martedì 29 maggio 2012

Un caffè con..Sara Lo Iacono, la mamma di Babook!



Perchè le mamme ne sanno una più del diavolo!!! Sì perchè, oltre che a partorire bimbi, partoriscono idee vincenti che prendono forma e anima e fanno breccia nel cuore di altre mamme.Nasce così l'originale idea di creare un social-network per sole mamme,un punto di incontro esclusivo e intimo, un modo per essere "vicine" pur essendo lontane. L'idea di una super-special-mamma, Sara Lo Iacono,con cui ho fatto una bella "chiacchierata" è qui spiegata...allora, munitevi di un buon caffè e buona lettura!!!
Intervista a Sara Lo Iacono, ideatrice e amministratrice di Babook, il social-network dedicato alle mamme.
Come è nato Babook?
“Fin dai primi mesi della mia esperienza di mamma mi sono resa conto di quanto avessi bisogno di condividere le mie paure, i miei dubbi, i progressi del mio bimbo e quanto desiderassi chiedere informazioni, e perché no, sentirmi meno sola. Avendo poco tempo e tutto concentrato nei momenti in cui mio figlio dormiva, mi sono buttata sul web. Mi sono però presto resa conto che i social network più diffusi non rispondevano alle mie esigenze, perché il mondo Mamma è delicato e intimo e non mi andava di condividere foto o  emozioni così intense con chi non era affatto interessato a questo tema. Sul fronte dei forum dedicati all’infanzia, invece, era necessario aprire tanti siti diversi per trovare tutte le risposte ai miei dubbi, mentre desideravo un luogo più completo, interattivo e coinvolgente in cui condividere le mie esperienze e sentirmi parte di una comunità di persone con i miei stessi problemi e le mie stesse gioie. Così alla fine ho pensato di creare io quello che stavo cercando. E così è nato Babook!”

Cos’è Babook e com’è strutturato?
Creato dalle mamme per le mamme, Babook è un social network che offre la possibilità di condividere dubbi, gioie ed emozioni: si possono inserire foto, scrivere commenti, condividere il proprio stato d’animo, ricette e pensieri. Non mancano tuttavia rubriche curate da specialisti come “La Parola all'esperto”, che grazie a una pediatra, una psicologa, una nutrizionista e una puericultrice offre risposte competenti alle domande delle mamme e “La parola a noi Mamme”, dove le risposte sono invece frutto dell’esperienza diretta. “Pagine e Gruppi” permette di unirsi ai gruppi esistenti o di crearne di nuovi; mentre “L'Angolo della Cuoca” invita a condividere le ricette che hanno avuto più successo con i bimbi e con i grandi. E poi ancora Sondaggi, Eventi e il Mercatino, in cui dare consigli su iniziative per il tempo libero con i bambini o in cui vendere oggetti nuovi e usati.

In che modo entrano i social network nella vita delle mamme?
Mai come oggi le donne si trovano a interpretare più ruoli contemporaneamente: mamma, moglie, amica, governante, professionista, cuoca e molto altro ancora. Una vita frenetica, che è ancora più congestionata quando i bambini sono piccoli e ci sono pochi  momenti per socializzare e condividere. In quest’ottica i social network acquisiscono valore perché permettono di rimanere in contatto con altre persone, informarsi a tempo di record, conoscere nuove mamme e condividere gioie e dubbi.Internet e la rete può essere considerato un mondo che integra la vita reale o è un mondo parallelo?
Internet e la rete sono la più grande rivoluzione dei nostri tempi e, se usati con buon senso, accorciano le distanze, permettono un continuo scambio tra le persone e integrano la vita reale. Si tratta di un mondo parallelo con luoghi di aggregazione sociale virtuali, che funzionano da moltiplicatori per aumentare le relazioni umane. L'importante è non perdersi e non isolarsi in questo mondo e preferire sempre il contatto reale a quello virtuale.

Quanto tempo dedichi ad amministrarlo?
Sono quasi sempre collegata, tramite computer o I-Phone, tranne quando sono in ufficio, invece mio marito è collegato 20 ore al giorno e se c'è qualche problema tecnico è lui che se ne occupa. Io mi dedico a Babook appena ho un po’ di tempo libero: in pausa pranzo, il pomeriggio, tra Thomas, il mio bimbo, la merenda, la spesa,  la casa, la cucina e le mille faccende da sbrigare, e soprattutto la sera, una volta data la pappa ai miei bimbi… quello di 8 mesi e a quello di 37, mio marito!
 Quali sono le maggiori soddisfazioni?
Senz’altro vedere che le mamme che si iscrivono a Babook, una volta superate la diffidenza e la timidezza iniziale, condividono con le altre mamme le proprie curiosità e gli stati d'animo e riempiono gli spazi della comunità con le proprie esperienze.
Cosa prevedi per la realizzazione di questo progetto?
Mi auguro che Babook diventi il luogo virtuale in cui le mamme moderne si possano incontrare a fare due chiacchiere, come una volta era il mercato o la piazza del paese. Quello di cui abbiamo bisogno, oggi come allora, è un’occasione di scambio perché i nostri timori siano ridimensionati grazie all’esperienza di chi ci è già passato. Tutte noi attraversiamo le stesse ansie  e la cosa peggiore è sentirsi sole e non sapere a chi chiedere un consiglio. Babook è il luogo ideale per confidare le incertezze rispetto all’educazione, all’alimentazione e a tutti i temi che riguardano la crescita dei nostri bambini.

Perché una mamma dovrebbe entrare in questa comunità?
Per sentirsi meno sola, per conoscere altre mamme, per scambiare consigli, ricette e oggetti. E perché Babook è una piccola comunità, in cui le mamme possono ritrovarsi in una dimensione e in un mondo tutto loro, dove possono partecipare ad arricchirlo e a renderlo ancora più vivace, interessante ed accogliente.


