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martedì 24 maggio 2016

"Impenetrabili penombre" di Matteo Bottone

“Solamente guardando, le cose del mondo ci sfuggono, mentre fermandole, attraverso un disegno, si impara a vederle, ad osservarle”.
Ed è proprio così che l’autore del libro “Impenetrabili penombre”( Edizioni Leucotea), Matteo Bottone, utilizza le parole come si utilizza la matita per disegnare i contorni di quello che sarà un quadro. Dapprima delineando il disegno in un bozzetto generale, intravedendo lievi sfumature, per poi accompagnare il lettore in una profondità di emozioni chiare, nitide, a volte contrastanti, ma ricche di quella carica capace di far vibrare le corde dell’anima.

Corrado Fiorleonetti, pittore pugliese nato alla fine del Seicento, oramai giunto al tramonto della sua esistenza, si sofferma, nella cornice di una grande masseria, la stessa dove è nato, a osservare la propria vita immortalandola nei ricordi, con lo sguardo di chi è sempre alla ricerca ed è in attesa di svelare il filo conduttore delle tappe di quel viaggio incredibile che è la vita in cui “il bianco è la luce, la somma di colori.”
TORINO SALONE DEL LIBRO 2016

L'autore.

Matteo Bottone nato a Torino il 25 agosto 1957.
TORINO SALONE DEL LIBRO 2016
Laureato in Filologia moderna con specializzazione in Storia e Critica del Cinema all’Università degli Studi di Torino con una tesi sull’opera di Vittorio De Seta. Dal 1984 è docente di Materie letterarie, Storia e Comunicazione visiva. Ama l’arte in tutte le sue espressioni, in particolare pittura, cinematografia e fotografia. Lettore onnivoro. Fotografa e dipinge “paesaggi dell’anima”. E’ attratto e affascinato dagli artisti capaci di indagare tutto quello che si nasconde nell’animo umano. Scrive “perché vivere non basta”.

venerdì 13 maggio 2016

Un caffè con...Alena Kalchanka !

Oggi ho il piacere di sorseggiare un caffè virtuale con una grande artista. Una donna che attraverso la sua arte esalta tutte le sfumature che avvolgono una mamma in attesa, che evidenzia e sottolinea la gioia dell’essere mamma raccontando attraverso i suoi dipinti le emozioni innumerevoli, a volte contrastanti, ma sempre cariche di immensa energia che solo una mamma è in grado di provare. Lei è Alena Kalchanka! 

Alena, come nasce l’idea di dipingere quadri che hanno come tema la maternità e quale è stata la sua fonte di ispirazione?
Alena:“Grazie! Diventare un’artista era un sogno da piccolina, ma crescendo non ho fatto niente per approfondire e crescere in arte. Ma nella vita ti succedano le cose che ti cambiano così nel 2013 sono rimasta incinta di Sasha e Bianca , così ho sentito forte bisogno di dipingere, dipingere quello che sentivo da mamma, dipingere le creature che mi ha mandato Dio. La gioia era immensa e cosi il mio primo quadro con maternità ho fatto per noi. Poi ho capito che è una tema dove riesco a esprimermi e soprattutto a mandare qualche messaggino a chi guarda. Qualcuno ha detto che la bellezza salva il mondo, ecco io ci provo nel mio piccolino a smuovere la bellezza interiore dentro di noi”


I colori dei suoi dipinti, così brillanti, accesi, intensi comunicano una grande energia vitale ed al contempo riescono a delineare con delicatezza  un sentimento così unico e speciale, quale appunto quello materno. Come riesce a conciliare così bene le due cose, ossia di quale tecnica artistica si avvale per poter creare tale armonia tra elementi contrastanti?
Alena:“Qui sorrido perche è una domanda che mi hanno fatto in tanti ossia che tecnica uso. La risposta è che non lo so, perchè non ho studiato mai arte e da autodidatta mi improvviso. Di solito comincio con i personaggi e poi guardando loro è come se loro stessi mi dicono cosa vogliono intorno. Poi credo che fa tanto anche stato d’animo che uno ha quando fa qualcosa e io amo davvero tanto quel che faccio ; spesso mentre dipingo mi accorgo che sorrido, come anche mi è capitato ad emozionarmi cosi tanto da farne uscire qualche lacrima “

