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martedì 31 maggio 2016

Potolina, il gorilla ed il bambino.

Uno scricciolo di appena 4 anni cade nel recinto dei gorilla nello zoo di Cincinnati...Un gorilla mastodontico gli si avvicina, lo spupazza un pò a modo suo, facendolo andare con la testa sott'acqua, scoprendogli il sederino, trascinandolo da un posto all'altro alla velocità della luce...il piccolo riporta delle ferite a causa della caduta...viene tratto in salvo, il gorilla ucciso.
Ed ecco che scoppia la polemica nel web e sulla carta stampata...chi incomincia ad inneggiare ai diritti degli animali, chi maledice i genitori del piccolo caduto, chi parla, straparla ipotizzando l'Apocalisse alle porte, chi si commuove tirando a nero il proprio profilo in segno di lutto per l'animale morto...Tutti a fare filosofia spiccia...o pretestuosa ...Ecco cosa penso: penso che a tutti possano capitare degli incidenti e non tutti coloro che li subiscono sono dei lobotomizzati...se io vedessi mio figlio in mano ad un gorilla credo che dovrebbero sedare prima me per impedirmi di lanciarmi a riprendermelo ( salvo sempre che prima non mi sia venuto un infarto fulminante o nella migliore delle ipotesi un attacco isterico -ma a quel punto anche King Kong implorerebbe di farmi fuori all'istante, cosa che lo umanizzerebbe alquanto provando lo stesso istinto di mio marito quando è preda delle mie paturnie!) . Penso anche che ci siano decisioni che debbano essere prese tempestivamente infatti qui non si tratta di rispondere all'indovinello" Sei su di una mongolfiera, devi buttare giù il bambino o il gorilla" chi butti? Qui si tratta di tirare fuori un essere umano vivo e sano, che per la mole così piccola e fragile era in pericolo ed il gorilla poteva essere tenero e dolce e protettivo quanto vi pare ma un paio di volte la testa sott'acqua al bimbo ce l'ha messa e sarebbe bastata una amichevole pacca sulla spalla x spappolargli le costole( le mamme ansiose come me sanno ad esempio che se i propri bimbi si stanno strozzando, nella manovra di disostruzione, umanissima, si rischia di rompere loro le costole...non immagino il tocco lieve di un gorilla cosa possa fare!). Anche io detesto gli animali impiegati nel circo, detesto gli animali rinchiusi e utilizzati come strumento di attrazione, anche se sadicamente godo da morire allo sfriccicare di quegli aggeggetti con la luce blu quando una zanzara si avvicina e si vaporizza all'istante...! Ma detesto anche quelle persone che violentano psicologicamente gli animali dando loro il ciuccio, portandoli a spasso in passeggini, facendo bagnetti di lavanda di continuo o facendoli partecipare a gare di bellezza per giunta con mantelline fucsia fosforescenti che farebbero rabbrividire anche un camaleonte! Ad ogni modo sono felicissima che il bimbo sia vivo e invito i genitori che se davvero vogliono portare a vedere al bimbo qualcosa di scimmiesco e peloso basta che mi citofonino durante l'inverno...alle mie gambe in quel periodo mancano solo le liane ! :-P

venerdì 11 settembre 2015

Una mamma e la strana faccenda del gender...

Nel marasma generale di chi dice che non esistono teorie o ideologie gender e di chi, invece, sostiene che vi sia un preciso disegno a discapito della famiglia  ecco che c'è una mamma, come me, che per quanti libri abbia letto, informazioni abbia reperito, siti visitati e stravisitati tanto che potrebbe diventare un tour operator del web con titolo conferito ad honorem tanto il tempo passato a reperire dati che nemmeno per la stesura della tesi di laurea ha impiegato...ecco, dicevo, una mamma come me che rimane perplessa davanti al termine "gender" ma che in questo caos di rara nebulosità, è finalmente arrivata a delle conclusioni (a confronto le sedici ore di travaglio per "sfornare" il primogenito sono una passeggiata nel parco singing in the rain!)

Il campo di battaglia su cui si può capire davvero la questione gender è la propria quotidianità.

Ossia, se io ho ben presente i principi secondo i quali voglio crescere i miei figli, alcune cose o teorie, idee o proposte fatte dalle stesse scuole si eliminano in automatico...è un pò come avere un figlio allergico al latte...è chiaro che il latte è contenuto in tanti alimenti, presentati in forme e colori diversi ( giusto per citare un must della musica italiana, ossia Ligabue) per cui, quando vado al supermercato e leggo sull'etichetta dei prodotti "lattosio", giro i tacchi ( veramente i talloni, a meno che il tacchettino invisibile delle ballerine possa definirsi tale) e me ne vò altrove.

Ecco, io e mio marito sappiamo bene cosa vogliamo e cosa non vogliamo per i nostri figli, per cui se io so che i miei bimbi non si toccano, qualora mi si presentasse a scuola un programma con un corso che mi dice che è contemplata la possibilità di illustrare le parti anatomiche dei miei bimbi indicandole o mostrandole attraverso un gioco o altro, io me ne terrei ben lungi...e non chissà  per quale motivo di origine puritana, religiosa o pseudo tale, o peggio ancora politica o pseudo tale  o, ancora,  perchè ho paura di chissà cosa ma perchè ho chiaro il netto il confine tra l'insegnamento che la scuola può conferire e quello che i miei bimbi riceveranno in famiglia...e c'è un campo, una sfera, uno spazio che racchiude il concetto di "intimità" fisica e non, il cui accedervi è compito oneroso, difficile, spesso ostico che se lasciato in balìa del solo desiderio di delegare o conferire informazioni generalizzate, per quanto può essere buono il fine e lo scopo, come l'evitare discriminazione tra pari, può davvero essere pericoloso minando l'equilibrio dei nostri futuri uomini/donne se non contestualizzato e se non accompagnato da una variabile essenziale in cui il bambino possa sperimentare un amore esclusivo ( variabile essenziale come detto sopra) per lui che è accoglienza, ascolto, tenerezza, peculiare dell'ambiente familiare ( di quelle famiglie non "malate" ovviamente) che non può e non deve essere delegato, perchè materia unica ed irripetibile, nella sostanza e nel tempo, unica via per poter davvero accostarsi a quella sfera intima che rimarca l'unicità di quell'esserino che abbiamo davanti.

Se io credo, e sottolineo se, che tra la famiglia e la scuola debba esserci una sinergia, nè l'una, nè l'altra credo debba offendersi o trincerarsi dietro chissà quale corazza qualora vengano fatte delle proposte, che il mittente sia la famiglia o la scuola...per cui, io genitore, mi informo, studio ma ancor di più, come un sarto che cuce il vestito su misura, confronto le proposte fattemi dalla scuola con la maturità dei miei figli, con le tappe cognitive che stanno attraversando, e non di meno con il buon senso.