Ringrazio di vero cuore Sara per aver voluto condividere le sue idee, speranze, entusiasmi e sogni ed è inutile sottolineare che trovo quest'idea fantastica!La ringrazio come mamma e come professionista perchè personalmente credo che avere uno spazietto tutto mio su un social-network a "tema" mi conferisce maggiore libertà di espressione e minore timore di "svelare" le mie paure!
Ancora grazie ed è venuto il momento di tuffarmi su...Babook!!!

lunedì 28 maggio 2012

Un caffè con...la Dott.ssa Vittoria Carlino ( II parte)


Ed ecco il secondo appuntamento con la Dott.ssa Vittoria Carlino che ci illustra nel seguente articolo quanto sia importante la comunicazione nel rapporto tra genitori e figli e quanto influisca sulle norme di igiene vocale per la prevenzione dei disturbi vocali degli stessi. Buona lettura!!!


Genitori, siate voi il buon esempio comunicativo, per i vostri figli!


Abbiamo già affrontato, precedentemente, il tema della disfonia infantile e abbiamo messo in evidenza quanto sia importante l'ambiente familiare per prevenire i disturbi vocali dei più piccini.
Un bambino che cresce in un ambiente familiare in cui non vengono rispettate le norme della corretta comunicazione, ha una maggiore possibilità di ammalarsi di disfonia, ovvero di incorrere in una patologia vocale.
Nella comunicazione familiare il dialogo, l’ascolto, l’attenzione sono gli elementi fondamentali per la crescita, lo sviluppo e la maturità dei figli.
Per instaurare una comunicazione efficace è importante partire da una dimensione di ascolto, prestando attenzione alle emozioni e alle opinioni che i figli possono esprimere. E’ una modalità di comunicazione che va costruita quotidianamente, con pazienza e attenzione, cominciando dai primi scambi verbali e non verbali. E' importante, inoltre, rispettare e far rispettare le norme di igiene vocale in casa, facendo capire al bambino l'importanza della voce e del suo utilizzo in maniera sana e corretta.


Ecco le buone regole comunicative da rispettare tutti insieme in casa:
1. Non richiamate, gridando, gli altri membri della famiglia da una stanza all’altra o dalla finestra di casa al cortile. Avvicinatevi al familiare per parlargli, possibilmente guardandolo negli occhi.
2. Non urlate a vostro figlio di “NON GRIDAREEEEE” è un controsenso!
3. Cercate di rendere l’ambiente in casa quanto più confortevole possibile dal punto di vista climatico, in inverno non eccedete nei riscaldamenti ed in estate con l’aria condizionata. Gli ambienti eccessivamente secchi e caldi danneggiano le mucose delle vie aeree e delle corde vocali, climatizzatori e condizionatori riducono il grado di umidità cordale. Favorite il ricambio d’aria, la pulizia di tappeti e l’igiene dei filtri dei condizionatori.
4. Rendete l’ambiente il meno rumoroso possibile, evitando di lasciare la televisione accesa insieme alla radio e/o al computer. In questo modo anche i vostri figli faranno lo stesso ed utilizzeranno in modo adeguato gli elettrodomestici accendendoli solo in caso di effettivo interesse, non devono fare da sottofondo rumoroso in casa!
5. Non permettete ai bambini di svolgere attività troppo rumorose, magari gridando, durante il gioco o durante litigi tra i fratelli. Non devono pensare che vige la regola del: “chi grida più forte l’ha vinta”.  Ricordate ai vostri figli che esistono i vicini di casa e che bisogna rispettarli, soprattutto concentrando le attività ludiche motorie più impegnative, nelle fasce orarie consentite.
6. Ascoltate con attenzione vostro figlio, rivolgendo lo sguardo verso di lui, quando ha bisogno di parlarvi.
7. Interrompete l’attività che state svolgendo e prestategli ascolto, mostrando interesse per ciò che vi sta raccontando, deve poter contare sul vostro ascolto senza dover gridare per ottenerlo.
8. Cercate di non gridare tra voi adulti, durante i litigi o le incomprensioni, ricordate che il vostro esempio vale molto di più di qualsiasi indicazione o spiegazione che darete ai vostri figli.
9. Non interrompete chi dialoga con voi, adulti o bambini che siano, insegnate a vostro figlio il rispetto per i turni durante la conversazione.
10. Non date fretta al vostro bambino quando vi parla, permettetegli di trovare le parole giuste, rispettando i suoi tempi.

Un aspetto fondamentale della comunicazione in famiglia è l’apertura al dialogo, infatti, è possibile uno sviluppo più armonico e sereno se c’è maggiore confidenza con i genitori e se si creano situazioni in cui è possibile per ognuno raccontare le proprie esperienze, quanto accade durante la giornata; i bambini, i ragazzi risultano emotivamente più equilibrati e socialmente maturi.
www.buonavoce.it

sabato 26 maggio 2012

Un caffè con...piede-torto.it !!!

Oggi con grandissimo piacere, ospito nella rubrica "Un caffè con...", una mamma eccezionale, la mamma del piccolo Giovanni nato con il piede torto, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente e che per chi ha la fortuna come me di averla incontrata non può non descriverla come un vulcano, un fiume in piena, uno tsunami di idee ed entusiasmo!!! La mamma del cucciolo, che adesso saltella come un grillo, ci illustra alcuni metodi per la cura di questo problema che si presenta fin dalla nascita nei nostri cuccioli. Definirei il sito Piede-torto.it un sito di utilità sociale non solo perchè permette ai genitori di confrontare le proprie emozioni, i propri dubbi, le proprie paure e perplessità, ma perchè fornisce informazioni pratiche utili e contatti con esperti del settore dando riferimenti concreti e produttivi! Buona lettura!
Il sito Piede-torto.it *guarire è possibile!* è stato ideato e realizzato dai genitori per dare aiuto a tutti coloro che si trovino ad affrontare il piede torto congenito e abbiano bisogno di informazioni, consigli e supporto.

Il piede torto, o piede equino varo supinato, è una delle più comuni malformazioni congenite: il piede alla nascita si presenta ruotato verso l'interno e se non curato è causa di grave disabilità. Se viene trattato adeguatamente, invece, il problema è corretto senza lasciare limitazioni di alcun tipo.

Molti genitori hanno avuto difficoltà a trovare le cure più efficaci, e alcuni hanno evitato ai loro figli operazioni invasive e pericolose solo grazie al passaparola in Internet. Da qui la volontà di condividere le proprie esperienze e risparmiare inutili sofferenze ad altri bambini.