La sua arte è diventata a portata di …braccio…ossia molti dei suoi quadri sono diventate riproduzioni da portare al collo come collane o al braccio, come bracciali. Come è nata questa idea di trasformare i suoi dipinti in deliziosi bijoux?
Alena: Mi chiedevano sempre di avere un quadro in più persone e spesso questo quadro non era più disponibile , tante persone lo usavano anche come immagine del profilo o copertina che mi fa anche piacere. Ho cercato di trovare anche il modo di far avere queste immagini a chi mi chiedeva dal vivo. Ho fatto tanto anche in  passato perchè creavo la bigiotteria di fimo e a volte realizzavo ciondoli con le foto dei personaggi famosi, spesso dipinti famosi, così ho applicato con la riproduzioni dei miei quadri.



Ringrazio tantissimo Alena che, non solo attraverso i suoi dipinti, ma anche attraverso le sue parole e la sua delicatezza, trasmette tutta quella grande e profonda sensibilità che rendono le sue opere una continua lode alla vita, un continuo ringraziamento a Dio per il dono della maternità!

Vi segnalo il suo sito facebook in cui è possibile ammirare in tempo reale le sue stupende creazioni...nella foto accanto è ritratto il braccialetto che ho voluto per me...è un vero incanto, quando mi capita di guardarlo durante la giornata, nel vortice della quotidianità, mentre sono a lavoro, ad esempio, riesce sempre a strapparmi un sorriso ed ha un effetto "calmante!"

Questo è il link alla pagina facebook di Alena clicca QUI

mercoledì 11 maggio 2016

Un caffè con...ArMonia !!!

Le mamme, si sa, hanno mille risorse! Ma quando alla “mammitudine” si unisce la creatività, l’estro, l’originalità e la passione, ebbene, i risultati possono davvero essere sorprendenti!

E così mentre ci si ritrova a passeggiare tra le vie di Torino ci si può imbattere in una vera e propria “favola ambulante”. Un carrettino bianco, spinto da una bici bianca con un piccolo ombrellino bianco che fanno da cornice a delle vere e proprie opere d’arte!

ArMonia ovvero Monia ha reso la sua passione per l’arte un vero e proprio lavoro creando dei bijoux deliziosi e curati nei minimi dettagli, che al solo sguardo sono capaci di catapultarti in quella dimensione onirica tipica delle favole che raccontiamo ai nostri bambini o sembrano uscire da squarci di film di Fellini, per la soavità e la leggerezza che evocano.


Il Piccolo Principe, Peter Pan, Pippi Calzelunghe, La Bella e la Bestia, Pinocchio, la fatina ed il grillo parlante e tutti i protagonisti delle nostre storie favolose fanno capolino sui gioielli che Monia crea con così tanto amore e regalano una magia impagabile, senza prezzo, quella di riportarti bambina pur ornando un corpo di donna! Ma i soggetti riportati sui suoi gioielli sono davvero svariati…affascinata e rapita da così tale bellezza artigianale ho invitato Monia che ha accettato di “sorseggiare” un caffè con Socrate e con Walt!

Domanda: Monia, le tue creazioni sono delle piccole opere d’arte, come nasce l’idea di trasformare la tua passione in un vero e proprio lavoro?


Risposta: In realtà non c’è stato un giorno in cui ho deciso che questa passione sarebbe dovuta diventare un lavoro (e forse nemmeno lo è) semplicemente ho seguito quello che da sempre sapevo di voler fare: dipingere, creare smontare e reinventare. E così, con non poca determinazione, fin dai miei primi studi mi sono dedicata a quello che ho sempre desiderato di voler fare da grande!


