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sabato 29 giugno 2019

Ci vediamo a casa

Quando ho finito di leggere il libro mi sono letteralmente disperata...sì perchè più che un libro, per me, ha rappresentato un diario da sfogliare ogni sera prima di andare a dormire, un compagno di viaggio che mi ha fatto sorridere, ridere, scompsciare dalle risate, piangere, commuovere, riflettere, pregare, rendere grazie per la famiglia che ho...
Perchè è di famiglia che si parla nel libro, di una famiglia che nella sua ordinarietà è straordinaria...
Gigi, Anna Chiara e i loro 4 figli ( oggi 5) non possono che farsi amare nella narrazione della loro storia, e sembra conoscerli da sempre perchè in fondo ciò che narrano è la bellezza della famiglia...e la bellezza , nella famiglia, regna ovunque...se solo lo si vuole...se la si vuole vedere...
Le mille difficoltà quotidiane, le paure notturne, le incombenze e le piccolezze che in una casa diventano immense, come l'odore della pastina in brodo che manco un profumatore dell'ikea arriva a tanto...i litigi, le differenze caratteriali, i silenzi e gli incontri/scontri nel corridoio di casa, ti fanno calare in un'avventura più unica che rara, seppure così comune a tante famiglie che ogni giorno combattono in prima linea per l'unione, per la felicità di ogni componente e per l'armonia di tutto il gruppo...

Titolo: Ci vediamo a casa
            la famiglia e altri meravigliosi disastri
Autori: Gigi De Palo - Anna Chiara Gambini
Editore : Sperling & Kupfer

lunedì 30 maggio 2016

"Ho lasciato la Mamma mia - L'Avvocato" di Alberto Borgatta

"Non esiste separazione definitiva finchè esiste il ricordo"...così recita una massima di Isabelle Allende e così attraverso le parole dello scrittore Massimo Bisotti, la nonna di Alberto gli ricorda, sul finire della stesura del testo, che  "Il non avere qualcuno vicino non ti impedisce di averlo nel cuore".

Ed è proprio questa la sensazione che si ha non appena ci si approccia a questo libro, la presenza, la presenza dei ricordi attraverso i due racconti, l'uno dietro l'altro che hanno il medesimo protagonista; la presenza delle immagini della Grande Guerra, nei particolari nitidi di una quotidianità semplice tanto quanto dolorosa, angusta tanto quanto affascinante vista attraverso un obbiettivo fotografico; la presenza sempre viva dei compagni, di quelli che non ce l'hanno fatta, nel proprio cuore...

Leggere "Ho lasciato Mamma mia""L'Avvocato"( editore Sillabe di sale) , che di fatto è un copione di uno spettacolo teatrale, il cui protagonista è il reduce dal fronte, per poi passare a: L'Avvocato, racconto in equilibrio tra la fine della guerra e le tappe evolutive che porteranno alla soglia della seconda guerra mondiale, è come sedersi a tavolino con il protagonista, ascoltare i suoi racconti taglienti, emozionanti, crudi come crude sono le fotografie di atrocità che nella guerra viaggiano sotto la copertura della normalità, come immortalare un sergente che ha trovato il modo di rifornirsi di scarpe dai piedi di un  austriaco morto ammazzato, o menzionare nel fluire dei ricordi coloro che erano tornati a casa, ma solo fisicamente " come fossero spiriti, morti in combattimento, ma rimasti nel contempo tra noi".

Un libro intenso, appassionante, con un ritmo incalzante ed al tempo stesso contemplativo, arricchito da immagini toccanti ed evocative, alla fine del quale si ha l'impressione di avere avuto un incontro con una persona in carne ed ossa, con un cuore ancora palpitante che la Grande Guerra, nel suo vortice distruttivo, non ha avuto il potere di cancellare.

