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domenica 8 marzo 2015

Consapevolezza di sè, un contro-esercizio.

Uno degli aspetti peculiari di alcuni manuali che propongono esercizi per acquisire maggiore consapevolezza di se stessi e delle proprie potenzialità, per aumentare e sviluppare maggiore autostima, per "riprogrammare" il cervello in virtù di maggiore successo nella vita, vertono su un punto di partenza che reputano fondamentale: la riflessione su se stessi.

In questi casi l'agente ed il complemento oggetto coincidono e questi esercizi hanno come scopo quello di porre, metaforicamente, ma talvolta anche molto concretamente, uno specchio in cui poter vedere riflessa la propria immagine al fine di poterci lavorare sopra forgiandola secondo la forma che invece le si vuole dare.

Riflettendo su questi manuali e su questi esercizi ego-ricorsivi mi sono posta una domanda: e se invece  la chiave della risoluzione  del nodo "autostima"fosse nel capovolgere una prospettiva e anzichè focalizzare e puntare il faro su se stessi lo si spostasse completamente altrove al fine di "fare una vera esperienza di sè" concreta piuttosto che fare esperienza solo di pensieri, convincimenti, convinzioni e convenzioni puramente mentali?

Se piuttosto che partire da un pensiero si partisse dall'esperienza per poi procedere a ritroso?

"Dimenticare se stessi", mettere in un angolo per un periodo la riflessione su se stessi e mettere a tacere il nostro io che piange, che grida aiuto, che è bisognoso di riconoscimento, di carezze, non significherebbe ignorare se stessi, le proprie pulsioni, le proprie convinzioni, le proprie nevrosi, piuttosto offrirebbe l'opportunità di viverle pienamente realizzate  senza giudizi, calandosi in contesti sociali in cui la relazione con gli altri e l'esperienza diretta fornirebbe materiale su cui poter lavorare e paradossalmente farebbe emergere delle potenzialità dell'io che nemmeno pensavamo di avere.

Il non usare gli altri come specchio che riflette la propria immagine ma come oggetto verso il quale sono orientate le proprie pulsioni metterebbe il nostro ego in secondo piano al punto da creare un vuoto capace di sviluppare la capacità di ascolto ed accoglienza verso gli altri che in automatico ridimensionerebbe alquanto l'immagine che abbiamo di noi stessi. Cosìchè un complesso di inferiorità allo stesso modo di un complesso di superiorità potrebbero essere collocati in una realtà non solo mentale, ma reale, e come in un puzzle si potrebbe cercare di capire quale sia davvero il nostro posto nella realtà concreta che ci circonda. Non nella realtà che patiamo. Non nella realtà che vorremmo. Ma nella realtà che viviamo.

L'individuo è un insieme di esperienze, interiori e esteriori, e le une non possono prescindere dalle altre.
Se è vero che una volta acquisita la consapevolezza di noi stessi subentra il forte potere della volontà, è pur vero che l'esperienza stessa, l'accoglienza dell'altro, l'aprirsi ai problemi altrui, l'ascolto degli altri, il prestare aiuto agli altri, il dimenticarsi di se stessi per gli altri ha il potere di restituirci una visione più realistica e concreta di noi stessi senza la necessità di partire dalla riflessione su se stessi.
Quello che spesso manca negli esercizi di consapevolezza di se stessi è proprio il saper delineare la cornice nella quale il nostro "io" soffre, prova disagio, frustrazione, paura.
Il confronto con gli altri permette di far luce sui punti in comune con chi ci circonda e su quelli diversi totalmente ed è lì, e non nell'ano del cervello, che si gioca poi la partita del "cosa voglio davvero" che si basa sul "chi sono davvero".

Quando il metro di misura di noi stessi diventa il mondo, il mondo fatto di altre persone, di incombenze, lavoro, impegni, responsabilità, amici, famiglia e la stessa quotidianità e non ci misuriamo più su quello che vorremmo essere in teoria, o su quello che non siamo, l'immagine di noi ci apparirà più nitida e reale e la realtà è sempre modellabile, se tarata sui nostri reali limiti e sulle nostre reali potenzialità.