Domanda: C’è una serie delle tue creazioni dedicata alle favole…cosa rappresenta per te “la favola” ed il tuo essere mamma ha influito in qualche modo nel tuo lavoro, ispirandoti?
Risposta:

Per me la “favola” è quella che ho la fortuna di vivere: da nemmeno un anno sono diventata mamma per la seconda volta, ho un uomo che adoro e faccio un lavoro che nemmeno si dovrebbe definire tale!

La serie delle favole è nata proprio mentre ero intenta a farli dormire: guardavo estasiata le immagini dei libri per bambini, capaci di rapirti e di riportarti in un mondo magico anche se di anni ne hai più di quaranta!

Domanda: Quali sono le maggiori soddisfazioni e di contro le frustrazioni del tuo lavoro?

Risposta:

Le maggiori quando succede che come l’altro giorno tre signore, dopo aver acquistato ognuna degli orecchini con la propria favola preferita, andandosene mi ringraziano per il “piacevole incontro” e per il bel momento che hanno vissuto al banchetto…Magia!

Di frustrazioni quando non riesco a realizzare tutte le cose che mi passano per la mente, ma con due bambini è così…

Domanda: Come riesci a conciliare il tuo talento artistico con le incombenze quotidiane dell’essere mamma?

Risposta: A volte me lo domando anche io…! Sarà Magia?

No, non lo è…semplicemente tanta, ma proprio tanta, buona volontà!


ArMonia

Ringrazio davvero tantissimo Monia per questa intervista felice di poterla rincontrare dietro quel carrettino bianco spinto da una bici bianca con l’ombrellino bianco…

lunedì 25 maggio 2015

Prima le mangi e poi le indossi !

Prima i miei due piccoli pulcini mangiano le mousse alla frutta e poi con un bel lavaggio, manipolazioni, applicazioni, colla, carta, forbici, perline e cordini colorati si indossano: sono le collane che ho creato con le cialde delle coppettine di frutta che i miei bambini adorano...una semplice idea colorata e al tempo stesso....gustosa!





giovedì 23 ottobre 2014

Un caffè con...la Casa di U'

Napoli è una città la cui immagine, sotto la lente dei riflettori mediatici è focalizzata, amplificata  e diffusa spesso attraverso una luce non sempre gradevole e rassicurante. I fatti di cronaca dipingono quella Napoli che è ben lungi dalla calamita culturale, paesaggistica e artistica che invece rappresenta da millenni. Eppure, per fortuna direi, esiste un’altra Napoli, una città ricca di entusiasmo, fantasia, carica di iniziative originali e utili sia al singolo cittadino che alla comunità intera fino ad espandere i suoi benefici oltre i confini del mare e dell’imponente Vesuvio.
Nel quartiere collinare del Vomero nasce un locale che rende Napoli un ponte tra le culture del mondo, un collegamento, un abbraccio virtuale, caldo ed accogliente, in grado di  stabilire modi di comunicare, di intrattenere, di incontrarsi attraverso l’ausilio di antropologi, educatori, viaggiatori, filosofi, scrittori, giornalisti, esperti di marketing e comunicazione, case editrici che promuovono una cultura della conoscenza, dell’inclusione, dello scambio e dell’integrazione: Casa di U’!
Oggi incontro virtualmente gli organizzatori di questo innovativo progetto nella persona di Antonella Veltri che si occupa dell'accoglienza clienti e che risponde a qualche domanda.
1) Quale filosofia anima le attività proposte dalla Casa di U’?
R: Casa di U’ vuole essere un locale di intrattenimento a sfondo culturale serio, ma non serioso, rivolto a tipologie di persone diverse in base alla fascia oraria.