Ogni famiglia dovrebbe avere un progetto educativo ben strutturato per i propri figli in cui si definiscono le linee guida dell'educazione da impartire ai propri figli non trascurando un aspetto fondamentale, ossia che ogni figlio è una persona unica ed irripetibile e come tale necessita di un "piano di educazione individualizzato" perciò come mamma rivendico un diritto sul quale non voglio abdicare: ossia essere resa partecipe dei programmi, corsi, metodi adottati dalla scuola affinchè possa esprimere il mio parere forte del fatto che è in ballo la vita dei miei bambini e qualora per qualche motivo non fossi d'accordo con le linee guida adottate dalla scuola, poter muovere mozione senza essere tacciata in automatico di "arretratezza, bigottismo, spirito medievale, idee retrograde e/o anti progressiste"a seconda di come tira il vento che muove la banderuola politica che governa il Paese.

Il pluralismo è questo: tu proponi, io accetto o meno, ma se tu proponi/imponi questo non è pluralismo ma dittatura, perchè se poi denigri, irridi e non ascolti allora due sono le ipotesi: o fingi di proporre per imporre, e quindi mi prendi in giro, o non riconosci la mia autorità nel ruolo di genitore, nello specifico mamma e papà, e quindi ti poni un gradino sopra la famiglia stessa, ed è un controsenso inutile e dannoso perchè la stesura del progetto educativo spetta alla famiglia, in prima istanza, tutto il resto è un pezzo da incastrare. E' come se ad un certo punto i cavalli decidessero di andare dove vogliono senza le istruzioni delle redini del cocchiere...


Per cui credo che personalmente ho il dovere di intervenire qualora ci siano cose che non capisco, anche solo per chiedere, per avere delucidazioni e osservare la buona riuscita o meno delle proposte che ho eventualmente accettato o rifiutato. E questo mio dovere è un diritto che nessuno può togliermi, che va riconosciuto e rispettato nella consapevolezza che ci sono compiti educativi che spettano a ruoli familiari ben definiti che non possono essere sostituiti nemmeno dal miglior programma educativo scolastico candidato al premio Nobel.

Per cui non è importante che ci sia la dicitura o meno "gender" su qualsiasi programma o corso proposto, ma l'importante è avere ben chiaro quello che si vuole per i propri figli, stilare un progetto che merita dedizione, costanza, attenzione, impegno, tempo e amore, quella variabile senza la quale ogni cosa può essere spacciata per buona in suo nome, ma con la quale ogni cosa è davvero passata al setaccio perchè ne va della felicità dei nostri figli. Perchè un esperto le risposte le trova sui libri, sulle enciclopedie, sui trattati, nelle leggi...un genitore le risposte le trova nel cuore.


giovedì 26 marzo 2015

Le convulsioni febbrili nei bimbi piccoli.

E' risaputo che non c'è nulla che spaventi così tanto una mamma quando è alle prese con il primo episodio di convulsioni febbrili del proprio figlio.

Il trovarsi davanti un bambino che perde coscienza ma non del tutto, che trema, che diventa pallido da cui fuoriesce schiuma dalla bocca e irrigidisce tutto il corpo presentando dei tremori fa pensare a chi lo soccorre che stia succedendo qualcosa di irreparabile. Per fortuna non è così, ed è per questo che oggi posto una mini guida utile per prestare i primi soccorsi al proprio bimbo e per non incorrere nel rischio di un proprio infarto! :-P






venerdì 13 marzo 2015

Ci sono cose che non hanno prezzo.

Ci sono cose che non hanno prezzo.
Ci sono cose che non hanno prezzo per la scia di ricordi che lasciano.
Per le emozioni che suscitano, per i sorrisi che ispirano, per il sapore ed i profumi che risvegliano.
Così passeggiando insieme ai due polpettini, in un negozio di giocattoli, ammassati a mucchio, quasi nascosti, mi sono saltati agli occhi dei Paperini in gomma, flessibili, morbidosi.

Ho chiesto il prezzo, davvero irrisorio, ma forse lo avrei acquistato quel Paperino che mi guardava con gli occhi languidi anche se fosse stato un pò più costoso.

Ci sono giocattoli che portano con sè un'aura di positività, quella sensazione di tornare piccoli e vedere che tutto il mondo ruotava attorno a quel gioco che si aveva tra le mani...e tutto il mondo era lì mentre proprio tutto il mondo rimaneva fuori.

Fuori da quell'immaginario, da quelle storie, da quelle fantasie in cui i giocattoli assorbivano tutti i nostri pensieri, le nostre emozioni, i nostri capricci, ed ai quali si associava inconsciamente un ricordo.
Il sapore di un tempo senza tempo.

E rifletto e penso a quanto sia importante "il giocattolo" per i bambini. Non è solo uno strumento per passare il tempo o per imparare a fare qualcosa ma è un catalizzatore di un universo fatto di sogni, di pensieri, di entusiasmo di felicità...quelle sensazioni che quando sarai adulto torneranno e accenderanno lo sguardo in un normale pomeriggio oberato di impegni, di capricci dei bimbi, di cose da fare di corsa ma che ti permetteranno di fare le stesse cose che stavi facendo con un'energia diversa assaporando per un attimo quella felicità pura e sconfinata di una bambina con in mano un giocattolo...

Quel che abbiamo tra le mani da bambini, rimane da grandi nel cuore...

mercoledì 11 marzo 2015

Le massime filosofiche nel quotidiano.

Quando i miei allievi mi chiedevano : "A cosa serve la filosofia?" con intenzioni tendenziose volte a svilirne l'utilità nella vita pratica, ho sempre risposto che la filosofia è il modo con cui vediamo le cose e ci approcciamo ad esse. Il pensiero dei filosofi, le loro altisonanti teorie e i paroloni al limite del comprensibile, come d'incanto, possono ritornarci alla mente anche nella semplice vita quotidiana  e nelle attività più semplici che contribuiscono a dare elasticità al nostro cervello...
Così nelle lunghe notti a vegliare i miei bimbi febbricitanti molte sono state le attività che si sono susseguite per tenermi sveglia...una tra tutte riordinare la loro cameretta...il tutto al buio per non svegliarli...e tra un mattoncino lego che si infilzava nel piede e una ruota di una macchinina che se non avessi visto in tempo mi avrebbe condotta direttamente in una macchina più grande con sirena ,chiamata ambulanza, ecco che mi sovviene una massima:

« Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. »
(Antoine-Laurent Lavoisier)
proprio nel momento topico in cui il sacchetto della spazzatura mi sembrava essere l'unica soluzione al disordine imperante.