Infatti per la cura del piede torto da circa cinquant'anni esiste un metodo semplice, economico, veloce, non invasivo né doloroso, di comprovata efficacia: il metodo Ponseti. Questo permette di correggere la malformazione in un paio di mesi senza interventi chirurgici invasivi, ottenendo un piede funzionale, flessibile, non dolorante, forte e di aspetto normale. Le percentuali di successo sfiorano il 100% dei casi.




Di norma il piede è corretto con 5-6 gessetti di una settimana e una incisione non invasiva del tendine di Achille (la tenotomia percutanea, che non lascia cicatrici e si può eseguire anche in anestesia locale).

I risultati si mantengono nel tempo grazie ad uno speciale tutore per lo più notturno, da portare fino a circa 4 anni per evitare recidive. In genere non è necessaria fisioterapia, né scarpe ortopediche particolari.
I risultati sono eccellenti sia dal punto di vista estetico che funzionale.



Mentre nel resto del mondo (in particolare nei paesi poveri) è considerato il modello standard di trattamento della patologia ed è utilizzato con grande successo, in Italia sono pochissimi i medici certificati che hanno appreso dal dottor Ponseti come effettuare le manipolazioni correttive in modo efficace e non doloroso, per cui la maggior parte degli ortopedici afferma di usare il metodo Ponseti, ma utilizza altri metodi apparentemente simili ma molto meno efficaci.

In particolare in Italia è molto diffuso il metodo tradizionale chirurgico, il quale prevede mesi e mesi di gessi dolorosi, interventi chirurgici invasivi e pericolosi, scarpe ortopediche e tutori poco efficaci.

È utilizzato anche il metodo francese o Seringe, che corregge il piede con la fisioterapia e dei bendaggi particolari. È poco invasivo, ma meno efficace del Ponseti, per cui è frequente che non si raggiunga una completa correzione e si debba ricorrere a interventi invasivi.

Da alcuni anni sono attivi alcuni gruppi di genitori in Internet e grazie al passaparola ormai centinaia di bambini hanno risolto rapidamente il problema. Questi genitori vogliono far sapere a tutti che dal piede torto SI GUARISCE perfettamente e in poco tempo, se ci si rivolge da subito a medici esperti e qualificati.

Il sito è curato dalla mamma del piccolo Giovanni, di due anni e mezzo. Il bambino è nato con il piede destro torto, ed è stato trattato per due mesi senza successo in un prestigioso centro ortopedico di Milano ed era in attesa di un brutto intervento chirurgico. Grazie al passaparola dei genitori Giovanni è stato portato da un medico certificato, il dottor Monforte, e il piedino è stato raddrizzato con tre settimane di gessi e un'incisione non invasiva. Ora corre e salta come un grillo e nessuno si è mai accorto di nulla!

Sul sito www.piede-torto.it i genitori possono trovare esperienze, informazioni, consigli e i riferimenti dei medici certificati dalla Ponseti International Association.

Nessun bambino deve più soffrire inutilmente a causa di cure poco efficaci e dolorose:

GUARIRE È POSSIBILE!


venerdì 25 maggio 2012

Al cinema con...

Con oggi inauguro una nuovissima rubrica intitolata : "Al cinema con...Cristina Perrotti"!!!!
Chi è Cristina Perrotti!?!?!?! Innanzitutto è una mamma...e questo potrebbe già bastare per definirla una vera e propria Wonder Woman!!! E poi? E poi cliccate un pò qui e....ecco che così scoprirete chi è Cristina!!!
Questa rubrica, questo spazietto si occuperà di recensione di film per bambini, per suggerire, per commentare, per ridere assieme ma soprattutto per criticare!!! Sì perchè una recensione è fondamentalmente una critica, in senso buono, un approfondimento per decidere se portare i propri figli al cinema, per scegliere il film giusto per andare o tornare  al cinema e avere una "visione" diversa della proiezione appena gustata!!! Un ringraziamento speciale va Cristina Perrotti che dedica il suo tempo a questa rubrica per pura passione e amore per il cinema!!! A proposito...ricordatevi di segnare questo appuntamento sull'Agenda delle mamme super e impegnate...;-)