Una fotografia esterna non è meno importante di una "radiografia" interna perchè il processo tra pensieri ed esperienza è osmotico e non può esserci pensiero reale e concreto se non ci mettiamo a confronto con la nostra vita concreta e tangibile.


venerdì 6 marzo 2015

L'inganno dello psicologismo del successo e le logiche di potere.

C'è una tendenza in Italia riscontrata negli ultimi venti anni a ridurre i problemi di ordine filosofico, sociale, culturale e politico ad una matrice di tipo psicologico, che giustappunto è conosciuta con il nome di psicologismo.

Si è stati propensi a voler far credere che il mancato successo di un'idea, di una proposta innovativa, del mancato realizzasi di una singola persona, del singolo individuo sia da ricondursi alla mancata fiducia nelle proprie capacità, alla mancanza di autostima e spesso nella mancanza di coraggio. Tutto questo ha portato alla pubblicazione di manuali, o manualetti direi, in cui si indicano esercizi di autostima per migliorare la qualità del rapporto con gli altri, in cui si motiva a rischiare il tutto per tutto nel campo lavorativo per diventare "imprenditori e manager di se stessi", di come sviluppare al meglio la comunicazione assertiva per imporsi in un colloquio di lavoro, di come scrivere una lettera di presentazione ed un curriculum vitae per fare colpo sul selezionatore.

E' passata così l'idea che davvero se si vuole una cosa e non la si ottiene è perchè non ci si conosce abbastanza, non si evidenziano abbastanza le proprie qualità, non si crede abbastanza in se stessi e che "tutti possono tutto" basta attivare le proprie risorse interiori e la propria volontà.

Questo tipo di pensiero, se da una parte ha indotto ad una maggiore consapevolezza delle proprie qualità e dell'ottimizzazione delle proprie virtù, d'altro canto è risultato monco di tutta quella parte, necessaria ed imprescindibile, che è il contesto reale in cui si vive, intendendo per "reale" le condizioni economiche di partenza, il contesto sociale, culturale, la regione da cui si proviene e tutto quello che rende un essere umano un animale sociale, come sosteneva Aristotele.

Costruire il proprio futuro non è così facile come costruire una città fatta di lego perchè spesso i mattoncini lego della vita reale non li compri e non li scegli tu, non scegli quali forme e quali colori utilizzare, e la città deve strutturarsi sì sulla propria "fantasia" ma anche con la materia ed il materiale che si ha a disposizione.

Credere nelle proprie capacità ed idee non è che il primo passo per costruire il proprio successo, la propria riuscita, un'attività lavorativa che concilii le proprie naturali predisposizioni con le necessità economiche per la sopravvivenza, ma è anche un presupposto direi ovvio e banale perchè chiunque ha un'idea è anche dotato di entusiasmo per vederla realizzata e l'entusiasmo è alla base della nascita di un'idea, ma è anche vero che se non si è inseriti in un contesto che riconosce un'idea buona ed originale, un'idea vincente, che funziona, può essere questa dotata di quanta bontà si voglia, ma rimarrà un'idea isolata e non supportata, a prescindere dall'entusiasmo e dalle capacità del fautore dell'idea stessa.

Così capita di assistere ad un fenomeno frequentissimo, ossia che un'idea per quanto buona e originale che sia, non riuscirà mai a vincere contro un'idea, magari un pò meno originale e più debole, ma supportata da quelle che il papà del film di "Caterina va in città" indicava come combriccole e parrocchielle.

Il contesto in cui si è inseriti, i gruppi di appartenenza, i partiti, i club, i circoli sono altrettanto importanti tanto quanto possedere un talento. Facendo parte di un gruppo si ha una utenza più ampia a cui proporre la propria idea, sostenitori, passaparola molto più efficace, tanto da farmi pensare che appartenere ad un gruppo valga tanto quanto, se non di più, paradossalmente, che possedere un'idea potenzialmente vincente.