E così con un pò di fantasia e con i lego che i bimbi non usano più se non come lancia-fiamme vicendevolmente lanciati ho creato degli orecchini e questo è il risultato. 

Un pò di Attack qualche gancio di orecchino dismesso e come diceva Walt: se puoi sognarlo puoi farlo e così anche i miei incubi più profondi relativi al caos della stanzetta dei miei bimbi hanno acquistato un senso ...come dire!?...."filosofico"!!!...

martedì 10 marzo 2015

Rispettiamoci...rispettiamoli...


E’ notizia di questi giorni che alcune scuole italiane, asili e scuole dell’infanzia, per diffondere una cultura del “rispetto” abbiano previsto progetti che contemplano giochi di ruolo per bambini al fine di far mettere loro nei panni degli altri per sviluppare il cosiddetto “rispetto di genere”.
Personalmente credo che il rispetto sia un concetto che non possa essere slegato dall’empatia e dalla maturazione dei bambini stessi e dall’esperienza e dall’età, né 
tantomeno
da un’educazione morale ( mores =costumi di una società) che preveda il rispetto delle tappe di crescita dei bambini stessi ed il loro livello di ricezione ed elaborazioni delle informazioni.

Tra l’altro alcune scuole si servono di illustrazioni di famiglie di genere diverse per veicolare il messaggio che la realtà è variegata e multiforme.

Il rispetto, però, a mio parere deve andare anzitutto alle tappe graduali di apprendimento degli stessi bambini senza violentarne gli elementi di ricezione e la delicatezza dell'elaborazione delle informazioni ricevute dal mondo degli adulti.

I bambini accolgono la realtà delle relazioni umane molto più velocemente e a fondo degli adulti, perchè ancora privi di sovrastrutture logiche e morali che si acquisiscono in seguito grazie alla diretta esperienza data dagli anni, per cui l'illustrazione della realtà così come la vogliono indottrinare ai bambini con cartelloni, disegni e spiegazioni, giochi di "ruolo" per me è del tutto inutile se non dannosa se monca di temi fondamentali che da mamma e da pedagogista credo che se affrontati troppo presto non rispettino i tempi di apprendimento ed assimilazione dei bimbi stessi quali per esempio "perchè da due omosessuali non nascono bambini?""ma Giorgio che ha due papà da quale pancia dei due papà è nato? " cos'è l'utero in affitto?" "Cosa significa fecondazione naturale e artificiale?"...Qualche giorno fa mio figlio di 5 anni , mi chiede"Perchè c'è l'aria?...posso prenderla? Perchè non la vediamo?"...e questi infiniti perchè hanno il diritto di ricevere risposte vere e concrete che non possono essere lasciate in balìa della fantasia che nasce dall'inadeguatezza delle risposte degli adulti e dei nostri limiti non essendo tuttologi. Il problema per me quindi non è morale
( l'educazione morale è peculiare dei genitori) ma concreto, scientifico, oggettivo...siamo sicuri che nella nostra corsa a voler per forza farci paladini del rispetto delle diversità ( e qui però come insegnante di sostegno potrei aprire un capitolo lungo un fiume di quanto siano per primi gli insegnanti a non riconoscere, accogliere e accettare l'handicap) non stiamo violentando i tempi dei nostri figli con il rischio di immettere troppe informazioni che per la loro età non sono ancora in grado di elaborare? La realtà delle relazioni umane ai bimbi non va spiegata perchè molto più sagaci di noi adulti e molto più naturalmente disposti ad accoglierla, ma è necessario spiegare aspetti della realtà che ci circonda cercando di non creare confusione e mi chiedo come possa un bambino di 4 anni comprendere cosa sia un "utero in affitto" quando ancora non si spiega perchè quel bambino, suo compagno di classe, è nato con il dente storto o spiegare che vi sia un’attinenza culturale tra l’essere femmina ed il fucsia quando ancora a 4 anni confondono il giallo con il rosso!

Se domani all'asilo di mio figlio mettessero dei cartelloni con la spiegazione delle varie forme di cancro illustrandone foto di pazienti nel decorso della terapia o semplicemente disegnandoli a fumetti colorati solleverei con altrettanta forza e determinazione i miei dubbi...eppure il cancro è una realtà molto più diffusa e tangibile della diversità delle varie forme di famiglia e di genere. 
I bambini hanno i loro tempi, le loro speciali e sottili modalità di apprendimento, siamo sicuri che questi insegnanti ne siano a conoscenza? Siamo sicuri che questi presidi abbiano le giuste competenze pedagogiche per sostenere questo tipo di indottrinamento? A occhio e croce direi proprio di no.



I bambini non sono vasi vuoti da riempire ma meraviglie e miracoli unici da aiutare a sbocciare rispettandone le tappe, i limiti, le potenzialità e le immense sorprendenti qualità di cui sono forniti.

Rispettiamo i bambini!
Rispettiamoli, impareranno così a rispettarsi!

Imitare gli adulti.

I bambini sono ottimi osservatori. Per loro l'osservazione è il primo stadio per il processo di apprendimento, per acquisire competenze, per rappresentare mentalmente la realtà che li circonda e per padroneggiarla.
Per questo motivo l'esempio che noi diamo loro è di fondamentale importanza.

In greco antico il verbo "orao", aveva due accezioni complementari, ossia significava: guardo quindi conosco. Secondo Aristotele il senso della vista è il primo senso che si attiva per sapere, per conoscere, tra l'altro è anche il senso alla base dell'invidia, che etimologicamente significa proprio "guardare sopra".

Guardare per apprendere e quindi per imitare è un comportamento innato ed istintivo che si basa, per poi avere efficacia, su vari elementi che contribuiscono al rafforzamento del comportamento imitativo ed alla fissazione delle informazioni derivanti. Questi sono:

1) Il rapporto-relazione tra il bambino e l'adulto ( più il rapporto è stretto, frequente e costante e più l'adulto costituirà un modello da seguire per il bambino)
2) Necessità innata di ispirarsi a qualcuno da imitare ( il bisogno di imitazione nasce con il naturale processo di costruzione della propria identità, ossia il bambino necessita di identificarsi con qualcuno per poter delineare i contorni della propria individualità e prenderne in seguito le distanze per affermare la propria unicità.)
3) Il coinvolgimento di tutti i 5 sensi ( questo aspetto pone l'attenzione sul fatto che un bambino imita chi vede, sente, chi lo coinvolge, chi è presente al punto da stimolargli tutte le attività derivanti dall'uso dei cinque sensi, per cui il bambino tende a imitare chi è vicino a lui, chi è presente nella sua quotidianità e chi stimola la sua capacità di toccare, sentire, vedere, udire, gustare, assaporare...)
4) Canalizza e orienta dei pensieri verso un punto di riferimento, un modello, un punto fisso.
( L'imitazione è un'attività capace di convogliare l'attenzione ed i pensieri del bambini verso un punto di riferimento che fa da catalizzatore dei pensieri stessi del bambino, sviluppando il senso di concentrazione e relazione secondo la quale un pensiero è in grado di implicare un'azione).

