell’Associazione, lei ha modo di venire a conoscenza di storie di maltrattamenti su minori. Si è fatta un’idea dei molestatori? E’ riuscita a tracciare un identikit comune, con tratti comuni, caratteristiche della personalità simili degli educatori/educatrici, delle maestre/maestri protagonisti di tali nefandezze?
Purtroppo al momento non pare esserci un vero e proprio “identikit” della “maestra cattiva” e sarebbe inopportuno e spregiudicato diffondere falsi allarmismi. Le maestre ed i maestri che finora si sono macchiati di questi orrendi reati ricoprono tutte le fasce d’età ed hanno caratteri distintivi vari.
Quello che però abbiamo notato è che invece il modo di reagire dei genitori è più o meno sempre lo stesso. Una parte agisce con determinazione chiedendo giustizia e denunciando, una parte segue le cose passivamente e non schierandosi, una parte immancabilmente (e questa è la cosa più dura da gestire), nega la realtà nonostante evidenti video, perizie e documentazioni minuziose. Spesso quest’ultima “fazione” si schiera contro i genitori denuncianti ed a favore delle maestre nonostante video espliciti o indagini accurate. Ovviamente questo è riconducibile ad una reazione psicologica ed involontaria ad uno shock enorme che accade in poche frazioni di secondo, quando un estraneo ti dice che tuo figlio è stato picchiato e l’unica cosa che vorresti fare, lo so per esperienza, sarebbe scappare col tuo piccolo in braccio, il più lontano possibile da quella realtà dolorosa ed inaccettabile. Da qui proprio il nostro quotidiano impegno nel sostegno psicologico, morale ed informativo nei confronti delle famiglie che, come accadde a noi nel 2009, vengono colpite da uno Tsunami improvviso che rade al suolo tutta la tua vita sbalzandoti in pochi secondi in un mondo che non conosci e che fa un’enorme paura. Informare, sostenere e condividere con gli altri sta permettendo piano piano a tutti di conoscere questo fenomeno urgente ed assolutamente non trascurabile.

Ringrazio moltissimo Ilaria Maggi per aver voluto condividere questa positiva esperienza dell’associazione “La Via dei Colori” ed invitiamo chiunque sia sensibile a questi temi a visitare il sito www.laviadeicolori.org ed a diffonderne le finalità. Ne ricaverà un grande esempio di umanità in grado di trasformare un’esperienza negativa in una mano tesa ad aiutare chi è in difficoltà. Grazie ancora e buon proseguimento a “La Via dei Colori”!




giovedì 14 giugno 2012

"Un caffè con...Chiara Ciaburri di Eccemamma!"


o      Oggi ho il piacere di ospitare per la Rubrica "Un caffè con..." una mamma davvero speciale, Chiara Ciaburri. Chiara è una mamma che non risponde solo ai bisogni ed all'educazione dei suoi due bimbi, ma è una mamma impegnata nel sociale, attenta alle esigenze della sua comunità e delle mamme di Cernusco sul Naviglio...Insieme ad altre mamme, altrettanto speciali, ha dato vita ad un progetto di cittadinanza attiva dal nome di "Eccemamma"...Scopriamo insieme di cosa si tratta...
   Ecco cosa dice di sè Chiara Ciaburri.
Foto concessa da Chiara Ciaburri


Sono napoletana trapiantata a Milano e abito a Cernusco sul Naviglio dal 2007. Sono sposata con Eugenio e mamma di Maria, 3  anni, e Andrea 1 anno e mezzo.Mi occupo di marketing e sono vice presidente di Eccemamma, attualmente in carica di presidente perché la presidente è dimissionaria.