Ciak, che emozione!
L’esperienza del cinema nei bambini (e negli adulti)
della dott.ssa Cristina Perrotti
Complice la mia attività, un master, e un figlio che al pari di me è un grande appassionato di cinema, mi godo le meraviglie della settima arte tutte le volte che posso: spaparanzata sul divano di casa con i realistici effetti dell’home theatre ma anche al cinema, sprofondata nella morbida poltrona rossa, in una mano le immancabili popcorn e nell’altra una birra fresca (io la birra, il bambino si accontenta di una bottiglietta d’acqua leggermente frizzante).
Il film di cui vorrei parlarvi oggi non è tra gli ultimi usciti (è del 2011), e probabilmente non lo troverete più neanche nelle sale cinematografiche (non resta che sperare nel DVD) e forse non è neanche tra i più conosciuti dal grande pubblico, in ogni caso mi sembrava interessante per parlare di quel ventaglio di emozioni (e occasioni di apprendimento involontario) che entrano in gioco davanti alla magica invenzione dei fratelli Lumière.
Leafie è il titolo, La storia di un amore il sottotitolo italiano http://www.mymovies.it/film/2011/leafie/ (quello originale è “Una gallina in libertà” che forse richiamava troppo un altro cartone, Galline in fuga). Il film è firmato dal regista coreano Oh Seongyun, aspettatevi quindi puro minimalismo e scordatevi gli effetti speciali tipici della Pixar: durante i 93 minuti di programmazione non sobbalzerete dalla sedia per l’ultima trovata cinematografica o per realistici effetti in 3D (qui non si allungano le mani per toccare il fiocco di neve e non ci si abbassa per tentare di schivare il missile atomico che viene nella nostra direzione): il cinema coreano parla di sogni, desideri, speranze, paure, e lo fa mettendo in scena la vita. Tout court, senza effetti speciali. Di veramente speciale conoscerete la bizzarra protagonista, Leafie, una gallina stanca di fare vita da pollaio, che sogna di uscire da quella prigione e andare oltre il cortile. Una volta fuori dovrà fare i conti con la sua nuova vita, fatta di nuovi amici ma anche di nuovi pericoli e dell’inaspettata esperienza della maternità che cambierà tutti i suoi programmi. La sua vita - e la sua morte - sono raccontate usando le tinte naif di un cartone a due dimensioni, ed è nei chiaroscuri della narrazione, quelli che meno spesso vengono trattati nel cinema destinato ai bambini, che viene fuori tutta la crudezza del reale e la grazia di questa delicata gallina che diventerà mamma covando l’uovo di un germano reale, rimasto senza madre e senza padre perché entrambi uccisi da One eye, la spietata donnola, l’antagonista femminile della storia.
Ed ora un piccolo siparietto personale. Verso la fine del film, quando il pathos sale alle stelle, Gio’ mio figlio, mi è saltato in braccio. Quando gli ho chiesto la ragione di questo gesto mi ha risposto: - Mi sono emozionato. Gio’ ha 8 anni.
Ecco ci sono film, ed è il caso di Leafie, dove la scelta registica è quella di non mostrare
l’avvenimento chiave, crudo, ma piuttosto di lasciarlo intendere, anche quando questo è importante ai fini della narrazione (o forse proprio per questo). Nel film in questione, ad esempio, nella scena finale in cui la gallina protagonista affronta con sacrificio una scelta difficilissima, il film letteralmente sparisce e lo schermo diventa nero, ed è proprio questa assenza di immagini (e di musica) a descrivere la drammaticità del sacrificio di Leafie meglio di tanti altri frame. E la nostra immaginazione a questo punto completa la storia, partendo proprio da dove il regista ha interrotto la sequenza.
Cosa è successo durante il black out? Leafie, vecchia e sola perché il suo Greenie raggiunta la maturità si è unito ai suoi simili per il viaggio migratorio, si offre volontariamente come preda alla donnola, acerrima nemica di sempre (è lei ad aver reso orfano dei genitori naturali il piccolo Greenie). Lo fa perché ne comprende le difficoltà di madre come nessun altro: One eye è sola, senza cibo e con una numerosa prole da sfamare.
È a questo punto che, inevitabilmente, ci si commuove, è la conferma che non solo siamo in sintonia con questa tragica scelta, ma anche che siamo stati capaci di completare il quadro, diventando in un certo senso co-autori della trama.
Ma quali altre reazioni e stimoli ci toccano ogni volta che vediamo un film? Ho provato a farne una lista, eccola:
- Sentimenti e valori considerati virtù nella nostra società contemporanea trovano nei film (così come nei cartoni animati televisivi), e Leafie non fa eccezione, ampio spazio: amicizia, lealtà, gioco di squadra e generosità sono sempre ben rappresentati.
- Non mancano mai modelli di esempio positivo, così come non manca l’esercizio a confrontarsi con l’altro, diverso da noi, per provenienza, cultura, “razza”. Ad esempio, nello stagno dove si trasferiscono a vivere Leafie e il suo figlio adottivo, questa strana famiglia (mamma gallina e germano reale figlio) non è ben vista da tutti; si crea così un’occasione per riflettere sul tema dell’emarginazione.
- Ma anche su un altro tema di grande attualità sociale, quello dell’adozione, e non è certo casuale il fatto che questo tema sia trattato sempre più spesso in molti film destinati ai bambini (Kung Fu Panda forse ne è l’esempio più famoso http://www.mymovies.it/film/2008/kungfupanda).
- Citazioni e rimandi giocosi all’ampia letteratura cinematografica non mancano mai, creando così una sorta di grande ipertesto cinematografico, ricco come una miniera di spunti da cui attingere in svariate occasioni. Ad esempio il pipistrello, un animale tra i protagonisti della storia, mentre è intento ad offrire le sue lezioni di volo al piccolo germano, fa il verso a Batman atteggiandosi in una delle sue famose piroette, strappando così un sorriso agli adulti in sala ma anche a tutti i bambini che conoscono il mitico supereroe. E quelli che invece Batman non lo conoscono? Nessun problema, ridono lo stesso, la scena è veramente buffa.
- Non mancano spunti per un’educazione all’ambiente e per una sana alimentazione. Galline chiuse nel pollaio ci fanno venire in mente gli allevamenti intensivi nell’occhio del ciclone da anni per il tipo di vita a cui gli animali sono costretti (a voi non è venuta voglia di mangiare solo uova di galline libere - che non vuol dire “Allevate a terra” - dopo aver visto “Galline in fuga”?).
- Il film è anche occasione per fare la conoscenza della flora e della fauna. Nel delicato cartone coreano insieme alle galline si vedono tanti altri animali: lucciole, germano reale, donnola, pipistrello, ragni, mantidi, scoiattoli, picchi e tanti altri.
- Un aspetto che viene sempre poco considerato è quello dell’attenzione, che va mantenuta per circa un’ora a mezza (la durata standard di un cartone per bambini). Un ottimo esercizio considerato che i bambini a partire dai 6 anni sono costretti ad una vita scolastica che il più delle volte è molto statica e sedentaria. Potrebbe essere questo un piacevole allenamento?
- Il cinema è anche una palestra per “allenare” sentimenti. Tanti sono quelli chiamati in causa durante la visione di Leafie: la paura, quando il contadino cerca di tagliare le ali al piccolo Greenie; la gioia, quando Greenie riesce finalmente a spiccare il volo e a sfuggire all’attacco della donnola; la sorpresa, quando scopriamo che la donnola è madre a sua volta; ma anche il timore dell’essere emarginati, in quanto diversi. Insomma tante piccole lezioni di vita, quelle che una volta venivano veicolate dalle fiabe1 ora viaggiano attraverso i film, che sono diventati i nuovi collettori del sociale e nuovi ambienti di apprendimento.
Per finire, due aspetti particolarmente interessanti a mio giudizio sono ben trattati e
   raccontati in questo film. Il primo è il forte uso della simbologia legata alla crescita e al distacco tra madre e figlio. Per mettere in scena il passaggio dal ruolo di figlio a quello di adulto, il regista usa una delicatissima trovata narrativa: un nastrino rosso che annodato alla zampetta del piccolo Greenie si staccherà solo grazie alla determinazione della mamma. Una mamma a tutti gli effetti, anche se adottiva. E poi la ginnastica mentale che ci fa fare il regista, che ci spinge a cambiare opinione sulla donnola. Sorprende, considerato che è l’opinione sulla protagonista cattiva del film quella che stiamo modificando: One eye, la predatrice assassina, se è vero che ci appare senza scrupoli all’inizio del film, è umana, debole e in difficoltà alla fine del racconto. Le tonalità dei grigi in questo film non mancano e a me sembrano un ottimo esercizio per raffinare un pensiero libero e liberale.
Vorrei chiudere citando il commento della prof.ssa Pravadelli (Storia della critica e della teoria del cinema, al DAMS dell’Università degli studi Roma Tre), che qualche giorno fa ha concluso così la sua lezione: “Sono i prodotti dell’intrattenimento che vanno studiati perché sono loro che formano l’identità. Quindi sì, certo, va bene Joyce, ma non scordiamoci il cinema e tutte le altre forme di intrattenimento”.
Buona visione!