Per questo motivo è importante tenere presente che nei primi stadi di apprendimento di un bambino
ciò che facciamo è molto più incisivo di ciò che diciamo, proprio perchè l'apprendimento tramite l'esempio è un passo importante che apre il varco verso un apprendimento invece più teorico. Le strutture mentali vengono forgiate dall'esperienza, dall'esperimento, dalla realtà tangibile ed empirica che per un bambino è imprescindibile per conoscere i mezzi che ha a disposizione per conoscere e padroneggiare la realtà che lo circonda.

mercoledì 4 marzo 2015

La gelosia

Se partiamo dal presupposto che per un bambino "quello che mio è mio e quello che tuo è mio", capiamo che la gelosia è un modo di sentire che si avverte istintivamente da quando si è piccini.
L'istinto di delineare i limiti e porre le "cose" che si sentono proprie in dei confini invalicabili è un sentimento del tutto primordiale.

Il superamento di questo sentimento richiede due momenti imprescindibili nella vita di un essere umano:
1) il distinguo tra il sentimento di gelosia e possesso nei confronti delle cose e delle persone
2) l'interiorizzazione del concetto di libertà.

Se il sentimento di possesso nei confronti delle cose rispecchia in qualche modo un rispetto per esse e per il tempo e l'impegno impiegato per conquistarle ( penso ad esempio al fatto che chiudiamo a chiave l'automobile per evitare che ce la rubino), e quindi il sentimento della gelosia, in tal caso, non è altro che un salvaguardare le cose che si ritengono preziose che rientra nella sfera della responsabilità individuale nei confronti degli oggetti utili per vivere, d'altro canto, il sentimento della gelosia e del possesso nei confronti delle persone potrebbe, invece, rappresentare un disagio che si vive nei confronti di se stessi, una insicurezza o una smania di controllo.
In tal caso viene introdotto il concetto di "libertà" che è la chiave di sblocco per il sentimento della gelosia nei confronti delle persone che ci circondano. E' chiaro che esistono vari livelli di gelosia che sono direttamente proporzionali al grado con cui percepiamo "il possesso" dell'altra persona ed al grado di intimità che abbiamo raggiunto con la persona stessa.
Quando però si interiorizza il concetto di libertà, ossia che ogni persona, compreso noi, ha il diritto di esprimere se stessa e l'altro non rappresenta un oggetto per scaricare o esercitare le nostre paure e nevrosi, non è uno specchio che riflette la nostra immagine, nè tantomeno uno strumento che amplifica il nostro modo di essere, ecco che nel comprendere ciò facciamo un primo passo verso la consapevolezza che la gelosia è utile solo nel momento in cui può essere un campanello d'allarme in una coppia, un sentore che la persona amata si sta distaccando e può tornarci utile come "strumento di ascolto" dell'altro nel momento in cui percepiamo il suo allontanamento. Ma non deve essere una scarica di frustrazioni ed insicurezze o smanie personali in cui l'altro è percepito come oggetto e non come persona.

E' per questo motivo che tutte le volte che mi chiedono se sono gelosa o se ho paura che mio marito  mi tradisca rispondo che per me non è assolutissimamente un problema, piuttosto il problema è di mio marito che rischia di ritrovarsi a passare il resto della vita su di una sedia a rotelle....Bando agli scherzi è utile interrogarsi sull'origine della nostra gelosia cercando di capire se è un riflesso delle nostre insicurezze oppure un sentimento di risposta ad un atteggiamento della persona di cui siamo gelosi. Capire le cause di un problema è sempre l'inizio per la sua risoluzione!

lunedì 3 novembre 2014

Un caffè con...La Via Dei Colori

«Siamo persone che hanno incontrato dei sassi lungo il percorso. E invece di scansarli o di inciamparci, abbiamo deciso di raccoglierli e di costruirci qualcosa»
Ilaria Maggi

Ilaria Maggi è il Presidente dell’Associazione “La Via dei Colori” nata nel dicembre del 2010 in seguito alle tristi vicende che hanno visto i bambini dell’asilo Cip e Ciop di Pistoia vittime dei maltrattamenti da parte di maestre ed educatrici dell’asilo stesso. Attualmente l’Associazione
 ( www.laviadeicolori.org) è un punto di riferimento per chi necessita di un aiuto psicologico, sociale e legale e che malauguratamente si trova a dover affrontare le stesse tragiche situazioni che hanno dovuto affrontare in passato le stesse famiglie che hanno fondato “La Via dei Colori”.  L’orrore, la paura, lo sgomento, lo smarrimento, l’incredulità, la sofferenza, il desiderio di trasparenza e chiarezza e la tutela dei diritti delle famiglie e dei singoli componenti di essi, in particolare dei bambini, da sassi e macigni pesantissimi sono stati, non senza fatica e dolore, trasformati dai componenti delle famiglie de “La Via dei Colori” in mattoni che hanno costruito un ponte di aiuti concreti e tangibili, mattoni che hanno trasformato il dramma in pensieri colorati capaci di ridisegnare la  realtà dotandola di campanelli d’allarme per orientare i genitori nella scelta oculata dei servizi educativi a cui affidare la cura dei propri figli. Ringrazio Ilaria Maggi per aver accettato di prendere un caffè con Socrate e con Walt…
      Ilaria, la realtà dell’Associazione “La Via dei Colori” ha fatto grandi passi avanti dal momento della sua costituzione. Attualmente quali sono i servizi a disposizione per chi si rivolge a voi?
Grazie a te  di averci ospitato. Per noi è un onore. La Via dei Colori ad oggi si occupa di gestire da un punto di vista legale e psicologico-giuridico molti fra i casi più noti alla cronaca come, fra gli altri, Pistoia, Conselice, Vado Ligure, Chiavari, Grado, Barletta, Bisceglie e purtroppo anche una serie di casi in fase ancora di indagine.
Il nostro Comitato Scientifico composto da Avvocati, Psicologi, Pedagogisti e professionisti specializzati nel campo dei maltrattamenti in struttura, creano attualmente una rete solida in grado di agire su tutto il territorio nazionale. Quest’anno abbiamo inoltre potuto aprire, grazie all’enorme aiuto della Dott.sa Mancioli, il primo Sportello di accoglienza per famiglie coinvolte in maltrattamenti presunti o accertati, oltre che di prevenzione al BurnOut per gli operatori a rischio nel settore. Oltre allo Sportello Multidisciplinare che è un luogo fisico ad Empoli (Toscana), da meno di un mese è nato il nostro numero verde (800-98 48 71) al quale possono rivolgersi famiglie che vivono l’atroce dubbio o la certezza di maltrattamenti sui propri cari affidati a strutture, così come le figure professionali a rischio come insegnanti, infermieri o altro che si sentano a rischio burn out.
Sostanzialmente la nostra associazione si occupa di guidare le famiglie dal discernimento del dubbio all’eventuale denuncia, accompagnandole poi, qualora servisse, nel percorso complicato del POST-Trauma. Unitamente a questo stiamo studiando i casi attualmente in corso al fine di poter mettere a punto una strategia preventiva fattibile ed efficiente affinché fatti tremendi come quelli occorsi a noi, non possano ripetersi.