   1.Come è nata l'idea di Eccemamma?
          Eccemamma è nata dal desiderio di un manipolo di mamme di proseguire e mettere maggiormente a frutto tutte le idee e le attività realizzate nell’ambito di un progetto promosso dell’Assessorato alle Politiche Sociali di Cernusco sul Naviglio nel 2011. Il progetto, chiamato “Costruiamo insieme una Cernusco Family Friendly”, dopo una fase di ascolto realizzata grazie a questionari, ha previsto il coinvolgimento di tutte le mamme, che trovandosi temporaneamente a casa in maternità, avevano voglia di mettersi in gioco per trovare soluzioni ai bisogni espressi dalle mamme e dalle famiglie attraverso i questionari. Ci siamo trovate ogni settimana per confrontarci, abbiamo organizzato e promosso un corso relativo alla conciliazione famiglia-lavoro e in particolare sulle tematiche riguardanti il reinserimento delle donne dopo la maternità nel mondo del lavoro, abbiamo partecipato ad un corso di pronto soccorso pediatrico, abbiamo stilato un decalogo del “parchetto ideale” consegnato nelle mani dell’assessore competente. Siamo diventate amiche, unite da un progetto e da un’idea di cittadinanza attiva che ci dava la possibilità di mettere in rete e mettere a frutto le nostre diverse competenze. Tutto questo non poteva finire con la chiusura del progetto, e così abbiamo deciso di costituirci in Associazione di Promozione Sociale. Ed eccoci qua!
o   2. Quali sono le principali attività?
o   Abbiamo tante idee e tanti progetti… così tanti da non riuscire a starci dietro, anche perché tutte noi 11 mamme del direttivo siamo ormai, fortunatamente aggiungo, rientrate al lavoro dopo la maternità. Tuttavia posso dire che alcuni progetti sono ormai consolidati e costituiscono la nostra quotidianità.  Innanzitutto i Gruppi Mamme, tutti i lunedì mattina le mamme che sono a casa possono trovarsi alla ludoteca della piscina comunale con i loro bimbi, beneficiando così di uno spazio privilegiato di incontro, accoglienza e socializzazione particolarmente adatto per i loro piccoli e completamente gratuito. Il giovedì, ogni quindici giorni, Eccemamma fuori tutte, usciamo senza figli e mariti, a bere una tisana o una birra, recuperando un tempo solo per noi, e lasciando ai papà la custodia esclusiva dei cuccioli a casa. Due volte all’anno organizziamo Eccemarket, un mercatino dello scambio e del baratto di tutto ciò che riguarda il mondo della maternità e dell’infanzia, per vendere, comprare e ridare vita ad oggetti e vestiti. È fantastico, si trova di tutto, anche quello che non si vende più nei negozi! Quest’anno in primavera abbiamo promosso un ciclo di 4 spettacoli teatrali per bambini, che si sono tenuti in teatro o in biblioteca. Abbiamo anche realizzato un ciclo di incontri a sostegno della genitorialità “Aiuto stai diventando grande” dedicato ai genitori dei bambini che vivono la delicata età pre adolescenziale (7-12). Poi ci sono stati altri 2 corsi di Pronto Soccorso pediatrico. Insomma… siamo nate a febbraio ma ne abbiamo già fatte tante di cose!
o   3. Quali eventi avete in programma?
Foto di Paola Cazzaniga