lunedì 21 maggio 2012

Un caffè con...la Dott.ssa Vittoria Carlino.

Oggi abbiamo il piacere di sorseggiare un buonissimo caffè con un'esperta logopedista, la Dott.ssa Vittoria Carlino che ci parlerà dei disturbi della voce in età pediatrica. La prossima settimana la "ri-incontreremo" per un altro interessante articolo...
Chi è la nostra esperta:


Dott.ssa Vittoria Carlino laureata in Logopedia nel 2004 c/o Seconda Università degli studi di Napoli. Specializzata in "Vocologia Artistica" nel 2006 c/o Università Alma Mater Bologna (Ravenna).
Co-relatrice insieme al dott. G. Sito al congresso internazionale "La voce Artistica" nel 2007 della presentazione : "Chirurgia Estetica e canto" Partecipa al congresso internazionale "La Voce Artistica" nel 2009.
Dal 2006 dipendente di un centro di riabilitazione convenzionato con il SSN.
Dal 2004 esercita libera professione nell'ambito della riabilitazione della voce, linguaggio, deglutizione, disturbi dell'apprendimento. Possibilità di terapia a domicilio nella zona del Centro Direzionale di Napoli.
Consulente prsso studio medico associato situato nei pressi di via Roma-p.zza Dante, Napoli.
Valutazione iniziale e bilancio fonetico gratuiti.
Per info e contatti 3337368797 vittoriacarlino@gmail.com


Disfonia Infantile
dott.ssa Vittoria Carlino
I disturbi di voce in età pediatrica, noti come disfonie infantili, colpiscono oltre un milione di bambini di diverse nazioni del mondo; i maschi, solitamente più agitati e “urlatori abituali”, sono colpiti da patologia nodulare delle corde vocali con un rapporto di 2:1 rispetto alle femmine.
L’attenzione dei genitori e degli insegnanti è infatti concentrata suciò che il bambino dice e non su come lo dice, tanto che il problema vocale risulta essere decisamente sottovalutato rispetto ad altre patologie, considerate dall’adulto piùinvalidanti. Inoltre il bambino spesso ha come modelli di riferimento degli adulti disfonici (genitori o insegnanti). Altri modelli vocali scorretti vengono dai moderni cartoni animati, in cui sono protagonisti robot con voci metalliche, atimbriche, voci spesso urlate, con tonalità aggressive e violente.
In ambito familiare spesso per cercare di zittire il proprio figlio lo si fa GRIDANDO. Il bambino,quindi, nel tono della voce dell’adulto che lo sta sgridando, percepisce subito l’evidente contraddizione e la raccomandazione perde di efficacia. In questo caso l’adulto dovrebbe avvicinare il bambino e fargli capire, con un gesto o con il semplice sguardo, che deve interrompere quel fastidioso comportamento. Inoltre se in primis i genitori hanno modalità comunicative scorrette, il bambino non può fare altro che emularle. (ad es. la mamma che grida dalla cucina: E' PRONTOOOOOOO per chiamare il resto della famiglia, oppure il papà che per richiamare il figlio, che sta  giocando in cortile, a tornare a casa, urla SAAALIIIIII SUBITOOO affacciato dalla finestra.)
La scuola è oggi l’ambiente in cui i bambini trascorrono la maggior parte della giornata e in cui si verificano in percentuale maggiore situazioni di malmenage vocale(maltrattamento vocale): entrando in una classe, ad esempio, si può notare che i dialoghi tra compagni vengono portati avanti anche a 10 m di distanza tra i vari interlocutori e la ricreazione, in assenza di regole conversazionali, è vissuta dai bambini non tanto come un momento di riposo, quanto un’occasione per sfogarsi. Per tanto è molto importante intervenire preventivamente, su entrambi gli ambienti, educando familiari, insegnanti e bambini su un uso corretto e sano della voce.
Purtroppo la scarsa informazione e prevenzione fa sì che ci si prende cura della voce del bambino,solo quando ha già sviluppato una patologia.
Con il termine “disfonia” (dal greco δυσ-ϕωνìα= asprezzadi suono) si indica un’alterazione quantitativa e/o qualitativa della voce, conseguente a una modificazione strutturale e/o funzionale delle componenti dell’apparato fonatorio.
La “sindrome disfonica” comprende sia sintomi oggettivi di tipo acustico (alterazioni di intensità,frequenza e timbro) e clinico (alterazioni morfologiche e dinamiche rilevabili all’endoscopia), sia sintomi soggettivi di tipo fisico (fonastenia, parestesie faringo-laringee) e di tipo psicologico (sensazione di sgradevolezza e vergogna per lapropria voce.
In questo ambito ci occuperemo solo delle disfonie disfunzionali, acquisite, a causa di prolungati abusi vocali.
Quando si parla di abuso vocale si fa riferimento soprattutto all’eccesso di intensità(volume); in casa si urla comunemente per varie ragioni: per particolari caratteristiche abitative (i componenti della famiglia si chiamano da una stanza all’altra, da un piano all’altro o dall’interno al giardino), per abitudini comunicative errate (uso della vocalità come unico canale di comunicazione e come punto di forza, non rispetto dei turni nella comunicazione) e infine per l’inquinamento da rumore (tv troppo alta, chiacchiericcio di moltepersone). Situazioni ad alta competitività verbale si riscontrano in un gruppo classe non adeguatamente gestito dall’insegnante, nei litigi tra coetanei e nel caso tipico del “bambino che fa i capricci”: il pianto continuo fa accelerare e aumentare di intensità l’eloquio e impedisce di fare le fisiologiche pause respiratorie per non perdere l’attenzione da parte dell’adulto.
Sintomi di disfonia:
voce che tende a divenire rauca
abbassamenti frequenti di voce
il bambino manifesta fatica nel parlare
Cosa fare?