Insomma chi ha detto che non si possa unire l’utile al dilettevole? Chi di noi non pensa “mi piacerebbe fare qualcosa di diverso” e ogni volta deve cercare singole iniziative in luoghi diversi. Noi cerchiamo di riunirle a Casa di U’.
In molte
attività proponiamo il tema delle culture straniere, una specie di viaggio virtuale, un pretesto per viaggiare con la fantasia, come avviene nelle feste per i bambini dove offriamo ai genitori la possibilità di scegliere la festa a tema Svezia con lo spettacolo di Pippicalzelunghe o Inghillterra con Re Artù e così via.
2) Tra le innumerevoli ed interessanti iniziative proposte mi ha particolarmente incuriosito lo “psicoaperitivo”, di cosa si tratta?
R: Si tratta di momenti di socializzazione combinati alla logica degli incontri motivazionali. Ogni volta si affrontano argomenti di interesse comune. Un modo serio, ma appunto non serioso, per interagire con veri professionisti del settore, ma anche un modo per fare amicizia, trascorrere il tempo in modo diverso, mai banale.
3)Quali sono le tipologie di utenti a cui sono rivolte le iniziative della Casa di U’?
R: Inizialmente il pubblico erano i bambini. Oggi sono state sviluppate attività in modo da individuare diversi targets:
. le scuole elementari e materne, che portano in gita i bambini per attività ricreative a tema socio-culturale-giocoso e ricreativo.
. i bambini,  con laboratori di vario tipo e feste private.
. gli adulti, con aperitivi a sfondo culturale come lo psicoaperitivo, l’aperiwine

(degustazioni di vino con sommelier), l’aperivarte
 (aperitivo con esposizioni, guida del curatore, ecc ), le serate musicali a tema nazione e anche qui le feste private che possono essere scelte con il pacchetto base o con la riproposizione di uno di questi servizi di
intrattenimento offerti, ma in veste privata.
4) Fino ad ora quali riscontri ha avuto la Casa di U’ e come sono recepite le proposte avviate?
Abbiamo cambiato approccio solo da settembre. Ci sono tante cose che vorremmo fare e sviluppare, ovviamente ci vuole del tempo. L’interesse da parte del pubblico è decisamente buono.



Ringrazio gli organizzatori ed ideatori della “Casa di U’” ed in particolare ringrazio il modo entusiasmante e originale con cui l’idea viene portata avanti, testimonianza che “se puoi sognarlo, puoi farlo!”


Un caffè con...Non bull-ARTI di me!

Metti un gruppo di giovani appassionati e pieni di entusiasmo. Metti qualcuno che crede in questi giovani che hanno tanto da raccontare e da esprimere. Metti la volontà ferma di combattere la violenza tra pari facendo “affogare il male in un mare di bene” ed ecco che nasce il progetto “Non Bull-Arti di me” (www.nonbullartidime.com) realizzato nella città di Torino con il supporto finanziario dell’Agenzia Nazionale
Giovani nel programma Europeo Gioventù in Azione. Oggi incontriamo Ilaria, referente del gruppo giovani, e Edoardo, neo- peer educator del progetto, che hanno gentilmente accettato di prendere un caffè con Socrate e con Walt…

  1)  Il progetto nasce con lo scopo di combattere le nuove forme di violenza veicolate attraverso la rete. Cosa si intende per cyberbullismo?

