lunedì 30 maggio 2016

"Ho lasciato la Mamma mia - L'Avvocato" di Alberto Borgatta

"Non esiste separazione definitiva finchè esiste il ricordo"...così recita una massima di Isabelle Allende e così attraverso le parole dello scrittore Massimo Bisotti, la nonna di Alberto gli ricorda, sul finire della stesura del testo, che  "Il non avere qualcuno vicino non ti impedisce di averlo nel cuore".

Ed è proprio questa la sensazione che si ha non appena ci si approccia a questo libro, la presenza, la presenza dei ricordi attraverso i due racconti, l'uno dietro l'altro che hanno il medesimo protagonista; la presenza delle immagini della Grande Guerra, nei particolari nitidi di una quotidianità semplice tanto quanto dolorosa, angusta tanto quanto affascinante vista attraverso un obbiettivo fotografico; la presenza sempre viva dei compagni, di quelli che non ce l'hanno fatta, nel proprio cuore...

Leggere "Ho lasciato Mamma mia""L'Avvocato"( editore Sillabe di sale) , che di fatto è un copione di uno spettacolo teatrale, il cui protagonista è il reduce dal fronte, per poi passare a: L'Avvocato, racconto in equilibrio tra la fine della guerra e le tappe evolutive che porteranno alla soglia della seconda guerra mondiale, è come sedersi a tavolino con il protagonista, ascoltare i suoi racconti taglienti, emozionanti, crudi come crude sono le fotografie di atrocità che nella guerra viaggiano sotto la copertura della normalità, come immortalare un sergente che ha trovato il modo di rifornirsi di scarpe dai piedi di un  austriaco morto ammazzato, o menzionare nel fluire dei ricordi coloro che erano tornati a casa, ma solo fisicamente " come fossero spiriti, morti in combattimento, ma rimasti nel contempo tra noi".

Un libro intenso, appassionante, con un ritmo incalzante ed al tempo stesso contemplativo, arricchito da immagini toccanti ed evocative, alla fine del quale si ha l'impressione di avere avuto un incontro con una persona in carne ed ossa, con un cuore ancora palpitante che la Grande Guerra, nel suo vortice distruttivo, non ha avuto il potere di cancellare.

Alberto Borgatta ritratto dal fratello Luca.
L'autore, Alberto Borgatta nasce il 18 aprile 1990 a Torino e dall’età di due anni vive a Condove (TO), in Val di Susa. Nell’ottobre del 2013 fonda, insieme ai fratelli Luca e Beatrice, il Gruppo Musicale Teatrale B and B&B, del quale è cantante e chitarrista. È inoltre autore dei testi del primo album inedito della formazione, “Hellequin”, già prodotto con Sillabe di Sale Editore.
Sempre in collaborazione con la medesima casa editrice, ha già collaborato nella stesura dei testi del lavoro teatrale “Non si pagava il biglietto”, presentato in occasione del 70° anniversario della liberazione del campo di Auschwitz e che affronta la tematica dell’Olocausto. Appassionato e studioso di storia, è inoltre autore di un progetto di ricerca sull’antica chiesa parrocchiale di San Pietro in Vincoli a Condove, in occasione del restauro della stessa durante il 2014. Il progetto è stato esposto in forma teatrale il 6 aprile dello stesso anno.
Lo spettacolo “Ho lasciato la Mamma mia”, frammenti e fotografie dalla Grande Guerra, dal quale è tratto questo libro, è stato presentato il 30 maggio 2015 in occasione del centenario dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale. È la prima avventura editoriale dell’autore.

giovedì 26 maggio 2016

I racconti di Potolina..."Cronaca di un travaglio delirante"