Alberto Borgatta ritratto dal fratello Luca.
L'autore, Alberto Borgatta nasce il 18 aprile 1990 a Torino e dall’età di due anni vive a Condove (TO), in Val di Susa. Nell’ottobre del 2013 fonda, insieme ai fratelli Luca e Beatrice, il Gruppo Musicale Teatrale B and B&B, del quale è cantante e chitarrista. È inoltre autore dei testi del primo album inedito della formazione, “Hellequin”, già prodotto con Sillabe di Sale Editore.
Sempre in collaborazione con la medesima casa editrice, ha già collaborato nella stesura dei testi del lavoro teatrale “Non si pagava il biglietto”, presentato in occasione del 70° anniversario della liberazione del campo di Auschwitz e che affronta la tematica dell’Olocausto. Appassionato e studioso di storia, è inoltre autore di un progetto di ricerca sull’antica chiesa parrocchiale di San Pietro in Vincoli a Condove, in occasione del restauro della stessa durante il 2014. Il progetto è stato esposto in forma teatrale il 6 aprile dello stesso anno.
Lo spettacolo “Ho lasciato la Mamma mia”, frammenti e fotografie dalla Grande Guerra, dal quale è tratto questo libro, è stato presentato il 30 maggio 2015 in occasione del centenario dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale. È la prima avventura editoriale dell’autore.

martedì 24 maggio 2016

"Impenetrabili penombre" di Matteo Bottone

“Solamente guardando, le cose del mondo ci sfuggono, mentre fermandole, attraverso un disegno, si impara a vederle, ad osservarle”.
Ed è proprio così che l’autore del libro “Impenetrabili penombre”( Edizioni Leucotea), Matteo Bottone, utilizza le parole come si utilizza la matita per disegnare i contorni di quello che sarà un quadro. Dapprima delineando il disegno in un bozzetto generale, intravedendo lievi sfumature, per poi accompagnare il lettore in una profondità di emozioni chiare, nitide, a volte contrastanti, ma ricche di quella carica capace di far vibrare le corde dell’anima.

Corrado Fiorleonetti, pittore pugliese nato alla fine del Seicento, oramai giunto al tramonto della sua esistenza, si sofferma, nella cornice di una grande masseria, la stessa dove è nato, a osservare la propria vita immortalandola nei ricordi, con lo sguardo di chi è sempre alla ricerca ed è in attesa di svelare il filo conduttore delle tappe di quel viaggio incredibile che è la vita in cui “il bianco è la luce, la somma di colori.”
TORINO SALONE DEL LIBRO 2016

L'autore.

Matteo Bottone nato a Torino il 25 agosto 1957.
TORINO SALONE DEL LIBRO 2016
Laureato in Filologia moderna con specializzazione in Storia e Critica del Cinema all’Università degli Studi di Torino con una tesi sull’opera di Vittorio De Seta. Dal 1984 è docente di Materie letterarie, Storia e Comunicazione visiva. Ama l’arte in tutte le sue espressioni, in particolare pittura, cinematografia e fotografia. Lettore onnivoro. Fotografa e dipinge “paesaggi dell’anima”. E’ attratto e affascinato dagli artisti capaci di indagare tutto quello che si nasconde nell’animo umano. Scrive “perché vivere non basta”.

mercoledì 18 maggio 2016

"La Gatta e i diamanti" di Andrea Monticone.


“La Gatta e i diamanti” ( golem Edizioni) non è solo l’avventura del capitano Sodano alla prese con una ladra internazionale ma è l’avventura del lettore stesso che sin dalle prime righe si ritrova letteralmente catapultato e travolto in un avvincente thriller in cui ad un certo punto non riesce più a distinguere se il peso che avverte alla mano è perché sorregge il libro o è il peso della Glock 19 di mezzo chilo descritta con tal dovizia di particolari  che sembra quasi di avvertirne la portata.
Il ritmo è incalzante e la lettura si districa in un’alternanza di sistole e diastole, scandita da un fermo immagine in cui un centesimo di secondo è descritto come un tempo infinito di emozioni, strategie, calcoli di metri, centimetri  per poi riprendere la corsa accompagnando Sodano nell’inseguimento di quella figura agile vestita di nero che nella sua fugace e misteriosa ombra cela una certezza: avrà certamente preso il diamante.

L’autore accompagna il lettore nelle domande che  lo spingono a divorare il racconto in preda alla spasmodica curiosità di arrivare al finale che solo un buon thriller riesce a suscitare. E così come quel gatto rosso sornione placidamente acciambellato su un divano dai tessuti vivaci con il suo sguardo indagatore non lascia un momento quelle due gambe nude che spuntano da un accappatoio corto mentre una voce giovane parla a monosillabi in inglese in quell’arnese che ogni tanto vibra con la sua tastiera e la sua antenna satellitare,per poi richiudere le fessure degli occhi solo quando ha appurato che quell’aggeggio non è pericoloso,ecco che il lettore troverà pace solo una volta letta l’ultima riga del libro.