Di contro, però, appartenere ad un gruppo se può essere produttivo e soddisfare il bisogno di sicurezza che ciascun individuo possiede, è pur vero che in alcuni gruppi le logiche di potere orientate al successo immediato chiedono sempre un prezzo da pagare, spesso limitante e spesso vincolante. E' necessario quindi interrogarsi sulle logiche di potere del gruppo a cui si ha intenzione di appartenere qualora lo si ritenesse necessario per conseguire un successo che altrimenti non avrebbe altre vie di sbocco e di uscita.

Cercare di sventare l'inganno dello psicologismo permette anche di avere una visione più obiettiva della realtà e di superare quel senso di frustrazione tanto comune a chi, seppur dotato di idee, talento, entusiasmo e volontà non ha però alcuna rete di supporto, focalizzando le responsabilità del "mancato successo" non su una responsabilità personale tout court ma puntando l'attenzione sulle dinamiche di gruppo e le logiche di potere del contesto nel quale si è inevitabilmente collocati.

giovedì 25 settembre 2014

Un caffè con...Barbara De Santi!



Barbara De Santi ha partecipato al programma televisivo “Uomini e Donne”, condotto da Maria De Filippi e che va in onda nella fascia pomeridiana su Canale 5. Il programma prevede la partecipazione di uomini e donne, giustappunto, single, che hanno lo scopo di conoscersi tra loro al fine di cominciare una storia d’amore che abbia come finale auspicabile il più bello di tutte le favole, ossia: “ e vissero felici e contenti…”. Ogni puntata è caratterizzata dalla narrazione dell’evolversi delle storie e dei percorsi di conoscenza tra i concorrenti che si scelgono magari dopo aver fatto piacevolmente un ballo assieme durante la puntata. La coppia che si forma o che si sta formando non è scevra di polemiche, critiche, segnalazioni da parte del pubblico da casa e di opinioni talvolta pungenti da parte dei concorrenti stessi che mettono in discussione la bontà della storia nascente o delle intenzioni di uno dei due protagonisti o anche talvolta di entrambi. Molte storie si sono coronate con un lieto fine, altre sono in via di definizione, altre ancora sono cominciate e terminate.  Ciò che colpisce è proprio il fatto che alcuni concorrenti, scremati quelli che vi partecipano per puro narcisismo o per motivi che esulano dallo scopo del programma stesso, è proprio il coinvolgimento totale e l’esposizione mediatica delle emozioni di cui i concorrenti sono fautori e che l’elemento “telecamere” o “televisione” diviene a lungo andare solo un accessorio, passando paradossalmente in secondo piano rispetto alla realtà vissuta e raccontata. Barbara De Santi ha appassionato il pubblico di “Uomini e donne” proprio per la veridicità delle sue storie, per la generosità con cui non ha risparmiato le proprie emozioni, lacrime, rabbia, gioia, entusiasmo, tristezza, dolore in cui si è reso ben visibile il fenomeno per cui la televisione non risulta che un mezzo che può creare dei ponti invisibili di scambi empatici tra chi ne usufruisce e chi la fa; Barbara ne incarna proprio un esempio palese a tal punto da essere stata così disponibile e gentile da aver accettato di “prendere un caffè” con Walt e Socrate al di qua dello schermo…

      1) Cosa spinge una donna come lei, indipendente, affascinante e intellettualmente brillante a partecipare ad un programma televisivo?
B: "Intellettualmente brillante è uno dei complimenti più graditi che io abbia mai ricevuto nella mia vita perché penso che la bella che non balla non serva a nulla, balla chi ha ha una mente, appunto, brillante, briosa, viva. Detto ciò, rispondo alla domanda. Il mio desiderio di partecipare ad un programma televisivo nasce innanzitutto da una voglia di riscatto nei confronti di una vita passata ai margini, una vita in cui mi sono sentita meno bella, meno capace, meno considerata degli altri. Penso siano lacune e piccoli complessi derivanti, probabilmente, dal tipo di educazione avuta in famiglia. Quindi, ora, avere la possibilità di essere al centro dell'attenzione, mi fa sentire finalmente qualcuno agli occhi di chi mi ha fatto sempre sentire nessuno, come dire: hai visto che nonostante tutto, io ci sono, sono amata da una buona fetta di pubblico, sono al centro e non più ai margini? Scegliendo, poi, come programma televisivo, "Uomini e Donne", altra motivazione importante è trovare la tanto ricercata anima gemella: in effetti per me è davvero un'impresa quasi impossibile, e continuo a confidare in questa trasmissione per trovare un amore che mi stia vicino per sempre." 