Sottoporre il bambino a visita foniatrica, o otorinolaringoiatrica ed eventualmente, su indicazione dello specialista, intraprendere un iter riabilitativo con un logopedista.


Potete trovare altri contenuti interessanti inerenti la voce e non solo,sul sito www.buonavoce.it

venerdì 18 maggio 2012

Mommy-blogging-therapy

Il Mommy-blogging non rappresenta esclusivamente un fenomeno sociale che sta prendendo una forte piega con ripercussioni anche sull'economia, bensì è un fenomeno che ha sfumature psicologiche non indifferenti. Le mamme che decidono di aprire un blog non lo fanno esclusivamente per scambiarsi consigli pratici in materia di pannolini, prodotti per l'infanzia, educazione e pedagogia. Per molte mamme il blog rappresenta davvero una terapia. Il blog diventa il proprio diario personale che però ha un riscontro nella realtà del web. Chiamarla realtà virtuale, ossia parallela a quella "reale", mi è sempre sembrato riduttivo. In quanto il blog, la rete, il web non è altro che un'altra forma di espressione tra le tante esistenti, che completa l'essere umano, non lo sdoppia, gli dà però la possibilità di "gestire" la propria immagine. Non inganna se stesso e nemmeno gli altri, ma riesce ad esprimere e a dar forma ad una visione di sè che tiene conto di molteplici fattori, che spesso non emergono nel parlare quotidiano con le persone vicine, che non emergono in una comunicazione faccia-a-faccia. Il pudore, la timidezza, il timore di non essere capiti, la paura di essere fraintesi vengono spogliati e svuotati del loro significato in quanto il blog rappresenta uno spazio proprio, un territorio "immacolato", che seppur incline al confronto attraverso la possibilità di far commentare i propri post, rimane comunque un luogo protetto che affianca il proprio quotidiano. Un modo per fermarsi, per mettere ordine alle idee, per sdrammatizzare, ironizzare, ridimensionare un quotidiano spesso gravoso di responsabilità, per fare il punto della situazione. La scrittura è sempre stata un modo per fermare i pensieri e rielaborarli, il blog dà la possibilità di una "catarsi" naturale, di una liberazione interiore simile a quando ci si reca dallo psicologo e si mettono sul tavolino tutte le proprie paure, responsabilità, inquietudini, ma anche gioie, successi, obiettivi raggiunti, sfide. Perciò credo che il blog possa essere uno strumento terapeutico, non  troppo impegnativo ed al tempo stesso non troppo fugace. L'appuntamento con il proprio blog o con la lettura di altri blog ha un aspetto di condivisione da non sottovalutare, soprattutto quando le mamme, maggiormente nei primi tempi, sono "imprigionate" in forme di depressione post-partum, sono costrette a casa dal lavoro, sono immobilizzate a causa di un'operazione dovuta a parto cesareo e si trovano in una situazione di "isolamento" dovuta proprio alla loro nuovissima e sconvolgente esperienza di essere mamma. Il blog può rappresentare anche un nuovo modo per delineare il perimetro della nuova identità ed accettarla confrontandosi prima con se stesse e poi con le altre donne che condividono la medesima esperienza. Perchè se è vero che essere mamme è una condizione per la quale, in quanto donne, siamo predisposte naturalmente, il diventarlo è frutto di pazienza, sacrificio, trasformazione ed impegno...non è solo questione di amore ed istinto, bensì di volontà ed il blog può essere un ottimo strumento per tarare le tappe di un percorso fantastico e meraviglioso tanto quanto sconvolgente e rivoluzionario.

mercoledì 16 maggio 2012

Vedo, sento, parlo e....agisco.

L'apprendimento è quella facoltà attraverso cui immagazziniamo delle informazioni per poi rielaborarle utilizzandole nella vita quotidiana.
Quando ci troviamo davanti ad un bambino, ad un adolescente o ad una classe, è bene cercare di carpire quale sia il metodo di apprendimento più consono agli allievi, affinchè i contenuti possano essere veicolati a ciascuno in modo uniforme e corretto.
Esistono tre modalità attraverso cui apprendiamo e ognuno di noi è predisposto verso una in particolare.
L'apprendimento visivo avviene attraverso l'acquisizione di immagini, attraverso la lettura, attraverso la visione di filmati. Si mettono in atto i sensi relativi alla memoria che in questo caso è fotografica ed il senso in questione è quello della vista.
L'apprendimento uditivo avviene appunto attraverso il senso dell'udito. Si memorizzano informazioni essenzialmente ascoltando, ripetendo ad alta voce una lettura, dialogando ed ascoltando cd, musica.
L'apprendimento cinestetico avviene attraverso la pratica, il classico "gioco imparando", l'esperienza, il ripetere delle azioni favorisce l'immagazzinamento delle informazioni. Il tatto è il senso maggiormente utilizzato.
Sapere quale senso viene maggiormente utilizzato dal bambino affinchè apprenda in maniera facile, scorrevole e veloce, è un modo per aiutarlo a sviluppare delle capacità proprie non ostinandosi ad imporre metodi e tecniche di insegnamento oggettivamente valide ma che nel concreto non sono tagliate su misura sulle persone. Per questo è sempre consigliato agli insegnanti di spaziare nell'utilizzo di metodi di insegnamento, perchè, e questo accade soprattutto quando le classi sono numerose, è facile utilizzare un metodo standard mediamente valido per tutti ma concretamente penalizzante per qualcuno. Per questo alternare lezioni frontali a lezioni pratiche, laboratori, visioni di filmati può essere un buon modo per rispondere alle esigenze dei singoli che presentano metodi di apprendimento diversi tra loro.