Quando mi si sono rotte le acque, una semplice zattera non sarebbe bastata a portare in salvo la dolce Rose di Titanic e Leonardo di Caprio avrebbe pensato di essere in un altro film, del tipo Apocalypse Now!!!
E pensare che appena il giorno prima avevo tartassato di telefonate un’ostetrica, fidanzata di un collega di mio marito, per cercare di valutare, il tutto al telefono, badate bene, se quella leggera perdita potesse essere la rottura delle acque; fatto sta che alla fine della telefonata una rottura stratosferica c’era stata, sentendo il tono pietoso misto scazzato dell’interlocutrice…e non erano di certo le mie acque!!!
Corriamo in ospedale, in auto perché al momento gondole non erano disponibili, e al Pronto Soccorso, ignari della mia pancia enorme, stavano per ricoverare mio marito, che grondava sudore da tutti i pori, bianco cadaverico, era pronta una flebo…non per me!
Quando capiscono che ero io che dovevo partorire, mi fanno accomodare sul lettino e mi dicono che sono dilatata già di 4 centimetri!!! Ottimo, penso, dilatata di 4 centimetri, nessun dolore, mio figlio già vuole tanto bene alla sua mamma…bè, erano solo le 4 e 30 del pomeriggio, avrei avuto ben 16 ore per cambiare nettamente idea!!!
Prendono i miei dati, nel frattempo cerco di rassicurare mio marito che aveva avvertito l’intera famiglia, suoceri, nonni, cugini di primo e secondo grado, cane, gatto e pesci e mi avvio nella camera dove c’è una mia “collega” che aveva appena partorito….mi racconta che stava facendo il bimbo in macchina, che il tutto è durato poco e che non era stato così terribile!!!
Bene, mi dico, sono fiduciosa, nonostante i 36 gradi all’ombra di quel caldissimo 17 luglio!…Cominciano a fare i tracciati, i cui bip ricorrono ancora nei miei sogni più tormentati, e tutto procede….tra un tracciato e l’altro faccio public relation con i parenti di mio marito, ci mancavano solo i cappellini a cono di carta in testa e i fischietti …sembrava un party e non un parto!!!
Mi fanno accomodare prima in sala travaglino, poi quando cominciano le mie urla mi dicono di spostarmi, e subito ho pensato che mi avrebbero portato nella cappella dell’ospedale per un esorcismo: esci da quel corpo, abbandona quel corpo!!! Ma invece mi portano in sala travaglio, cominciano a farmi flebo, tracciati, mio marito è al capezzale, io cerco di consolarlo dicendogli “Va tutto bene”…ma dal suo viso ormai marmoreo non devo essere stata troppo convincente!!!
Ogni tanto di addormenta, poverino, e quando si sveglia mi dice quasi automaticamente:”Amore, sei bravissima”….penso che l’ho invitato più volte a infilarsi quella frase laddove io oramai ero completamente lacerata!!!Addirittura dopo la prima epidurale mi dice:” perché non provi a dormire un po’?’”…in quel momento già avevo in mente il numero dell’avvocato per il divorzio…ed è stata una delle ipotesi migliori, l’altra era vedere nascere il mio bambino senza padre!!!
Le ostetriche che si sono intervallate, tutte carinissime, infatti mi sono più volte chiesta come mai hanno scelto di fare le ostetriche e non i macellai, mi dicono”Signora, quando esce il bimbo, non si spaventi, perché presenta un tumore da parto sulla testolina”…ma il tumore da parto te lo faccio venire io, pensai tra me e me abbozzando una smorfia anomala mi uscì solo un semplice:”Cosa!?!?!?!”…alla fine non è nulla di che, semplicemente un gonfiore dovuto alla posizione, ma la loro delicatezza è paragonabile a quella di un elefante, tanto che se mi rimanevano un minimo di forze, a quel punto anche quelle andarono a farsi benedire!!!

Dopo tremila posizioni che potrei riscrivere il libro del Kamasutra ex novo, urla, due epidurali, e 16 ore, finalmente decidono per il taglio cesareo!!! Tutto è bene quel che...finisce.Punto.
Alle 8 e 52 del 18 luglio nasce così il mio dolce Patatino ed ora ostento il taglio di 20 centimetri come un trofeo: è il sorriso sulla pancia che mi ha lasciato il mio piccolo Cuoricino….
E’ proprio vero quando dicono che tutto il dolore provato durante il parto poi si dimentica quando stringi tra le braccia il tuo fagottino e sei pronta a rifare il tutto 100 volte…bè forse 100 proprio no, ma un altro paio di volte sì!!!
Potolina

mercoledì 25 maggio 2016

C'era una volta...Il mondo di Potolina...Part 1

C'era una volta, in un tempo non troppo lontano, una mamma blogger, una di quelle che spiattellava su internet tutto quello che le capitava, dalle avventure più audaci, del tipo come togliere una cacca di piccione dai capelli appena lavati e colata proprio quell'attimo prima in cui era in procinto di affrontare un colloquio di lavoro, alle avventure con il suo patatino, rigurgiti impiastricciati sulla pelle simulando creme bio, incontri al parchetto di mamme extra terrestri e figli fenomenali ecc..ecc..Finchè un bel giorno Potolina fu sgamata nella vita reale e la sua vita virtuale dette fastidio a qualcuno per cui Potolina decise a malincuore di abbandonare il web...ma le sue disavventure non la abbandonarono di certo. L'altra sera, accidentalmente, l'ho incontrata e le ho proposto di prestarmi qualche suo racconto per ridere, sorridere ed emozionarci ancora un pò insieme...lei ha accettato...adesso ha due bimbi...ai posteri l'ardua sentenza....

Potolina mi ha concesso di scrivere una sua piccola presentazione e pubblico un suo post che fa capire un pò che tipo è la nostra Potolina....