L'autore
 Andrea Monticone è nato a Torino nel 1972. Giornalista di nera, ha scritto di omicidi e cimiteri, madri assassine e processi. Ha pubblicato il noir-rock Marsiglia blues che definisce, con ottime ragioni, un libro maledetto e, per Golem Edizioni, il romanzo Ultimo mondo cannibale. Questo è il quarto libro della serie dedicata al capitano Sodano. Ama il rock e il blues, Londra e l’Arsenal, il bourbon e il buon vino. Twitter@AMonticone

lunedì 16 maggio 2016

"Il mondo dell'altrove" di Sabrina Biancu

 Elia, Rosy, Tea, Pietro, Desideria, André e la stellina Irina sono i personaggi dei cinque racconti di questo meraviglioso libro “Il mondo dell’altrove” di Sabrina Biancu (Marco Del Bucchia editore, 2015)che ci prendono per mano e con delicatezza, dolcezza e tante emozioni ci accompagnano in un mondo straordinario, affascinante, spesso pieno zeppo di interrogativi, dubbi ed emozioni contrastanti,ma così elastico da poter contenere l’universo intero ed oltre: il nostro cuore.
Il filosofo Aristotele sosteneva che la capacità degli uomini di meravigliarsi è la strada per poter vedere l’invisibile. Ed è proprio questa la sensazione che accompagna il lettore durante lo scandire lento delle parole, l’assaporare i toni limpidi e diretti dei dialoghi, ossia che sin dalle prime righe del libro si ha l’impressione netta di essere catapultati in un mondo magico, un mondo di fantasia ma così concreto e vero da essere più reale della realtà stessa e per questo visibile e tangibile. La semplicità della vita ordinaria, della routinaria e comune esperienza della “banale” quotidianità costituisce uno scrigno di infiniti tesori per cui un sorriso, degli incontri, il dolore, persino la povertà sono strumenti indispensabili per dissotterrare quello che l’essere umano ha di più prezioso: la capacità di rinnovarsi.
Un libro capace di toccare le corde più intime delle emozioni e del cuore umano di cui si intuisce la sete perenne, la necessità continua ed il bisogno impellente di colmare un vuoto che viene messo a tacere solo nel momento in cui, dimenticandosi di se stessi, si decide di spendersi gratuitamente per gli altri.
La scrittrice, Sabrina Biancu, con le parole riesce a dipingere le immagini dei racconti nel nostro immaginario facilitato dalla fluidità e scorrevolezza dello stile che rendono perciò il libro adatto sia ad adulti che a bambini, capaci di cogliere attraverso i racconti la forza ed il messaggio che ne scaturisce.

L'autrice

Sabrina Biancu nata il 03/12/1981 a Oristano vive a Baressa. 

Interessata fin da piccola a comunicare emozioni ed aiutare gli altri, ha capito durante l'adolescenza che voleva fare la scrittrice, quando ha cominciato a partecipare a dei concorsi letterari. 
È passata dalle poesie ai romanzi, per capire infine che il suo vero interesse sono i racconti fantastici, per riuscire a comunicare che nulla è impossibile se lo si vuole davvero. Il lettore viene trasportato in luoghi magici, che esistono nei sogni, tra realtà è fantasia, che lo aiuteranno a capire se stesso tra personaggi veri e inventati che popolano i diversi racconti. 
Trae ispirazione dalla vita e dal mondo che la circonda: un bambino, un fiore, una nuvola ma anche un pensiero che le attraversa la mente, uno stato d’animo positivo, il ricordo di una giornata; cerca di scrivere i racconti allo stesso modo in cui vive la vita, con passione e godendo di ogni momento, così le è più facile mettere nero su bianco e farli diventare un qualcosa che le appartiene. 
Al momento è iscritta al corso di laurea in scienze dell’educazione e formazione 
Le piacciono i bambini, gli animali e i libri. 
Al suo attivo ha due raccolte di racconti, Luce Azzurra (Boopen 2009) e Il mondo dell’ altrove (Marco Del Bucchia Editore 2015).


mercoledì 10 giugno 2015

Non c'è gara, la vita vince sempre !