2) Cara Barbara, l’immagine che lei ha descritto di se stessa, spesso dipinta dalle sue stesse parole durante la trasmissione, è stata quella di donna fragile, spesso bisognosa di conferme e rassicurazioni. Eppure, ha saputo sempre affrontare con grande grinta, talvolta facendo prevalere l’aspetto razionale, altre volte quello emozionale, le critiche, gli attacchi, le aggressioni verbali, le insinuazioni…Ecco, quali sono stati i pensieri da cui ha tratto forza per controbattere e trovare sempre le parole per fronteggiare chi in quel momento la accusava consapevole di essere davanti a delle telecamere?
B: "Nel corso di questi tre anni ho pensato spesso di mollare, di alzare le mani al cielo ed arrendermi. Ma il calore delle persone che mi trasmettevano e continuano a trasmettermi on line, per strada, al supermercato e in ogni posto in cui io vado, mi ha dato la forza di andare avanti. Finalmente ho trovato una forma di amore, quello delle persone che mi seguono, che mi appaga, mi fa sentire importante, mi fa sentire bella e io ho bisogno di queste conferme. Altro mio punto di forza è la ricerca e difesa continua della verità, della lealtà, della sincerità: io con questi elementi in tasca posso camminare orgogliosa  a testa alta, posso guardare la lucina della telecamera e essere fiera di quel che sono perché faccio e vivo nella stessa identica maniera fuori e dentro la trasmissione. Io non sono fuori programma "persona" e dentro il programma "personaggio", io sono sempre Barbara, persona vera fino a stare male. "
3) Barbara, una volta conclusasi la puntata, rivedendosi in televisione, quindi passando dal ruolo di “attore” a “spettatore”,  ha rilevato  qualche discrepanza o anche una semplice differenza tra l’immagine che lei ha di se stessa e quella che viene filtrata attraverso l’obbiettivo della telecamera?
B: "Certo, vedo un'enorme differenza. Chi è quella persona dello schermo sempre arrabbiata, sempre sulla difensiva, petulante e talvolta antipatica? No di certo Barbara che sta a casa, puntigliosa sì, ma divertente, ironica, autoironica, solare e mooolto simpatica."
4)La trasparenza con cui ha comunicato le sue emozioni ed il vissuto dei momenti condivisi nel programma ha fatto ben trapelare l’onestà intellettuale con cui esprime giudizi verso se stessa e verso gli altri, in poche parole è una persona che non sa dire bugie né a se stessa né agli altri. Il sano realismo che la contraddistingue sembrerebbe aver vinto le barriere televisive a tal punto da vestirsi di coraggio, perché ci vuole molto coraggio a diventare un personaggio pubblico mantenendo nel tempo la propria identità. Cosa è sostanzialmente cambiato nella sua vita durante e dopo la partecipazione a questo programma?

B: "Non avevo ancora letto questa domanda e vedo che inizia con una sorta di descrizione della mia persona, di delineazione delle principali e inequivocabili caratteristiche che mi appartengono, caratteristiche che, guarda caso, avevo già enunciato nelle risposte precedenti.