   Nonostante la capillare informazione dei media su eventi che vedono i bambini vittime dei maltrattamenti da parte degli educatori, la recente cronaca ci sottopone a notizie di violenze reiterate nel tempo proprio negli asili. Cosa ne pensa dell’installazione delle telecamere all’interno degli asili come misura di controllo e prevenzione del fenomeno stesso?
Quello delle telecamere è sempre un tasto dolente in quanto molto ampio ed insidioso. Facile sarebbe dire “si alle telecamere” ma la realtà è che la telecamera da sola può essere un deterrente per coloro che si fanno scrupoli a far del male, ma forse non sarebbe sufficiente, da sola, a prevenire il problema. Oltre a questo si aprono una serie di scenari sui quali chi dice “SI alle telecamere” non sempre si sofferma. Quali telecamere? Pagate da chi? Controllate da chi? Installate da chi? Web Cam che metterebbero a rischio la privacy di bimbi ed educatori, Telecamere a Circuito Chiuso che potrebbe essere manomesso da chi compie il reato o cos’altro?
Il fatto che il Garante della Privacy non abbia AD OGGI autorizzato ancora NESSUN sistema di videosorveglianza in NESSUN asilo/scuola, la dice lunga. Il problema è urgente e spinoso ma noi non stiamo fermi a guardare. Ecco perché La Via dei Colori da mesi sta lavorando ad un progetto molto ambizioso del quale speriamo di poter dare presto notizia e che speriamo possa davvero essere un aiuto concreto e percorribile per tutte quelle strutture che vogliano davvero PREVENIRE il più possibile situazioni potenzialmente pericolose. Siamo dell’idea che solo un controllo accurato a monte delle assunzioni, unito a controlli periodici ed a supporti formativi e di monitoraggio sull’intero personale possa, eventualmente unito all’uso di telecamere “sicure”, essere un concreto passo avanti verso la prevenzione.
Ovviamente provare a creare un sistema di prevenzione sicuro ed efficace è un investimento economico, emotivo e lavorativo enorme ed è per questo che La Via dei Colori, oltre a chiedere la collaborazione di tutti coloro che hanno a cuore la sicurezza dei propri cari all’interno delle strutture, sta stipulando collaborazioni con diverse Aziende sul territorio nazionale. Dall’unione d’intenti con alcuni imprenditori sensibili alla nostra mission è nato un Charity Shop (http://www.laviadeicolori.org/aiuta-e-sostieni/charityshop/) che raccoglie una serie di prodotti di vario genere creati appositamente in linea con la nostra filosofia “resiliente”. I prodotti contenuti all’interno del Charity Shop LVdC che si sta ingrandendo giorno dopo giorno, darà alle persone la possibilità di aiutare e sostenere la nostra associazione acquistando degli oggetti belli e colorati per i quali una del ricavato verrà devoluto per sostenere i progetti di prevenzione e cura. Abbiamo chiamato quest’operazione LVdC Style proprio per dire “NO ai maltrattamenti” col sorriso e col colore senza per forza riportare alla mente quelle tragiche immagini che ormai tutti ricordiamo a tristemente a memoria. E’ stupendo scoprire come collaborando tutti insieme, nessun sogno sembra più così irrealizzabile.

      Purtroppo sia personalmente che per il lavoro che svolge all’interno dell’Associazione, lei ha modo di venire a conoscenza di storie di maltrattamenti su minori. Si è fatta un’idea dei molestatori? E’ riuscita a tracciare un identikit comune, con tratti comuni, caratteristiche della personalità simili degli educatori/educatrici, delle maestre/maestri protagonisti di tali nefandezze?
Purtroppo al momento non pare esserci un vero e proprio “identikit” della “maestra cattiva” e sarebbe inopportuno e spregiudicato diffondere falsi allarmismi. Le maestre ed i maestri che finora si sono macchiati di questi orrendi reati ricoprono tutte le fasce d’età ed hanno caratteri distintivi vari.
Quello che però abbiamo notato è che invece il modo di reagire dei genitori è più o meno sempre lo stesso. Una parte agisce con determinazione chiedendo giustizia e denunciando, una parte segue le cose passivamente e non schierandosi, una parte immancabilmente (e questa è la cosa più dura da gestire), nega la realtà nonostante evidenti video, perizie e documentazioni minuziose. Spesso quest’ultima “fazione” si schiera contro i genitori denuncianti ed a favore delle maestre nonostante video espliciti o indagini accurate. Ovviamente questo è riconducibile ad una reazione psicologica ed involontaria ad uno shock enorme che accade in poche frazioni di secondo, quando un estraneo ti dice che tuo figlio è stato picchiato e l’unica cosa che vorresti fare, lo so per esperienza, sarebbe scappare col tuo piccolo in braccio, il più lontano possibile da quella realtà dolorosa ed inaccettabile. Da qui proprio il nostro quotidiano impegno nel sostegno psicologico, morale ed informativo nei confronti delle famiglie che, come accadde a noi nel 2009, vengono colpite da uno Tsunami improvviso che rade al suolo tutta la tua vita sbalzandoti in pochi secondi in un mondo che non conosci e che fa un’enorme paura. Informare, sostenere e condividere con gli altri sta permettendo piano piano a tutti di conoscere questo fenomeno urgente ed assolutamente non trascurabile.