Era il giugno del 2012 quando "incontrai" per la prima volta la storia di Chiara. Un incontro provvidenziale, visto che da lì a poco avrei salutato per sempre il mio padre putativo, divorato da un cancro che lentamente e senza pietà lo ha mangiato dall'interno consumando il suo corpo ma rafforzando la sua anima e la sua immensa fede nel Signore Gesù Cristo.
Così, in quei giorni di congedo, in cui tutto sembra spogliarsi del superfluo e mirare dritto dritto all'essenziale, costellato di ricordi colorati annebbiati dalle lacrime di dolore ma al tempo stesso resi vividi e quanto mai pieni di sfumature colorate dall'imminente ultimo saluto e nell'assistere alla dolorosa e straziante trasfigurazione dalla vita terrena alla vita celeste, ecco che i social mi permettono di conoscere la storia di Chiara. Chiara nasce in Cielo, il 13 giugno del 2012 dopo aver scoperto di avere un carcinoma alla lingua le cui cure necessarie decide di rimandare per salvaguardare la vita che ha nel grembo: il suo piccolo Francesco. Ma quello che mi colpì della storia di Chiara fu, certo questo gesto coraggioso di mettersi da parte per servire la vita nascente, ma ancor più l'accoglienza che Enrico, il marito , e lei stessa ebbero nei confronti dei figli nati precedentemente, ognuno dei quali già dalle ecografie gestazionali avevano dato chiari segni di malformazioni che li avrebbero condotti poco attimi dopo la nascita alla morte. Hanno deciso di farli nascere per accoglierli nelle loro caldi ed amorevoli braccia ed accompagnarli verso la morte, verso il nuovo affaccio ad una vita ed ad un'esistenza in cui li avrebbero affidati al Signore. La sofferenza acquista un senso solo se illuminata dall'amore, altrimenti razionalmente è inspiegabile oltre che insopportabile. Chiara ed Enrico hanno amato i loro figli non pretendendo da loro nessuna soddisfazione personale, non aspettandosi nulla da loro, non proiettando mai su di loro vanità narcisistiche o prolungamenti del proprio ego, consapevoli che stavano rinunciando per sempre alla gioia di vederli grandi, ma servendo la vita a costo di mettere a repentaglio la propria. Il funerale di Chiara, dicono i media, assomigliò molto di più ad una festa che ad una triste dipartita. Ognuno dei partecipanti ricevette una piantina, simbolo di vita, gioia...Questa storia mi colpì così tanto che quando uscì il libro corsi subito ad acquistarlo per approfondire e conoscere meglio la psicologia di Chiara e del marito, per capire cosa, come quando e perchè si arriva ad annullarsi per permettere ad altri esseri umani di vivere, di venire alla luce e poi congedarsi dalla vita nelle braccia amorevoli dei propri genitori, nel valore di quella carezza che i bimbi morti in grembo per la stessa volontà dei genitori non potranno mai ricevere, perchè l'amore ha bisogno anche di fisicità, siamo umani, abbiamo cuore umano e la carezza di una mamma più di mille parole, più di mille trattati di pedagogia, più di idee riesce a dare un senso a quello che razionalmente è inaccettabile ossia il dolore e la morte. E lì ho avuto la certezza che quello che diceva un grande Santo, fondatore dell'Opus Dei, San Josèmaria Escrivà poteva essere realizzato, ossia che è possibile "Far affogare il male in un mare di bene"...a suon di piccoli passi possibili ( cit. Chiara Corbella Petrillo)..il mare di Chiara è diventato un oceano! 

martedì 17 marzo 2015

Recensioni:La gnosi al potere di Angela Pellicciari.