martedì 15 maggio 2012

Un caffè con...la dott.ssa Stefania Baronio (III parte)

E con oggi concludiamo gli appuntamenti che hanno visto come protagonisti i nostri amici gatti e non solo! Ringraziamo quindi la Dott. ssa Stefania Baronio per il suo preziosissimo contributo! Il prossimo martedì, invece, faremo una chiacchierata con la Dott. ssa Vittoria Carlino e si parlerà di Voce!!!
Conclusioni
di dott.ssa Stefania Baronio

Per concludere possiamo allora identificare due funzioni fondamentali che il gatto attiva: la prima riguarda la sua capacità di creare un legame affettivo, di stimolare nel bambino che lo coccola, lo accarezza e gioca con lui, emozioni verso un altro essere vivente; la seconda è la sua capacità di permettere di affrontare la fase evolutiva di separazione-individuazione, (che inizia in tenera età per culminare nel momento dell’adolescenza) attraverso l’accettazione della frustrazione data dall’attesa della soddisfazione del bisogno.  È fondamentale osservare che, anche i mici hanno caratteri diversi l’uno dall’altro, che dipendono non solo dalla razza e quindi dalla genetica, ma anche dall’ambiente che lo alleva (variabile sociale) e dalla sua parte psicologica che si forma nello sviluppo. È necessario quindi, per utilizzare questo animale nella pet therapy, che persone esperte scelgano i gatti in base al progetto terapeutico.  Un’altra possibilità è utilizzare, qualora fosse presente, il gatto del paziente; in questo caso il terapeuta aiuterebbe il bambino a conoscere l’animale e a conoscersi attraverso di lui.

Partendo proprio da quest’ultima ipotesi è possibile inserire in una prospettiva terapeutica l’educazione dell’uomo verso il linguaggio dei gatti come strumento per prendere consapevolezza con il proprio linguaggio non verbale e per inserirsi in una prospettiva di introspezione e conoscenza di sé. 
In questi termini l’animale non è solo oggetto di soddisfazione di bisogni, ma soprattutto strumento di ricerca del proprio e completo sé.


E per i più curiosi…
Un tempo il gatto era l’animale delle streghe e delle fattucchiere, dei maghi e degli stregoni e quindi di un certo tipo “medicina magica”……….da qualche tempo in  Europa si parla invece dei successi ottenuti con la pet-yherapy…….molto recentemente dal Giappone sono arrivati una serie di animali robot e l'idea di usarli come sostituti di quelli veri.….l’ultimo nato è Tama, (finanziato dal ministero della sanità) gattino robot di peluche, utilizzato nei programmi riabilitativi che prevedono l'uso di animali domestici. Tama è in grado di sviluppare una sua personalità attraverso l'interazione con l'uomo, grazie a sensori posti sotto il pelo, esprime emozioni come soddisfazione, rabbia, paura e sorpresa……sorpresi?

Bibliografia
     Ballarini G. “Animali Amici della Salute Curarsi con la Pet Therapy” Xenia Ed., Milano, 1996;
Ballarini G.: Comunicazione animale-bambino quale canale formativo, nell'ambito del progetto Il bambino, l'animale e la scuola. Verso un'etica bio-centrica benessere animale. Atto depositato presso lo Studio di Progettazione ;
Barbra Beth E.: The positive influence of animals: Animal-Assisted Therapy in acute care, dagli Atti della Delta Society, Usa, 1996; 
D. Bellon : ” Breve storia della Pet Therapy” pubblicato in http://www.lifegate.it/;

A. Bonomi: “il bambino e gli animali” art. pubblicato in http://www.fralenuvol.com;

Cole K.M. e A. Gawlinski. “Animal-assisted therapy: the human-animal bond”.
AACN Clin Issues 2000 ;

Combs A. “Pet therapy and increased socialization among elderly clients”. Ky Nurse 2002; 

A.M. Cupellini e P. Felici: ”Gli Animali nostri alleati”;

Del Negro E. “Pet therapy: un metodo naturale.” FrancoAngeli, 1998;

Delta Society. “Handbook for Animal Assisted Activities and Animal Assisted Therapy Renton”, WA, 1992;

Giacon M. “Pet therapy”  Ediz. Mediterranee, 1992;

K. Lorenz: “l’anello di Re Salomone”,1967;
E. Satta “Come gli animali ci possono aiutare: dall’animale domestico alla Pet Therapy” 2006;

Pugliese A. “Pet therapy in bambine istituzionalizzate”. In Obiettivi & Documanti Veterinari n.7/8 (luglio/agosto), 1997. 

G. Sadun/ P. Volpati - Redazione Ministerosalute.it - gennaio/2003
Verga M. “La pet therapy in Italia: aspetti psicologici-sociali, familiari, individuali” Dagli Atti del Convegno CREI “Antropologia di una passione. Il rapporto tra l’uomo e l’animale da compagnia”, tenutosi a Milano il 9 novembre 1991. 
P. Watzlawick: “ pragmatica della comunicazione umana”,1967.

lunedì 14 maggio 2012

Travolti da un inesorabile destino?