Ringrazio moltissimo Ilaria Maggi per aver voluto condividere questa positiva esperienza dell’associazione “La Via dei Colori” ed invitiamo chiunque sia sensibile a questi temi a visitare il sito www.laviadeicolori.org ed a diffonderne le finalità. Ne ricaverà un grande esempio di umanità in grado di trasformare un’esperienza negativa in una mano tesa ad aiutare chi è in difficoltà. Grazie ancora e buon proseguimento a “La Via dei Colori”!




venerdì 15 giugno 2012

"Un caffè con...Tata Adriana!"


Rullo di tamburi, suonino le trombe, Signore e Signori preparatevi! E' con immenso piacere che ospito oggi nella mia Rubrica "Un caffè con...", la mitica Adriana Cantisani!!!! A tutti nota come Tata Adriana, grazie alla serie televisiva "SOS TATA", Tata Adriana, ossia Adriana Cantisani è molto più che un personaggio televisivo! 
Laureata in lingue con indirizzo in psicologia cognitiva per l'apprendimento linguistico, Adriana Cantisani ha sempre avuto come passione l’insegnamento e i bambini. Nata a Montevideo in Uruguay, e cresciuta in California, Adriana da oltre 20 anni vive e lavora Bologna, operando a 360° nel settore dell’educazione infantile. Inventrice di ‘English is Fun!’ metodo innovativo per insegnare l’inglese ai più piccoli che unisce gioco e apprendimento, raccontato poi nel libro edito da Rizzoli, Tata Help, Adriana ha recentemente creato l’équipe di Obiettivo Bimbo centro di formazione e consulenza rivolto a tutti coloro che hanno il bambino come obiettivo (educatori, genitori, insegnanti, famiglie). Il centro con sede a Bologna e di prossima apertura, si avvale di un team di esperti (logopedisti, psicomotricisti, nutrizionisti, psicologi) che lavorano con le famiglie adottando strategie di ‘Family Coaching’ - termine inventato e registrato proprio da Obiettivo Bimbo - ovvero strategie per migliorare il benessere fisico, socioemotivo e cognitivo di tutti i componenti delle famiglia. Oltre ad Sos Tata (FoxLife e La7), Adriana collabora inoltre come consulente per vari brand del settore bambini.



E' per questo motivo che, in vista delle imminenti vacanze estive, ho pensato di rivolgermi ad un'esperta del settore per carpire qualche segreto in merito alla gestione dei rapporti con i nonni e con i bambini in vacanza, in queste vacanze a cui tutto l'anno si pensa ma che, quando arrivano, trovano spesso i genitori con le spalle letteralmente al muro! Voglio ringraziare Adriana Cantisani per aver messo a disposizione il suo tempo, la sua professionalità e la sua simpatia per questa intervista, così come ringrazio il suo ufficio stampa per la solerzia nello scambio di mail e la disponibilità senza eguali! Grazie di cuore! 

Intervista alla Dott.ssa Adriana Cantisani

·        1) Siamo in tempo di vacanze, spesso i genitori trascorrono le vacanze con i nonni...hai qualche consiglio da dare?
Spesso capita che quando tre generazioni si riuniscono (per un pranzo, per una vacanza) il “capo famigia” diventa il nonno o la nonna (o comunque i nonni.)  Cosa si mangia, quando si mangia, a che ora si mangia, dove si mangia spesso viene deciso dai più anziani.  Noi figli –i genitori dei piccoli- ci adeguiamo alle decisioni che vengono “dall’alto.”  Passiamo le redini dell’educazione dei nostri figli ai nonni, a volte anche controvoglia, ma lo facciamo. La barretta di cioccolata di metà mattina che a casa i nostri figli non la vedrebbero mai,  insieme ai nonni  compare magicamente tutti i giorni. Ogni volta che si passa davanti all’edicola si compra un giochino al bambino. Se il piccolo vuole guardare il suo cartone preferito durante il pranzo la nonna dice “Ma in fondo, se gli piace, lasciamoglielo.” Non ci sono più orari per la nanna, ecc. ecc.
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·        Sono solo esempi, e anche sciocchi, ma sono i classici “vizi” di tutti i nonni (che comunque nascono da un eccesso di amore nei riguardi dei nostri figli..) Nonostante ci dia fastidio lo accettiamo perché fa comodo, perché ci sentiamo in obbligo, perché siamo grati che i nonni ci facciano da babysitter mentre usciamo per una cenetta romantica, per chissà quale motivo ma lo facciamo. Attenzione! Questo lasciar correre può essere una trappola pericolosa che ci può portare a covare rancore verso i nonni, oltre a rovinare la vacanza e destabilizzare la routine dei piccoli.  Esiste il pericolo di incrinare un rapporto prezioso. OK quindi a una mano dai nonni ogni tanto. OK a un consiglio. Ma i figli sono nostri e dobbiamo essere noi, i genitori -con tutti i privilegi e le responsabilità- i primi a non scordarlo, anche quando siamo in vacanza. 
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·         2) In vacanza, si sa, è sempre difficile mantenere le regole, hai qualche suggerimento per far rispettare le regole anche in vacanza? 
Le regole fondamentali per l’educazione di un bambino sono quelle che ci fanno vivere insieme in sicurezza e nel rispetto l’uno dell’altro. Non hanno né luogo né tempo. Si ubbidisce a mamma e papà. Non ci si allontana. Non si dicono le parolacce. Ci si tratta con rispetto. Si mangia tutti insieme, ecc. sono facilmente applicabili ovunque..
Le cose che effettivamente in viaggio potrebbero cambiare sono la routine quotidiana e non tanto le “regole” ma i “regolamenti” del posto. Se siamo in giro sarà difficile far fare ai bambini la nanna subito dopo pranzo o mangiare con la tv spenta (quanti alberghi o ristoranti hanno la tv nella sala da pranzo?) Se a casa ognuno dorme nel proprio letto è possibile che in vacanza si dorma tutti nel lettone o i fratelli nel divano letto o in unico letto, per esempio. Cambia la modalità (il regolamento) ma non il fatto che si faccia (la regola).  Dal momento che non possiamo portarci dietro tutti i giochi dei bambini potremmo concedere un’oretta in più di tv o l’uso di un gioco elettronico che normalmente non permetteremmo (e anche a questo diamo un limite.) Questi cambiamenti diventano effettivamente nuove regole.
·        3) Quali tipologie di mete portesti suggerire per le vacanze di chi ha figli adolescenti e ribelli? 
Tutti hanno il terrore dell’adolescenza invece credo sia il momento migliore per viaggiare con i figli! Sono grandi abbastanza per adattarsi praticamente a tutto, anzi spesso sono più bravi di noi grandi!  Apprezzano di più anche le mete culturali (certo, cinque musei al giorno ucciderebbero chiunque, non esageriamo!) Veramente va bene qualsiasi meta, però teniamo in considerazione anche posti che risultano attraenti per un adolescente e magari non per noi, ad esempio un parco di divertimenti o la visita ad uno stadio.  Bisogna anche ricordare che essendo adolescenti sono creature socievoli… spesso col sesso opposto… quindi proviamo a scegliamo un posto che abbia qualche attrattiva sociale per loro: una gelateria piena di ragazzi, un viale dove fare “le vasche”, come dicono a Bologna, un luogo di incontro anche per ragazzini. L’adolescente spesso parla tanto (nonostante la fama di essere chiuso e anti-genitore) solo che lo fa… quando vuole lui J.  Un consiglio per chi ha figli unici: non è una brutta idea invitare un amico o un cugino in vacanza con voi.
Buon divertimento!
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mercoledì 13 giugno 2012

I Bulli in pugno....