R: Cyberbullismo è un neologismo che deriva dalle parole bullismo e cyber descrivendo un fenomeno nuovo, per alcuni un'evoluzione del classico bullismo, forma di prevaricazione esercitata in maniera continua fra pari ma in contesto di asimmetria di potere, per altri una fattispecie di violenza fra pari del tutto nuova. Ad una prima definizione sembrerebbe che la differenza sostanziale fra bullismo e cyberbullismo si situi nel mezzo attraverso il quale vengono inflitti dei danni, nel caso del cyberbullismo, infatti, non feriscono i pugni o gli insulti verbali ma si ferisce attraverso l'uso del computer e altri dispositivi elettronici. Questi mezzi di offesa, però,  mutano, di fatto le caratteristiche essenziali di questa forma di violenza fra pari, in primo luogo, infatti, rispetto al bullismo, il cyberbullismo può raggiungerti sempre e ovunque non dando alla vittima spazi di tregua, la presenza di uno schermo che divide la vittima dal bullo impedisce di vedere la sofferenza altrui e sviluppare empatia,  ugualmente basta cliccare un "mi piace" per aggregarsi al branco di bulli, in maniera spesso inconsapevole e deresponsabilizzata ("non ho fatto niente, ho solo condiviso una foto"), il cyberbullismo inoltre è molto più accessibile del bullismo classico, non è necessaria la presenza di un'asimmetria di potere, non bisogna essere i più forti o i più carismatici, basta avere una connessione internet, infine la viralità, l'atto di cyberbullismo non si limita a coloro che vi assistono, alle "voci" che i giorni dopo si diffondono nella scuola o nel gruppo sportivo, ma potenzialmente può diventare virale e raggiungere un infinito numero di persone, inoltre questa forma di violenza rimane nella rete, reiterando e "ricattando" il bullato potenzialmente per sempre. Infine vi è un cambiamento nella richiesta di aiuto, la violenza è un fenomeno già generalmente difficile da denunciare agli adulti, il cyberbullismo in questo senso è ancora più lontano dal mondo degli adulti che, considerato il gap generazionale, non sono effettivamente in grado di consigliare e aiutare i propri figli e nipoti che si relazionano con le nuove tecnologie.
2) La vostra azione per arginare i rischi verso i quali va incontro la nuova cyber generation contempla azioni preventive per limitare i danni del cyberbullismo.  Nel concreto quali mezzi utilizzate per diffondere una cultura dell’inclusione e della valorizzazione delle diversità?
R: Il nostro approccio non è tanto quello di fornire ai ragazzi che incontriamo delle informazioni tecniche, come si protegge la privacy o si blocca un contatto, l'utilità di questo genere di informazioni, infatti, passerebbe in fretta con il mutare velocissimo dei mezzi, specialmente i social network maggiormente utilizzati dai ragazzi e soggetti anch'essi a mode e aggiornamenti. Ciò che ci interessa è far crescere i ragazzi nelle proprie competenze sociali, nelle life skills, che non li abbandoneranno nella crescita, a prescindere dall'evoluzione dei social network e della pervasività del web. Fra queste ci interessa sviluppare l'investimento nelle relazioni positive, nella comprensione delle proprie e delle altrui emozioni, permettere ai ragazzi di ragionare su come ci comunichiamo agli altri e quanto sia parziale l'opinione che ci facciamo degli altri così come degli altri di noi, ragioniamo insieme sulla responsabilità individuale. Inoltre riteniamo in primo luogo che il cyberbullismo sia una forma di violenza, considerando, però, che la violenza ha tre gambe: la violenza diretta che è visibile e mostra immediatamente i suoi effetti, la violenza culturale che nutre e giustifica la violenza diretta, e la violenza strutturale che offre i presupposti appunto strutturali affinché la violenza diretta si reiteri. Nel caso del cyberbullismo, sono la discriminazione, il razzismo, l'omofobia, la definizione di "anormalità" e diversità che alimentano e giustificano le persecuzioni via internet, se si vuole quindi incidere sulla violenza diretta del cyberbullismo bisogna eliminarne le matrici culturali, per questo educare alla diversità e all'inclusione. Ugualmente si incide sulle cause strutturali, su un sistema sociale che criminalizza ed emargina i giovani, vietato giocare a pallone nei cortili, o li indirizza ad attività a pagamento che non tutte le famiglie possono permettersi o su cui hanno lungimiranza di investire, l'alternativa è la solitudine in casa o l'inattività e la noia per strada. Si invitano i giovani a riflettere sul tempo passato "connessi" e quello dedicato ad incontrare e chiacchierare con gli amici di persona.