In un mondo della comunicazione in cui si è abituati ad urlare per farsi ascoltare, del quale si è costretti a subire "verità" conclamate e reputate incontrovertibili acclamate da un tizio con una maschera molto simile ad una museruola alla Hannibal Lecter e che si fa chiamare Adam Kadmon in onda su Italia1 alla stessa stregua di come andava in onda il santone di Wanna Marchi in una qualche sperduta tv commerciale, che paventa complotti fantomatici ed intervista illuminati che di luminoso hanno solo il faro a favore di telecamera, come ad esempio il portavoce ufficiale della massoneria Claudio Bonvecchio, che edulcora l'immagine della massoneria stessa per renderla più potabile ad un pubblico profano e la maschera, come da vizietto ricorsivo, coerente con il proprio stile, ecco che arriva una concreta risposta a suddette pagliacciate.
Angela Pellicciari, scrittrice e studiosa, tralasciate le suggestioni televisive veicolate da personaggi incappucciati che vivono carnevalescamente la storia tutto l'anno, con il suo libro "La gnosi al potere", sobrio, pulito, fruibile anche dai meno addetti ai lavori e con fonti alla mano senza mai abbandonarsi a fanatismi coloriti di umori suggestivi ed isterici che invece tanto caratterizzano le trasmissioni di cui sopra, ci racconta la storia attraverso vicende italiane in un'Europa sempre più propensa all'esaltazione dei diritti del singolo ed alla sua corruzione come mezzo di distruzione di massa.
L'autrice ci parla di gnosi, tecnoscienza, fede, massoneria, ONU, papi, i Savoia, Marx, Mussolini, Pascoli, i Mille e tanto altro ancora con i retroscena curiosi, le cose non dette dai classici libri di storia studiati sui banchi di scuola, tutte documentate e mai solo ipotizzate, delineate con contorni che nulla lasciano alla fantasia ed ad ideologie fumose. Svela i fili dei burattinai che minano l'essenza dell'essere umano fino a trasformarlo in una caricatura di se stesso, per giunta anche fatta male, in cui il limite sembra non più una realtà tangibile e peculiare dell'uomo stesso, ma un ostacolo da superare con ogni mezzo a disposizione anche se il prezzo da pagare è la svendita della propria anima.
Un libro che si legge tutto d'un fiato, quel fiato sospeso misto allo sgomento che si prova nel constatare quanto poco è diffuso tra noi "profani" il senso della storia concreta e non paventata o mitizzata e quanto sia facile cadere in una congiura contro la verità, inconsapevolmente, laddove la coscienza del singolo viene gradualmente anestetizzata dai giullari della storia, ossia da quelli che, come affermava Platone, credono di essere migliori e per tale qualità hanno la presunzione di voler rendere migliori anche gli altri.

lunedì 3 novembre 2014

Una storia confusa


Questa settimana si comincia in compagnia di un buon caffè con...

Recensione de: "Una storia confusa" autore: Enrico Pentonieri -Europa Edizioni


Si dice che ogni “promessa è debito” ma quando la promessa a farla è un adolescente, e se la promessa è rivolta a se stessi, qualunque essa sia, allora questa diviene una catena che vincola, trattiene e talvolta imprigiona fino al punto da diventare l’unica cosa immobile in una realtà in continuo divenire.
Un ragazzo, due ragazzi, tre ragazzi, una ragazza, due ragazze, tre ragazze… adolescenti che preferiscono una birra al mattino al posto della classica bevanda da colazione, (quando e soprattutto il mattino rappresenta la fine della loro giornata) intimoriti dall’amore e dalle sue innumerevoli sfaccettature più di quanto possa intimorire un’interrogazione di matematica al liceo, belli e con tutta la vita davanti ma con un bagaglio di idee, paure, speranze, immaginazione e proiezione di se stessi nel futuro da costituirne già in pochi anni vissuti un bagaglio tanto forte e tanto pesante quanto forti e pesanti sono le emozioni con cui si affronta l’esistenza. Ragazzi che si barcamenano in un intreccio di passioni, storie, amicizie spezzate e ricostruite, amori dichiarati e latenti, che passano attraverso le emozioni e le vicende del protagonista, Andrea.
Un don Chisciotte della Mancia i cui mulini a vento hanno ceduto il posto alle lacrime di una ragazza, di una donna in divenire…un cavaliere d’altri tempi il cui istinto di protezione fa a cazzotti con quello di sopravvivenza,( quando non fa a cazzotti con qualcuno per davvero!), senza che ne abbia la benché minima consapevolezza, senza che abbia la consapevolezza che quelle risposte ricevute si trasformano in domande che lo costringono a crescere, perché in fondo quand’anche la paura delle responsabilità si fa sentire forte avanzando a piè sicuro, si ritroverà ad avere assunto la più grande responsabilità che un uomo possa assumersi, quella verso se stesso e le promesse fattesi.
Ed è allora che il ritmo, ansimante, irruente e galoppante della prima parte del romanzo lascia il posto ad una riflessione lenta, pacata, serena, riflessiva ma non priva di esilaranti quanto coinvolgenti colpi di scena che non permettono al lettore di tenere bassa l’attenzione fino ad accompagnarlo alla fine del romanzo con uno sguardo al passato pieno di tenera nostalgia, non tanto per ciò che si è vissuto, ma per il come lo si è vissuto…

L'autore

Enrico Pentonieri è nato a Napoli 1975. Da sempre appassionato di musica e instancabile scrittore, dopo il diploma scientifico coltiva una delle sue passioni: l’informatica. In questi anni ha avuto svariate esperienze lavorative come webmaster e tecnico informatico. Dal 2012 collabora con Partenopress, Una storia confusa è il suo primo romanzo.