Sin dall'antichità gli uomini si sono interrogati sul proprio futuro e sul significato del proprio presente. Alzavano lo sguardo verso il cielo per interrogare le stelle, o facevano chilometri per avere un oracolo dalla Sfinge e nei tempi moderni si rivolgono a maghi, fattucchieri, veggenti per avere uno squarcio di luce che possa indicare la strada da percorrere, cercando di intuire cosa il destino riservi loro dietro immagini di carte che pensano  delineino il perimetro delle loro vite. Il filo delle Parche, delle tre Parche, pronte a tagliarlo in ogni momento  a loro piacimento, pende sulle loro teste come la spada di Damocle...non si conoscono i tempi, i luoghi, i motivi degli avvenimenti e si attribuisce al destino il decorso del progetto della loro vita. Nel mettere ordine negli avvenimenti, nel cercare un filo conduttore degli eventi, si attribuisce ad un'entità esterna tutto il peso di ciò che accade. Dietro il destino è possibile intravedere una sorta di deresponsabilizzazione. Il termine "responsabilità"deriva dal latino "respondere" che significa in italiano "rispondere". Ossia si è responsabili quando si è in grado di rispondere delle proprie azioni. Di spiegarne la motivazione, ossia il movente, la causa, di spiegarne il fine, di spiegarne le modalità di svolgimento. Rispondere di ciò che facciamo è un'attività da uomini adulti, quando, conoscendo se stessi, si hanno tutti gli strumenti, intellettivi, emotivi, spirituali, per poter prendere delle decisioni e fare in modo da dare un verso a quello che facciamo. Anche nelle favole a volte ci insegnano che "l'incontro con il Principe Azzurro" era scritto nel destino, che "qualcosa" o "qualcuno" sopra di noi, ha già deciso tutto e noi siamo solo attori di uno spettacolo già scritto. In realtà l'uomo ha infinite possibillità di plasmare e disegnare la propria strada e, nonostante i vari fattori che incidono sulle decisioni da prendere, fattori esterni, quali la condizione fisica, sociale, familiare, culturale, emotiva ed intellettiva, nonostante effettivamente ci siano variabili che non sono del tutto in suo potere, l'uomo ha comunque la capacità di orientare le proprie azioni sentendosi "l'artefice del proprio destino". Rispondere di ciò che si fa in virtù di quello che si vorrebbe essere conferisce un grado di libertà all'uomo indescrivibile nonostante i limiti stessi della finitezza umana. L'oroscopo, i tarocchi, le sedute spiritiche, i fondi del caffè sono strade che imprigionano l'uomo in schemi irrazionali e favolistici, ricchi di suggestioni che fanno leva sulla paura del futuro, sulla difficoltà del distacco da persone care, sulla speranza che un "deus ex-machina" compaia all'improvviso per cambiare la nostra vita. Si può anche decidere di abdicare la propria libertà, di regalarla e di rinunciarvici ma in virtù di un reale benessere e non impelagandosi in situazioni incatenanti che sono solo un palliativo che ci fa credere di andare avanti, di guardare oltre, ma che invece creano una dipendenza allettante: quella di voler sapere ad ogni costo tutto quello che ci accadrà per avere l'illusione di essere "avanti", di aver in pugno la nostra vita rinunciando alla "meraviglia" del mondo e della vita stessa, che a volte ci coglie impreparati a volte ci coglie pronti ad affrontarla, in una scoperta quotidiana di noi stessi e di ciò che ci circonda, vivendo così il vero senso della vita.

venerdì 11 maggio 2012

Per gli adulti di domani e per i bambini di ieri...





Adattato da "The king’s Business megazine", pubblicato dall’Istituto Biblico di Los Angeles.
Fonte testo: www.infanziaweb.it
Non viziarmi. So benissimo che non dovrei avere tutto quello che chiedo. Voglio solo metterti alla prova.
Non aver paura di essere severo con me. Lo preferisco. Questo mi permette di capire in che cosa sono valido.
Non usare la forza con me. Questo mi insegna che la potenza è tutto ciò che conta. Sarò più disponibile ad essere guidato.
Non essere incoerente. Questo mi sconcerta e mi costringe a fare ogni sforzo per farla franca tutte le volte che posso.
Non fare promesse; potresti non essere in grado di mantenerle. Questo farebbe diminuire la mia fiducia in te.
Non cedere alle mie provocazioni quando dico e faccio cose solo per imbarazzarti, perché cercherei allora di avere altre vittorie simili.
Non essere troppo turbato quando dico: "Ti odio". Non intendo dire questo, lo faccio perché tu sia triste per quello che mi hai fatto.
Non farmi sentire più piccolo di quanto non sia: rimedierei comportandomi da più grande di quanto non sia.
Non fare per me le cose che posso fare da solo. Questo mi fa sentire come un bambino e potrei continuare a tenerti al mio servizio.
Non fare che le mie "cattive abitudini" mi guadagnino molta parte della tua attenzione. Ciò mi incoraggia a continuare con esse.
Non correggermi davanti alla gente. Presterò molta più attenzione se parlerai tranquillamente con me a quattr’occhi.
Non cercare di discutere sul mio comportamento nella foga di un litigio. Ovviamente il mio udito non è molto buono in quel momento e la mia collaborazione è anche peggiore. È giusto comportarsi come si deve, ma bisogna parlarne con calma.
Non cercare di farmi prediche. Saresti sorpreso di vedere come so bene che cosa è giusto e che cosa è sbagliato.
Non farmi sentire che i miei errori sono colpe. Devo imparare a fare errori senza avere la sensazione di non essere onesto.
Non brontolare continuamente. Se lo fai dovrò difendermi facendo finta di essere sordo.
Non pretendere spiegazioni per il mio comportamento scorretto. Davvero non so perché l’ho fatto.
Non mettere troppo a dura prova la mia sincerità. Vengo facilmente intimorito, tanto da dire bugie.
Non dimenticare che mi piace molto fare esperimenti. Imparo da questi, per cui ti prego di sopportarli.
Non proteggermi dalle conseguenze. Ho bisogno di imparare dall’esperienza.
Non badare troppo alle mie piccole indisposizioni: potrei imparare a godere cattiva salute se questo mi attira la tua attenzione.
Non zittirmi quando faccio domande oneste. Se lo fai, scoprirai che smetto di chiedere e io cercherò le mie informazioni altrove.
Non rispondere alle domande "sciocche" o senza senso. Desidero solo tenerti occupato di me.
Non pensare assolutamente di apparire ridicolo se ti scusi con me. Una scusa reale mi fa sentire sorprendentemente affettuoso verso di te.
Non sostenere mai di essere perfetto o infallibile. Questo mi offre il pretesto per non seguirti.
Non preoccuparti per il tempo che passiamo insieme. È "come" lo passiamo, che conta.
Non permettere che i miei timori suscitino la mia ansia, perché allora diventerei più pauroso. Indicami il coraggio.
Non dimenticare che non posso crescere bene senza molta comprensione ed incoraggiamento, ma non ho bisogno di dirtelo, vero?
TRATTAMI ALLO STESSO MODO CON CUI TRATTI I TUOI AMICI: COSI' ANCH’IO SARO’ TUO AMICO.
RICORDATI IO IMPARO PIU’ DA UN ESEMPIO CHE DA UN RIMPROVERO.