In autunno continueremo con i Gruppi mamme, che ora per la stagione estiva si tengono nella piscina all’aperto, e i giovedì sera. Poi ci sarà l’edizione autunnale di Eccemarket e stiamo già organizzando una mostra dei Diritti e Doveri dei Bambini, con il sostegno di Nicoletta Costa. Non solo, a fine settembre stiamo preparando anche una interessante conferenza, con dibattito all’americana, sullo spinoso tema delle vaccinazioni. Su questo, con il contributo di professionisti specializzati, speriamo di dare ai genitori spunti di riflessione e approfondimento per stimolare decisioni sempre più consapevoli.
o   4. Le mamme nel loro nuovo ruolo, spesso si trovano sole e disorientate...cosa propone Eccemamma in tal senso? 
Foto di Paola Cazzaniga
       Ho sperimentato direttamente: quando mi sono ritrovata a casa da
      sola, dopo aver partorito la mia prima figlia Maria, mi sono trovata molto spaesata. Ero abituata a lavorare, viaggiare, fare una vita dinamica e frenetica, ma soprattutto ad essere mentalmente 
      impegnata nel lavoro e all’improvviso tutto è cambiato. 
      All’improvviso la mia vita è stata scandita da poppate, pannolini, 
      pappe, nanne. Diventare mamma è una esperienza umanamente ricchissima e meravigliosa, ma può essere psicologicamente 
      molto spersonalizzante! Bisogna fare molta attenzione anche a non banalizzare lo stato emotivo che comporta, soprattutto nei primi 
      tempi. La mamma si trova isolata nel senso che le persone attorno
      non ne comprendono il disagio. Ecco perché sono nati i Gruppi Mamme: per dare alle mamme la possibilità di incontrarsi con i loro bimbi e scambiarsi impressioni ed esperienze. Ma non solo! Non si tratta solo di uno spazio di socializzazione, ma di una occasione per darsi da fare, per impegnarsi e sentirsi vive. Tutte le partecipanti,
      se lo vogliono, possono esprimere idee, fare proposte al servizio
      delle famiglie della città, esprimere bisogni e trovare soluzioni da mettere in pratica, appunto, mettendo in gioco ciascuna le proprie competenze. Naturalmente chi si mette in gioco ha la possibilità di realizzare le proprie idee con il sostegno della “rete delle mamme”… da questo punto di vista gli strumenti tecnologici sono fondamentali… con Eccemamma tutto succede via e mail. Una volta uno dei miei bimbi è caduto e ha picchiato la testa… non avevo l’arnica in casa e così ho scritto una e mail alle 11 mamme del direttivo di Eccemamma e nel giro di pochi secondi ho trovato quello che cercavo. La rete è una potenza!
o   5. Pensi che l'esperienza di Eccemamma possa essere estesa anche ad altre realtà, città comunità?
Foto di Paola Cazzaniga
o       Certo, siamo già state contattate da altre mamme che vivono in altre città e che sono interessate a replicare la nostra esperienza e abbiamo dato la nostra disponibilità a raccontarci. Certo molto dipende dall’intraprendenza e dalle capacità delle promotrici di coinvolgere il territorio, di attirare soci facendo proposte realmente interessanti per la cittadinanza. Noi siamo state fortunate perché il progetto Costruiamo insieme una Cernusco Family Friendly ci ha offerto subito un bacino di utenza da poter coinvolgere in prima battuta.  Poi ci siamo organizzate stipulando convenzioni per i soci con i commercianti, organizzando banchetti di tesseramento in occasione dei principali eventi della città. Abbiamo persino partecipato ad alcune manifestazioni sportive, come la Maratona del Naviglio… rigorosamente con i passeggini! Questo ci ha dato visibilità e ora siamo più di 200 socie! Cernusco è una città molto vivace, con tantissime realtà associative!






     Che  altro dire? Ringrazio Chiara per la disponibilità e per l'esempio della sua città, quando le mamme si uniscono non possono che essere uno tsunami di idee ed entusiasmo contagioso! 





martedì 5 giugno 2012

"Un caffè con...Scleros!"



Il mio blog è nato a novembre…(non il 2)
Convinta di dare una svolta decisa al reddito familiare, mi sono detta: APRO UN BLOG…
Un conoscente mi aveva raccontato di come grazie ad un blog era riuscito a guadagnare l’equivalente di un secondo stipendio! Il racconto è stato molto convincente e al grido:
‘se ce l’ha fatta Lui, gliela fò pure io!!’
 ho creato ‘mamme e mogli sclerate’..nella speranza di raccogliere e pubblicare racconti divertenti di altri e diventare la paperona de paperoni del mondo reale!
Quindi
1) io non avrei fatto molto
2) avrei guadagnato soldi a palate
3) avrei riso a crepapelle, grazie al ‘lavoro’ di altri!
Perciò l’idea del blog è la logica conseguenza delle mie due prime caratteristiche caratteriali:
L’avidità e La pigrizia!
È ahimè evidente che esista una giustizia divina..per la serie Dio c’è, IO NE HO LE PROVE
Perché oltre a non aver ricevuto racconti di nessuno…il mio guadagno si aggira al momento intorno ai 70 cent!!!!
2. E la tua passione per i disegni?
La mia passione per il disegno è antica come me. Ho sempre amato disegnare, soprattutto caricaturizzare gli altri. Ai tempi della scuola ero la produttrice ufficiale di biglietti per il compleanno, in una fase ‘aggressiva’ ho addirittura cominciato a dipingere magliette con caricature a nastro..ero diventata il terrore dei miei amici..anche perché non ne ho mai vista nessuna indossata!
Amo anche dipingere, sebbene i risultati siano molto infantili, ma non riesco ad accettare l’onta che mio suocero a quasi settant’anni abbia cominciato a dipingere e pure bene!