Il bullismo è un fenomeno in forte crescita. La prepotenza esercitata sottoforma di violenza fisica e/o verbale ha spesso risvolti devastanti nel processo di crescita della vittima di queste violenze.
Proviamo a delineare un identikit con le caratteristiche più comuni delle vittime scelte dai bulli e a cercare di capire quali possono essere i modi per fronteggiare questo oneroso problema.

         

Identikit della vittima
Si differenziano in qualcosa dagli altri compagni/amici/gruppo di coetanei : nel modo di vestire, nel modo di pettinarsi, hanno un handicap fisico o mentale, sono in sovrappeso o sono sottopeso, sembrano essere più fragili e deboli, sono più piccoli, fanno parte di una minoranza, hanno brutti voti a scuola, non socializzano facilmente, non sono inseriti in nessun gruppo di amici, di studio, non sanno difendersi dalle aggressioni fisiche e /o verbali. Appaiono indifesi.

Primi segni di  disagio
            Manifestano reticenza nel tornare a scuola, inventano scuse per non andarci, preferiscono essere accompagnati e venuti a prendere da un adulto, manifestano tensione, stress, tristezza dopo la scuola, quando si chiede loro qualcosa sulla scuola sembrano infastiditi e reticenti nel raccontare il vissuto scolastico, dichiarano di non avere amici, manifestano insofferenza verso la scuola, presentano segni fisici come graffi o lividi sul corpo, sono nervosi, non riescono a trovare attività in cui rilassarsi con spensieratezza.
Il ruolo dei genitori
Il primo assoluto accorgimento che i genitori possono mettere in atto nei confronti dei loro figli è l’ascolto attivo. Non appena scorgono un comportamento diverso, inusuale nei loro figli,  è bene attivarsi per scoprirne la causa. A volte un comportamento “strano”può essere solo un momento passeggero, a volte invece, un campanellino d’allarme per un problema più grave. Qualora la causa degli atteggiamenti sopradescritti dei figli risalgano ad un sospetto di vessazione da parte di altri coetanei nei confronti dei nostri figli è bene procedere “dietro le quinte”. Infondere coraggio a nostro figlio, fargli comprendere che può cavarsela da solo, suggerirgli alcune strategie di difesa, fargli comprendere che qualsiasi cosa accada ci sarete voi alle sue spalle ,anche se non presenti fisicamente nel momento in cui si verificano situazioni di bullismo. Simulare a casa delle situazioni potrebbe aiutare il bambino a sentirsi più forte ed a mettere in atto strategie di difesa ( ad esempio: se lui-il bullo- ti dice questo, "noi" come rispondiamo?cosa facciamo? Facciamo finta che....tu cosa fai? Proviamo a farlo assieme?). Aiutare il bambino a ignorare il bullo, innanzitutto dentro se stesso, è il primo passo verso una forma di difesa personale. Andare insieme a scuola e scoprire altre vie di uscita per evitare il bullo oppure favorire l’integrazione in classe del vostro bambino con merende pomeridiane a casa vostra, gruppi di studio, festicciole, incentivare vostro figlio a frequentare i compagni di classe in occasioni di socializzazionein modo che il bambino si senta protetto anche da un gruppo di suoi pari. Lavorare quindi sull’acquisizione di fiducia in se stesso da parte del bambino è fondamentale, prima ancora di denunciare alla scuola gli avvenimenti, prima ancora di rivolgersi a specialisti nel settore. Rafforzare l’autostima dei nostri figli rassicurandoli che noi ci saremo sempre e comunque e che lui è perfettamente in grado di cavarsela da solo è un buon proposito per permettere ai nostri bambini di fronteggiare le difficoltà delle relazioni con gli altri, adesso come in età adulta. 

sabato 26 maggio 2012

Un caffè con...piede-torto.it !!!

Oggi con grandissimo piacere, ospito nella rubrica "Un caffè con...", una mamma eccezionale, la mamma del piccolo Giovanni nato con il piede torto, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente e che per chi ha la fortuna come me di averla incontrata non può non descriverla come un vulcano, un fiume in piena, uno tsunami di idee ed entusiasmo!!! La mamma del cucciolo, che adesso saltella come un grillo, ci illustra alcuni metodi per la cura di questo problema che si presenta fin dalla nascita nei nostri cuccioli. Definirei il sito Piede-torto.it un sito di utilità sociale non solo perchè permette ai genitori di confrontare le proprie emozioni, i propri dubbi, le proprie paure e perplessità, ma perchè fornisce informazioni pratiche utili e contatti con esperti del settore dando riferimenti concreti e produttivi! Buona lettura!
Il sito Piede-torto.it *guarire è possibile!* è stato ideato e realizzato dai genitori per dare aiuto a tutti coloro che si trovino ad affrontare il piede torto congenito e abbiano bisogno di informazioni, consigli e supporto.

Il piede torto, o piede equino varo supinato, è una delle più comuni malformazioni congenite: il piede alla nascita si presenta ruotato verso l'interno e se non curato è causa di grave disabilità. Se viene trattato adeguatamente, invece, il problema è corretto senza lasciare limitazioni di alcun tipo.

Molti genitori hanno avuto difficoltà a trovare le cure più efficaci, e alcuni hanno evitato ai loro figli operazioni invasive e pericolose solo grazie al passaparola in Internet. Da qui la volontà di condividere le proprie esperienze e risparmiare inutili sofferenze ad altri bambini.

Infatti per la cura del piede torto da circa cinquant'anni esiste un metodo semplice, economico, veloce, non invasivo né doloroso, di comprovata efficacia: il metodo Ponseti. Questo permette di correggere la malformazione in un paio di mesi senza interventi chirurgici invasivi, ottenendo un piede funzionale, flessibile, non dolorante, forte e di aspetto normale. Le percentuali di successo sfiorano il 100% dei casi.