Fondamentalmente, nel concreto, nella vita lavorativa e non, quotidiana, non è cambiato assolutamente nulla. Ma importante è il cambiamento nel mio mondo interiore, la mia autostima, per esempio, che prima era veramente al livello di minimo sindacale, ora è invece maggiore, mi sento più sicura e mi sento, sarò ripetitiva, considerata, voluta, desiderata. "


5) Il fatto che altri ( ammiratori, compagni dell’avventura televisiva, fans) riconoscano in lei delle qualità o semplicemente esprimano simpatia verso il suo percorso televisivo, può, secondo lei, accrescere l’autostima operando significativi cambiamenti al proprio modo di essere? 

B: "Di nuovo ho anticipato contenuti della domanda successiva. Ho già detto che la mia autostima è cresciuta, sono più convinta di piacere e di essere desiderata, dai bimbi agli adulti senza distinzione di sesso. Nonostante ciò io rimango sempre una persona che "vola basso", che non si monta la testa, che sa che nella vita deve sempre impegnarsi per guadagnarsi la stima, l'amicizia, la simpatia altrui e per avere successo nelle piccole e grandi cose della vita. "


Ringrazio moltissimo Barbara De Santi per aver voluto prendere un caffè con Socrate ed uno con Walt, innanzitutto per la disponibilità, per la gentilezza e per l’accuratezza con cui ha risposto alle domande, e poi per aver fatto luce su aspetti e dinamiche psicologiche ed emotive che molto spesso vengono offuscate dai riflettori televisivi, e che invece rivelano una umanità profonda e tangibile, una umanità che risplende di tutte le sfaccettature di cui è composta e della quale  la televisione non è che diffusore, un faro che non si teme quando ciò che riflette è l’autenticità, seppure nelle proprie insicurezze e mille contraddizioni! Barbara De Santi, inoltre, ha fatto luce su un altro aspetto della televisione conferendole  un valore aggiunto  sfruttandola come momento di maturazione personale e crescita anche interiore, nella consapevolezza di trovarsi davanti un mezzo appunto da usare e non dal quale essere usati, perché come diceva il filosofo Kant “l’uomo è sempre fine e mai mezzo”. Grazie ancora Barbara con l’augurio che possa continuare il tuo cammino con la stessa veridicità e consapevolezza di oggi!





mercoledì 13 giugno 2012

I Bulli in pugno....

Il bullismo è un fenomeno in forte crescita. La prepotenza esercitata sottoforma di violenza fisica e/o verbale ha spesso risvolti devastanti nel processo di crescita della vittima di queste violenze.
Proviamo a delineare un identikit con le caratteristiche più comuni delle vittime scelte dai bulli e a cercare di capire quali possono essere i modi per fronteggiare questo oneroso problema.

         

Identikit della vittima
Si differenziano in qualcosa dagli altri compagni/amici/gruppo di coetanei : nel modo di vestire, nel modo di pettinarsi, hanno un handicap fisico o mentale, sono in sovrappeso o sono sottopeso, sembrano essere più fragili e deboli, sono più piccoli, fanno parte di una minoranza, hanno brutti voti a scuola, non socializzano facilmente, non sono inseriti in nessun gruppo di amici, di studio, non sanno difendersi dalle aggressioni fisiche e /o verbali. Appaiono indifesi.