3. Quali sono i soggetti che preferisci ritrarre?
Persone, amiche, figlie, marito…chiunque abbia qualcosa che sia possibile ridicolizzare in qualche modo e cari miei: ce l’abbiamo tutti!

4.L'ironia sembra essere la filosofia del tuo blog nella sua interezza...questo modo di interpretare la vita aiuta nelle difficoltà quotidiane?
Certo l’ironia è una chiave di comunicazione. Per chi è timido come me, è un modo per dire quello che si pensa e tenere un piede in salvo (si può sempre nascondersi dietro il famoso dito!)..L’importante è unire all’ironia una sanissima auto-ironia:
1) perché se lanci il sasso, ti torna indietro e se non sei pronto ti fai male
2) perché nessuno è perfetto e prendersi troppo sul serio nuoce gravemente alla salute ;-)

5. Hai unito il tuo essere moglie, mamma, disegnatrice in un'unica ricetta: il blog. Cosa rappresenta per te questo spazio virtuale?
 Un modo per non dimenticare, perché l’età è quella che è e già non mi ricordo i primi anni di vita delle mie figlie che ne hanno solo 7 !
6. Quanto tempo dedichi alla cura del blog?
Meno di quanto vorrei..essendo come BatMan che ha un lavoro da miliardario piuttosto faticoso e cerca alla sera di punire qualche delinquente a Gotham City ….con l’unica differenza che alle 21.30 crollo nelle braccia di Morfeo.

7. I tuoi post sono sempre corredati da un tuo disegno, cosa nasce prima, il post o il disegno?
È la solita annosa questione…



8.Hai progetti per il futuro?
Tante speranze e pochi progetti…la pigrizia è dura a morire!








I 3 disegni esposti sono di Scleros! (ndr)


Ringrazio Scleros per averci fatto entrare nel suo mondo e con lei inauguro oggi un nuovo "bollino", dedicato alle donne che hanno creatività, che trasformano in lavoro ed impegno il loro talento, che creano e che inventano, che progettano e che realizzano: il bollino di Donne Creattive...che creano ed agiscono! Grazie Scleros per essere stata mia ospite! 

martedì 29 maggio 2012

Un caffè con..Sara Lo Iacono, la mamma di Babook!



Perchè le mamme ne sanno una più del diavolo!!! Sì perchè, oltre che a partorire bimbi, partoriscono idee vincenti che prendono forma e anima e fanno breccia nel cuore di altre mamme.Nasce così l'originale idea di creare un social-network per sole mamme,un punto di incontro esclusivo e intimo, un modo per essere "vicine" pur essendo lontane. L'idea di una super-special-mamma, Sara Lo Iacono,con cui ho fatto una bella "chiacchierata" è qui spiegata...allora, munitevi di un buon caffè e buona lettura!!!
Intervista a Sara Lo Iacono, ideatrice e amministratrice di Babook, il social-network dedicato alle mamme.
Come è nato Babook?
“Fin dai primi mesi della mia esperienza di mamma mi sono resa conto di quanto avessi bisogno di condividere le mie paure, i miei dubbi, i progressi del mio bimbo e quanto desiderassi chiedere informazioni, e perché no, sentirmi meno sola. Avendo poco tempo e tutto concentrato nei momenti in cui mio figlio dormiva, mi sono buttata sul web. Mi sono però presto resa conto che i social network più diffusi non rispondevano alle mie esigenze, perché il mondo Mamma è delicato e intimo e non mi andava di condividere foto o  emozioni così intense con chi non era affatto interessato a questo tema. Sul fronte dei forum dedicati all’infanzia, invece, era necessario aprire tanti siti diversi per trovare tutte le risposte ai miei dubbi, mentre desideravo un luogo più completo, interattivo e coinvolgente in cui condividere le mie esperienze e sentirmi parte di una comunità di persone con i miei stessi problemi e le mie stesse gioie. Così alla fine ho pensato di creare io quello che stavo cercando. E così è nato Babook!”