Se Bridget Jones fosse mamma avrebbe le sembianze di Potolina... ebbene sì, alle sogli-ol-e dei 40 anni, moglie, mamma a tempo indeterminato e casalinga "precaria" (o almeno si spera), vagabonda del web e pasticciona cronica. Sono proprio io. E poiché la mia vita, da quando il Patatino e poi tre anni dopo il Polpettino hanno annunciato il loro arrivo, è cambiata totalmente, ho voluto imprimere su un blog le avventure di una mamma alle prime armi ( o sotto le armi?), che si è trovata a casa dopo anni di lavoro stile "Grande Fratello", ossia ventiquattr'ore su ventiquattro, alle prese con pannolini, pappe, biberon, cacche (si può dire!?!?!) e tutto ciò che riguarda i neonati e non solo...Qualche ottimista mi ha chiesto se uso questo blog come psicoterapia...scoprirete che per me manco le camicie di forza potrebbero rimediare ai miei viaggi mentali e che non è necessario chiamarsi Samantha Cristoforetti per un tuffo nella più romanzata fantascienza con un piede sulla luna e i pensieri tra le stelle...!

                                                      IN GINOCCHIO DA TE...O SUPPERGIU'


Luglio 2010, nono mese di gravidanza, agli sgoccioli praticamente, caldo afoso, voglia di quattro salti….in padella ( gli unici salti non mortali che potevo permettermi, considerati i 75 chili di ciccia + patatino nel pancione!).
Vado al mio super mercatino preferito e non prendo nemmeno il cestello, visto che devo prendere “solo” una busta surgelata…vago nel supermercato, come al mio solito, come in un museo, comincio a contemplare tutti i tipi di prodotto innescando una voglia matta di tutto, e così, due braccia diventano davvero poche per le cose che prendo…ma intelligentemente, e sottolineo intelligentemente, non torno indietro a prendere il carrello, (e no, qui abbiamo wonder woman, non dimentichiamocelo!) ma continuo a caricarmi di roba, persino in bocca…cioè, buste pinzate tra i denti…ad un certo punto
la tragedia: l’inevitabile stava per succedere.
Mi cade l’ovetto kinder a terra…quella fotocopia in miniatura del mio pancione mi gioca uno scherzetto non da poco…ed io, intelligentemente, e sottolineo: intelligentemente, non lo lascio a terra, considerato il mio panzone, ma cerco di raccoglierlo piegandomi lievemente sulle ginocchia quando….patapumfete, rimango a terra in ginocchio provocando un tonfo micidiale, mi cadono tutte le bustine, pacchetti e pacchettini per terra, braccia penzolanti, sguardo rivolto verso il frigo in cerca di un appiglio cui potermi sorreggermi per potermi rialzare, sudore grondante, nonostante l’aria condizionatissima ma…il colmo è quando vedo la faccia del commesso che si accorge di me ( chissà perché, ancora mi chiedo come mai!) che sembra aver visto una mistica folgorata nel bel mezzo del supermercato in estasi ( e in questo caso estasi non mistica, considerato il mio sguardo di certo allucinato!!!) in preda ad un’apparizione, che se solo avesse seguito i miei occhi avrebbe visto che erano direzionati verso i sofficini findus, che, in certi casi, hanno più potere di una entità soprannaturale…
Dopo aver realizzato che ero semplicemente una mucca rimasta bloccata a terra, mi chiede gentilmente -Signora, la aiuto a rialzarsi!?!?!?- Ed io orgogliosa come non mai: “Non si preoccupi…la ringrazio”…dopo mezz’ora e dopo che i clienti del supermercato mi passavano accanto lanciando monetine a terra e bestemmiando contro gli accattoni –non bastavano per strada, adesso pure nei supermercati- mi alzo e scattante, yeah yeah, mimando una disinvoltura che somigliava più ad un rap da folle che ad una semplice camminata verso la cassa…pago e scappo letteralmente via, percorrendo i metri che mi separano da casa letteralmente volando…salvo poi restare sul divano immobile per tutto il resto della giornata con il mio patatino che scalciava nella pancia a ritmo di “In ginocchio da te”…aveva già capito tutto della sua mamma!!!
Potolina

martedì 24 maggio 2016

"Impenetrabili penombre" di Matteo Bottone

“Solamente guardando, le cose del mondo ci sfuggono, mentre fermandole, attraverso un disegno, si impara a vederle, ad osservarle”.
Ed è proprio così che l’autore del libro “Impenetrabili penombre”( Edizioni Leucotea), Matteo Bottone, utilizza le parole come si utilizza la matita per disegnare i contorni di quello che sarà un quadro. Dapprima delineando il disegno in un bozzetto generale, intravedendo lievi sfumature, per poi accompagnare il lettore in una profondità di emozioni chiare, nitide, a volte contrastanti, ma ricche di quella carica capace di far vibrare le corde dell’anima.