Primi segni di  disagio
            Manifestano reticenza nel tornare a scuola, inventano scuse per non andarci, preferiscono essere accompagnati e venuti a prendere da un adulto, manifestano tensione, stress, tristezza dopo la scuola, quando si chiede loro qualcosa sulla scuola sembrano infastiditi e reticenti nel raccontare il vissuto scolastico, dichiarano di non avere amici, manifestano insofferenza verso la scuola, presentano segni fisici come graffi o lividi sul corpo, sono nervosi, non riescono a trovare attività in cui rilassarsi con spensieratezza.
Il ruolo dei genitori
Il primo assoluto accorgimento che i genitori possono mettere in atto nei confronti dei loro figli è l’ascolto attivo. Non appena scorgono un comportamento diverso, inusuale nei loro figli,  è bene attivarsi per scoprirne la causa. A volte un comportamento “strano”può essere solo un momento passeggero, a volte invece, un campanellino d’allarme per un problema più grave. Qualora la causa degli atteggiamenti sopradescritti dei figli risalgano ad un sospetto di vessazione da parte di altri coetanei nei confronti dei nostri figli è bene procedere “dietro le quinte”. Infondere coraggio a nostro figlio, fargli comprendere che può cavarsela da solo, suggerirgli alcune strategie di difesa, fargli comprendere che qualsiasi cosa accada ci sarete voi alle sue spalle ,anche se non presenti fisicamente nel momento in cui si verificano situazioni di bullismo. Simulare a casa delle situazioni potrebbe aiutare il bambino a sentirsi più forte ed a mettere in atto strategie di difesa ( ad esempio: se lui-il bullo- ti dice questo, "noi" come rispondiamo?cosa facciamo? Facciamo finta che....tu cosa fai? Proviamo a farlo assieme?). Aiutare il bambino a ignorare il bullo, innanzitutto dentro se stesso, è il primo passo verso una forma di difesa personale. Andare insieme a scuola e scoprire altre vie di uscita per evitare il bullo oppure favorire l’integrazione in classe del vostro bambino con merende pomeridiane a casa vostra, gruppi di studio, festicciole, incentivare vostro figlio a frequentare i compagni di classe in occasioni di socializzazionein modo che il bambino si senta protetto anche da un gruppo di suoi pari. Lavorare quindi sull’acquisizione di fiducia in se stesso da parte del bambino è fondamentale, prima ancora di denunciare alla scuola gli avvenimenti, prima ancora di rivolgersi a specialisti nel settore. Rafforzare l’autostima dei nostri figli rassicurandoli che noi ci saremo sempre e comunque e che lui è perfettamente in grado di cavarsela da solo è un buon proposito per permettere ai nostri bambini di fronteggiare le difficoltà delle relazioni con gli altri, adesso come in età adulta. 

venerdì 20 aprile 2012

Mi conosco abbastanza?

Una delle cose che maggiormente mi stupiscono quando insegno durante i corsi di formazione di orientamento al lavoro è il rilevare quanto poco ci conosciamo. Pensiamo di conoscerci, crediamo di conoscere i nostri punti di forza ed i nostri punti di debolezza, ma in realtà non appena si pone la domanda che spesso ricorre durante i colloqui di lavoro "Dimmi i tuoi tre punti di forza" ecco che il silenzio domina sovrano. Questa situazione si ripresenta soprattutto quando si è alle prime armi, si affrontano i primi colloqui, si è appena usciti dal mondo scolastico e ci si affaccia per la prima volta al mondo del lavoro. Ma non di rado capita anche tra gli adulti, che spesso ribaltano la domanda "Posso dire prima i miei difetti?". E' tutta questione di autostima e di conoscenza di se stessi. Spesso non ci si sofferma sul guardare se stessi con un occhio esterno, per cui le emozioni che proviamo, le sensazioni ed i sentimenti influenzano la percezione dell'immagine di noi stessi e spesso, inconsapevolmente, ci allontaniamo così tanto dalla realtà che quando ci ritroviamo a fare il lavoro che sognavamo ci ritroviamo infelici ed insoddisfatti. Come quando vediamo un bellissimo abito sulle riviste di moda, lo guardiamo, lo desideriamo, lo vogliamo. Quando poi però lo proviamo e ci accorgiamo che non fa per noi, rimaniamo delusi, forse perchè non abbiamo valutato prima se il vestito, quel tipo di vestito era adatto a noi, se ci sono occasioni in cui poterlo indossare, se il colore dona al nostro colore della pelle ecc...
Perchè una cosa è sapere cosa vogliamo, un'altra è credere di saperlo. 
Capita così che un ragazzo particolarmente creativo si trovi a fare un lavoro routinario, che lo isola da un contesto sociale, chiuso in una stanzetta oppure capita che un ragazzo particolarmente chiuso e solitario si trovi a dover avere contatti perenni con un pubblico ostinato e se è pur vero che la nostra società non lascia tanto spazio per trovare il lavoro che piace, è anche vero però che conoscere se stessi è un buon modo per cominciare e valutare se quello che si sta facendo è un lavoro di passaggio o il lavoro della vita.
A questo proposito posto una tabella che mi è stata utilissima durante i corsi che elenca una serie di qualità personali. Gli alunni, dopo aver compilato la prima tabella ne riflettono la risposta accurata. La cosa interessante è proprio la tabella successiva in cui si chiede di focalizzare i momenti della nostra vita in cui abbiamo evidenziato una particolare qualità. Alla fine si avrà una fotografia di se stessi e delle proprie qualità. Una volta finito questo lavoro si confronta la tabella con il l'idea del lavoro che piacerebbe fare. Si elencano una serie di caratteristiche del lavoro che piace. Ad esempio se il nostro desiderio è quello di lavorare nel campo della pubblicità si sceglie una figura nel campo pubblicitario e si stila una sorta di identikit. E alla fine le si confronta con la propria tabella delle qualità. Quanti più punti combaciano tanto più il lavoro scelto è adatto a noi.Questo è uno strumento utile a livello personale anche in momenti di bassa autostima, quando i ricordi si offuscano a tal punto da dimenticare le situazioni positive in cui abbiamo dato prova di noi stessi. 
  1. Leggi l’intero elenco e seleziona le 14 più importanti qualità personali che senti di possedere.