Cos’è Babook e com’è strutturato?
Creato dalle mamme per le mamme, Babook è un social network che offre la possibilità di condividere dubbi, gioie ed emozioni: si possono inserire foto, scrivere commenti, condividere il proprio stato d’animo, ricette e pensieri. Non mancano tuttavia rubriche curate da specialisti come “La Parola all'esperto”, che grazie a una pediatra, una psicologa, una nutrizionista e una puericultrice offre risposte competenti alle domande delle mamme e “La parola a noi Mamme”, dove le risposte sono invece frutto dell’esperienza diretta. “Pagine e Gruppi” permette di unirsi ai gruppi esistenti o di crearne di nuovi; mentre “L'Angolo della Cuoca” invita a condividere le ricette che hanno avuto più successo con i bimbi e con i grandi. E poi ancora Sondaggi, Eventi e il Mercatino, in cui dare consigli su iniziative per il tempo libero con i bambini o in cui vendere oggetti nuovi e usati.

In che modo entrano i social network nella vita delle mamme?
Mai come oggi le donne si trovano a interpretare più ruoli contemporaneamente: mamma, moglie, amica, governante, professionista, cuoca e molto altro ancora. Una vita frenetica, che è ancora più congestionata quando i bambini sono piccoli e ci sono pochi  momenti per socializzare e condividere. In quest’ottica i social network acquisiscono valore perché permettono di rimanere in contatto con altre persone, informarsi a tempo di record, conoscere nuove mamme e condividere gioie e dubbi.Internet e la rete può essere considerato un mondo che integra la vita reale o è un mondo parallelo?
Internet e la rete sono la più grande rivoluzione dei nostri tempi e, se usati con buon senso, accorciano le distanze, permettono un continuo scambio tra le persone e integrano la vita reale. Si tratta di un mondo parallelo con luoghi di aggregazione sociale virtuali, che funzionano da moltiplicatori per aumentare le relazioni umane. L'importante è non perdersi e non isolarsi in questo mondo e preferire sempre il contatto reale a quello virtuale.

Quanto tempo dedichi ad amministrarlo?
Sono quasi sempre collegata, tramite computer o I-Phone, tranne quando sono in ufficio, invece mio marito è collegato 20 ore al giorno e se c'è qualche problema tecnico è lui che se ne occupa. Io mi dedico a Babook appena ho un po’ di tempo libero: in pausa pranzo, il pomeriggio, tra Thomas, il mio bimbo, la merenda, la spesa,  la casa, la cucina e le mille faccende da sbrigare, e soprattutto la sera, una volta data la pappa ai miei bimbi… quello di 8 mesi e a quello di 37, mio marito!
 Quali sono le maggiori soddisfazioni?
Senz’altro vedere che le mamme che si iscrivono a Babook, una volta superate la diffidenza e la timidezza iniziale, condividono con le altre mamme le proprie curiosità e gli stati d'animo e riempiono gli spazi della comunità con le proprie esperienze.
Cosa prevedi per la realizzazione di questo progetto?
Mi auguro che Babook diventi il luogo virtuale in cui le mamme moderne si possano incontrare a fare due chiacchiere, come una volta era il mercato o la piazza del paese. Quello di cui abbiamo bisogno, oggi come allora, è un’occasione di scambio perché i nostri timori siano ridimensionati grazie all’esperienza di chi ci è già passato. Tutte noi attraversiamo le stesse ansie  e la cosa peggiore è sentirsi sole e non sapere a chi chiedere un consiglio. Babook è il luogo ideale per confidare le incertezze rispetto all’educazione, all’alimentazione e a tutti i temi che riguardano la crescita dei nostri bambini.

Perché una mamma dovrebbe entrare in questa comunità?
Per sentirsi meno sola, per conoscere altre mamme, per scambiare consigli, ricette e oggetti. E perché Babook è una piccola comunità, in cui le mamme possono ritrovarsi in una dimensione e in un mondo tutto loro, dove possono partecipare ad arricchirlo e a renderlo ancora più vivace, interessante ed accogliente.


Ringrazio di vero cuore Sara per aver voluto condividere le sue idee, speranze, entusiasmi e sogni ed è inutile sottolineare che trovo quest'idea fantastica!La ringrazio come mamma e come professionista perchè personalmente credo che avere uno spazietto tutto mio su un social-network a "tema" mi conferisce maggiore libertà di espressione e minore timore di "svelare" le mie paure!
Ancora grazie ed è venuto il momento di tuffarmi su...Babook!!!