Reperibile presso le librerie Feltrinelli
oppure online:


 Link per l'acquisto:

domenica 7 settembre 2014

Ero massone

La copertina del libro, Croce di legno, Rosario e ferma-soldi
con il simbolo del compasso, G,lettera che indica il grande architetto
dell'universo, stella a 5 punte, foglie di acacia, tutti simboli
della massoneria.
"Ero Massone" di Maurice Caillet, non è solo la storia di una conversione ma è un obbiettivo focalizzato sui meccanismi psicologici invisibili in grado di creare delle catene mentali difficili da slegare, da cui è difficile liberarsi, che caratterizzano certi gruppi chiusi, le sette, i circoli, le varie compagnie che fagocitano la persona trasformandola in burattino. Un pò il percorso inverso della favola di Pinocchio, che da burattino di legno, dopo un cammino che lo vede scontrarsi con i suoi limiti oggettivi, con le sue miserie e le sue paure, diventa uomo. Ma l'uomo se è tale nasce già con una caratteristica imprescindibile ed inalienabile: la libertà. Quella stessa libertà di pensiero, parola, azione che Caillet aveva perso non appena ha tentato di allontanarsi dalla Massoneria, quella stessa libertà oggetto di ricatto morale da parte dei suoi "fratelli" che lo hanno condannato ad una morte civile e sociale non appena ha scelto di dare spazio alla sua fede cattolica. L'incontro con Gesù non solo ha apportato dei significativi cambiamenti materiali e tangibili nella sua vita, ma gli ha restituito quella forza capace di spezzare le catene attraverso cui veniva subdolamente ed artificiosamente orientato, controllato, indirizzato ad agire in virtù di principi che andavano contro l'uomo, contro la vita, a cominciare dagli innumerevoli aborti da lui stesso provocati, essendo medico, che lo avevano anestetizzato, abbagliato da una logica perversa di progresso e di evoluzione. Il messaggio finale che ho potuto recepire è che la libertà se è conquista non è mai vera libertà. Perchè la libertà è il punto di partenza nella vita di un essere umano, non oggetto di ricatto nè punto di arrivo. La libertà non pone condizionamenti: sei libero solo se agisci così, sei libero solo se...L'uomo è libero. Punto. E' anche libero di rendersi schiavo di un sistema ben strutturato capace di annientare la singola coscienza in virtù di una coscienza universale. Il messaggio di Gesù è l'opposto, ossia non può esserci una coscienza universale se prima non si ha ben definita una coscienza individuale. In fondo delle nostre azioni, dei nostri pensieri e dei nostri propositi risponderemo in prima persona quando ci si chiederà il resoconto finale. E lì non ci saranno "fratelli" che tengano. Buona lettura!

giovedì 13 settembre 2012

Per sempre...

I distacchi, si sa, sono dolorosi. Se poi repentini, improvvisi ed inspiegabili lasciano nella mente e nel cuore una serie di tarli, una serie di domande la cui risposta è celata dietro l'assordante silenzio della vita che inevitabilmente e paradossalmente continua e fa rumore senza lasciare traccia alcuna se non un vuoto incolmabile. Il protagonista del romanzo di Susanna Tamaro, Per sempre, testimonia che la pragmaticità tipica maschile può essere fatta letteralmente a pezzettini nel momento in cui il cuore si apre alla poesia della vita, seppure drammatica e costellata da eventi tristi e laceranti. E il ricordo non è che nuova linfa vitale che scorre e inonda la natura in cui il protagonista cerca conforto, rifugio e nuovo senso alla propria esistenza. L'occupazione derivata dalla cura del proprio orto, delle piante, dei fiori è unita all'indagine e alla ricerca di una logica in quell'apparente ordine cosmico così lontano dal caos, dal "senza tempo", dalla disperazione e dalla confusione del cuore umano davanti all'imprevedibilità degli eventi, di cui il protagonista si sente comunque parte attiva seppure nell'illusione della staticità e passività del dolore. E il richiamo all'eternità accompagna ogni pagina del romanzo fino a chiedersi davvero se esiste qualcosa che non sia per sempre...