AccademicoAccettanteAccoglienteAccortoAccurato
AdattabileAltruistaAmbiziosoAmichevoleAnalitico
AnticonformistaApertoAscoltatoreAssertivoAstuto
AttendibileAttentoAttivoAttraenteAudace
AutenticoAutonomoAvvedutoAvventurosoBen Coordinato
CalmoCarismaticoCautoCoerenteCollaborativo
CompassionevoleCompetenteCompetitivoComprensivoComunicativo
ConcettualeConcretoConformistaConsapevoleConservatore
ControllatoCooperativoCoraggiosoCordialeCorretto
CoscienziosoCostanteCreativoCuriosoDeciso
DeterminatoDi supportoDiligenteDinamicoDiplomatico
DirettoDisciplinatoDiscretoDisinibitoDisinvolto
DisponibileDolceDominanteEducatoEfficiente
ElasticoEloquenteEmotivoEmpaticoEnergico
EntusiastaEquilibratoEsigenteEspansivoEsplorativo
EspressivoFedeleFermoFidatoFiducioso
FisicoFlessibileForteFrancoFreddo
GenerosoGentileGenuinoGiocosoGiudizioso
GregarioIdealistaImmaginativoImpulsivoIncoraggiante
IndagatoreIndipendenteIndividualistaIndustriosoInformale
IngegnosoInnovativoIntellettualeIntelligenteIntraprendente
IntrospettivoIntuitivoLavoratoreLealeLogico
LoquaceLungimiranteManualeMaturoMeticoloso
MetodicoModestoMoralistaMotivanteMotivato
Non convenzionaleObbedienteObiettivoOnestoOrdinato
OrganizzatoOriginaleOstinatoOttimistaParsimonioso
PassionalePazientePercettivoPerseverantePersuasivo
PoliticoPonderatoPosatoPositivoPratico
PrecisoPremurosoPrevidenteProduttivoProfessionale
ProgressistaPropositivoPrudentePuntigliosoPuntuale
RazionaleRealistaResponsabileRiflessivoRilassato
RiservatoRispettosoScaltroSchiettoSemplice
SensibileSerioServizievoleSicuro di séSimpatico
SinceroSinteticoSistematicoSocievoleSofisticato
SollecitoSpontaneoStabileTatticoTemerario
TenaceTolleranteTradizionaleTranquilloTrasparente
UmanoVeloceVersatileVigoroso

  1. Metti in ordine gerarchico i 14 punti di forza individuati precedentemente e, per ogni punto, fai una breve descrizione e trova almeno una situazione o una “prova” che attesti il possesso della qualità.

Priorità
Qualità
Descrizione “Prova”
1


2


3


4


5


6


7


8


9


10


11


12


13


14



Buon lavoro!