Di norma il piede è corretto con 5-6 gessetti di una settimana e una incisione non invasiva del tendine di Achille (la tenotomia percutanea, che non lascia cicatrici e si può eseguire anche in anestesia locale).

I risultati si mantengono nel tempo grazie ad uno speciale tutore per lo più notturno, da portare fino a circa 4 anni per evitare recidive. In genere non è necessaria fisioterapia, né scarpe ortopediche particolari.
I risultati sono eccellenti sia dal punto di vista estetico che funzionale.



Mentre nel resto del mondo (in particolare nei paesi poveri) è considerato il modello standard di trattamento della patologia ed è utilizzato con grande successo, in Italia sono pochissimi i medici certificati che hanno appreso dal dottor Ponseti come effettuare le manipolazioni correttive in modo efficace e non doloroso, per cui la maggior parte degli ortopedici afferma di usare il metodo Ponseti, ma utilizza altri metodi apparentemente simili ma molto meno efficaci.

In particolare in Italia è molto diffuso il metodo tradizionale chirurgico, il quale prevede mesi e mesi di gessi dolorosi, interventi chirurgici invasivi e pericolosi, scarpe ortopediche e tutori poco efficaci.

È utilizzato anche il metodo francese o Seringe, che corregge il piede con la fisioterapia e dei bendaggi particolari. È poco invasivo, ma meno efficace del Ponseti, per cui è frequente che non si raggiunga una completa correzione e si debba ricorrere a interventi invasivi.

Da alcuni anni sono attivi alcuni gruppi di genitori in Internet e grazie al passaparola ormai centinaia di bambini hanno risolto rapidamente il problema. Questi genitori vogliono far sapere a tutti che dal piede torto SI GUARISCE perfettamente e in poco tempo, se ci si rivolge da subito a medici esperti e qualificati.

Il sito è curato dalla mamma del piccolo Giovanni, di due anni e mezzo. Il bambino è nato con il piede destro torto, ed è stato trattato per due mesi senza successo in un prestigioso centro ortopedico di Milano ed era in attesa di un brutto intervento chirurgico. Grazie al passaparola dei genitori Giovanni è stato portato da un medico certificato, il dottor Monforte, e il piedino è stato raddrizzato con tre settimane di gessi e un'incisione non invasiva. Ora corre e salta come un grillo e nessuno si è mai accorto di nulla!

Sul sito www.piede-torto.it i genitori possono trovare esperienze, informazioni, consigli e i riferimenti dei medici certificati dalla Ponseti International Association.

Nessun bambino deve più soffrire inutilmente a causa di cure poco efficaci e dolorose:

GUARIRE È POSSIBILE!


venerdì 11 maggio 2012

Per gli adulti di domani e per i bambini di ieri...





Adattato da "The king’s Business megazine", pubblicato dall’Istituto Biblico di Los Angeles.
Fonte testo: www.infanziaweb.it
Non viziarmi. So benissimo che non dovrei avere tutto quello che chiedo. Voglio solo metterti alla prova.
Non aver paura di essere severo con me. Lo preferisco. Questo mi permette di capire in che cosa sono valido.
Non usare la forza con me. Questo mi insegna che la potenza è tutto ciò che conta. Sarò più disponibile ad essere guidato.
Non essere incoerente. Questo mi sconcerta e mi costringe a fare ogni sforzo per farla franca tutte le volte che posso.
Non fare promesse; potresti non essere in grado di mantenerle. Questo farebbe diminuire la mia fiducia in te.
Non cedere alle mie provocazioni quando dico e faccio cose solo per imbarazzarti, perché cercherei allora di avere altre vittorie simili.
Non essere troppo turbato quando dico: "Ti odio". Non intendo dire questo, lo faccio perché tu sia triste per quello che mi hai fatto.
Non farmi sentire più piccolo di quanto non sia: rimedierei comportandomi da più grande di quanto non sia.
Non fare per me le cose che posso fare da solo. Questo mi fa sentire come un bambino e potrei continuare a tenerti al mio servizio.
Non fare che le mie "cattive abitudini" mi guadagnino molta parte della tua attenzione. Ciò mi incoraggia a continuare con esse.
Non correggermi davanti alla gente. Presterò molta più attenzione se parlerai tranquillamente con me a quattr’occhi.
Non cercare di discutere sul mio comportamento nella foga di un litigio. Ovviamente il mio udito non è molto buono in quel momento e la mia collaborazione è anche peggiore. È giusto comportarsi come si deve, ma bisogna parlarne con calma.
Non cercare di farmi prediche. Saresti sorpreso di vedere come so bene che cosa è giusto e che cosa è sbagliato.
Non farmi sentire che i miei errori sono colpe. Devo imparare a fare errori senza avere la sensazione di non essere onesto.
Non brontolare continuamente. Se lo fai dovrò difendermi facendo finta di essere sordo.
Non pretendere spiegazioni per il mio comportamento scorretto. Davvero non so perché l’ho fatto.
Non mettere troppo a dura prova la mia sincerità. Vengo facilmente intimorito, tanto da dire bugie.
Non dimenticare che mi piace molto fare esperimenti. Imparo da questi, per cui ti prego di sopportarli.
Non proteggermi dalle conseguenze. Ho bisogno di imparare dall’esperienza.
Non badare troppo alle mie piccole indisposizioni: potrei imparare a godere cattiva salute se questo mi attira la tua attenzione.
Non zittirmi quando faccio domande oneste. Se lo fai, scoprirai che smetto di chiedere e io cercherò le mie informazioni altrove.
Non rispondere alle domande "sciocche" o senza senso. Desidero solo tenerti occupato di me.
Non pensare assolutamente di apparire ridicolo se ti scusi con me. Una scusa reale mi fa sentire sorprendentemente affettuoso verso di te.
Non sostenere mai di essere perfetto o infallibile. Questo mi offre il pretesto per non seguirti.
Non preoccuparti per il tempo che passiamo insieme. È "come" lo passiamo, che conta.
Non permettere che i miei timori suscitino la mia ansia, perché allora diventerei più pauroso. Indicami il coraggio.
Non dimenticare che non posso crescere bene senza molta comprensione ed incoraggiamento, ma non ho bisogno di dirtelo, vero?
TRATTAMI ALLO STESSO MODO CON CUI TRATTI I TUOI AMICI: COSI' ANCH’IO SARO’ TUO AMICO.
RICORDATI IO IMPARO PIU’ DA UN ESEMPIO CHE DA UN RIMPROVERO.