Un altro elemento che ci caratterizza è la metodologia, boicottiamo la lezione frontale, perché è gerarchica, deresponsabilizzante e soprattutto io, animatore, educatore,  so già quel che penso ...mi piacerebbe sapere quello che provate e pensate voi! è un cambio di paradigma. Discutere di alcuni temi però richiede costruzione di fiducia e di un ambiente accogliente per questo ci piace costruire, una volta entrati nelle classi, un vero e proprio nuovo "patto formativo", spostiamo i banchi, impariamo i nomi degli studenti, interagiamo con un approccio alla pari e maieutico ( Socrate docet! n.d.r.) . Un altro elemento metodologico che caratterizza le nostre attività è l'utilizzo del gioco, il gioco non è affare da bambini, anzi! Il gioco è il laboratorio per eccellenza in cui esaminare ed osservare senza rischio dinamiche proprie della vita reale, sperimentare reazioni e controreazione per prepararsi poi ad agire al meglio quando una determinata situazione verrà incontrata nella vita. Infine la responsabilizzazione e l'attivazione in prima persona: abbiamo analizzato e discusso un problema che tocca bambini ed adolescenti in prima persona, un fenomeno che porta sofferenza, qualcosa che non ci può lasciare indifferenti, per questo invitiamo i ragazzi ad agire contro il cyberbullismo secondo i loro interessi e passioni: facendo video, manifesti, canzoni, creando attività educative per altri ragazzi come loro.
3)  Quale ritenete sia la valenza educativa dell’arte e della creatività?
L'arte ha nel nostro progetto il ruolo di volano di attivismo sociale. Non ci bastava "sensibilizzare" degli adolescenti, ci interessava molto di più che i giovani beneficiari non si sentissero "schiacciati" dal problema ma intravedessero gli spazi per attivarsi e contrastarlo, l'arte ha proprio questa funzione: permette ai giovani di esprimersi e veicolare, in un linguaggio comprensibile ai loro coetanei, dei messaggi educativi.
   4) Quale è il riscontro e l’impatto che sortite nel presentare i vostri progetti nelle scuole?
C'è interesse da parte delle scuole, il problema è percepito anche se spesso, benché in presenza di fenomeni molto gravi, assolutamente invisibile a genitori e insegnanti. La realtà virtuale è un mondo parallelo e assolutamente autentico per gli adolescenti e preadolescenti, all'interno dei quali si costruisce e si media una "reputazione" e una posizione sociale nel gruppo dei pari. I ragazzi, dal canto loro,  conoscono molto bene il problema e si confrontano alla pari con gli educatori, quali "esperti" in prima persona del tema. La metodologia partecipata e laboratoriale viene apprezzata, cattura l'attenzione e permette anche ai più timidi di esprimersi. Gli insegnanti hanno riscontrato al termine del percorso un miglioramento nelle relazioni in classe fra gli studenti. Abbiamo poi le "opere", ciò che gli studenti hanno voluto creare e produrre per denunciare il fenomeno del cyberbullismo e per educare altri a resistere a questa forma di violenza. Vi invitiamo a vederle sul nostro blog www.nonbullartidime.org!
    5) Qual è la filosofia che anima le vostre azioni?
In primo luogo, come si diceva, una visione olistica del fenomeno violento, va bene contrastare il fenomeno del cyberbullismo, che rappresenta, però, la punta dell'iceberg di una dinamica di violenza culturale e strutturale di discriminazione e prevaricazione più ampia sulla quale bisogna agire.
In secondo luogo cerchiamo di agire non solo sul bullo, punendolo o criminalizzandolo, né solo sulla vittima, vittimizzandola ulteriormente, ci interessa, al contrario, incidere sui gruppi responsabilizzando ciascuno membro a non rimanere massa grigia ma "alzarsi in piedi" contro ogni forma di violenza.
In terzo luogo l'approccio partecipativo, nelle attività ma anche nella stessa struttura del progetto educativo, al termine del quale sono i ragazzi stessi chiamati a mettere in gioco ciò che hanno imparato e la loro creatività per aiutare i propri coetanei.
Tutti questi aspetti rientrano in un'ottica più ampia di educazione alla pace ai principi della quale facciamo riferimento e crediamo fortemente. Cogliamo l'occasione per ringraziare il Centro Studi Sereno Regis www.serenoregis.org che ci ha permesso di formarci proprio in un'ottica di educazione alla pace e ci ha supportato in ogni fase della realizzazione di questo progetto.

Grazie a questi giovani che con entusiasmo, studio, impegno e preparazione forniscono un servizio utile e produttivo contro un fenomeno dilagante e deleterio, quale è il cyberbullismo. Buon proseguimento!