Corrado Fiorleonetti, pittore pugliese nato alla fine del Seicento, oramai giunto al tramonto della sua esistenza, si sofferma, nella cornice di una grande masseria, la stessa dove è nato, a osservare la propria vita immortalandola nei ricordi, con lo sguardo di chi è sempre alla ricerca ed è in attesa di svelare il filo conduttore delle tappe di quel viaggio incredibile che è la vita in cui “il bianco è la luce, la somma di colori.”
TORINO SALONE DEL LIBRO 2016

L'autore.

Matteo Bottone nato a Torino il 25 agosto 1957.
TORINO SALONE DEL LIBRO 2016
Laureato in Filologia moderna con specializzazione in Storia e Critica del Cinema all’Università degli Studi di Torino con una tesi sull’opera di Vittorio De Seta. Dal 1984 è docente di Materie letterarie, Storia e Comunicazione visiva. Ama l’arte in tutte le sue espressioni, in particolare pittura, cinematografia e fotografia. Lettore onnivoro. Fotografa e dipinge “paesaggi dell’anima”. E’ attratto e affascinato dagli artisti capaci di indagare tutto quello che si nasconde nell’animo umano. Scrive “perché vivere non basta”.

mercoledì 18 maggio 2016

"La Gatta e i diamanti" di Andrea Monticone.


“La Gatta e i diamanti” ( golem Edizioni) non è solo l’avventura del capitano Sodano alla prese con una ladra internazionale ma è l’avventura del lettore stesso che sin dalle prime righe si ritrova letteralmente catapultato e travolto in un avvincente thriller in cui ad un certo punto non riesce più a distinguere se il peso che avverte alla mano è perché sorregge il libro o è il peso della Glock 19 di mezzo chilo descritta con tal dovizia di particolari  che sembra quasi di avvertirne la portata.
Il ritmo è incalzante e la lettura si districa in un’alternanza di sistole e diastole, scandita da un fermo immagine in cui un centesimo di secondo è descritto come un tempo infinito di emozioni, strategie, calcoli di metri, centimetri  per poi riprendere la corsa accompagnando Sodano nell’inseguimento di quella figura agile vestita di nero che nella sua fugace e misteriosa ombra cela una certezza: avrà certamente preso il diamante.

L’autore accompagna il lettore nelle domande che  lo spingono a divorare il racconto in preda alla spasmodica curiosità di arrivare al finale che solo un buon thriller riesce a suscitare. E così come quel gatto rosso sornione placidamente acciambellato su un divano dai tessuti vivaci con il suo sguardo indagatore non lascia un momento quelle due gambe nude che spuntano da un accappatoio corto mentre una voce giovane parla a monosillabi in inglese in quell’arnese che ogni tanto vibra con la sua tastiera e la sua antenna satellitare,per poi richiudere le fessure degli occhi solo quando ha appurato che quell’aggeggio non è pericoloso,ecco che il lettore troverà pace solo una volta letta l’ultima riga del libro.

L'autore
 Andrea Monticone è nato a Torino nel 1972. Giornalista di nera, ha scritto di omicidi e cimiteri, madri assassine e processi. Ha pubblicato il noir-rock Marsiglia blues che definisce, con ottime ragioni, un libro maledetto e, per Golem Edizioni, il romanzo Ultimo mondo cannibale. Questo è il quarto libro della serie dedicata al capitano Sodano. Ama il rock e il blues, Londra e l’Arsenal, il bourbon e il buon vino. Twitter@AMonticone

lunedì 16 maggio 2016

"Il mondo dell'altrove" di Sabrina Biancu

 Elia, Rosy, Tea, Pietro, Desideria, André e la stellina Irina sono i personaggi dei cinque racconti di questo meraviglioso libro “Il mondo dell’altrove” di Sabrina Biancu (Marco Del Bucchia editore, 2015)che ci prendono per mano e con delicatezza, dolcezza e tante emozioni ci accompagnano in un mondo straordinario, affascinante, spesso pieno zeppo di interrogativi, dubbi ed emozioni contrastanti,ma così elastico da poter contenere l’universo intero ed oltre: il nostro cuore.
Il filosofo Aristotele sosteneva che la capacità degli uomini di meravigliarsi è la strada per poter vedere l’invisibile. Ed è proprio questa la sensazione che accompagna il lettore durante lo scandire lento delle parole, l’assaporare i toni limpidi e diretti dei dialoghi, ossia che sin dalle prime righe del libro si ha l’impressione netta di essere catapultati in un mondo magico, un mondo di fantasia ma così concreto e vero da essere più reale della realtà stessa e per questo visibile e tangibile. La semplicità della vita ordinaria, della routinaria e comune esperienza della “banale” quotidianità costituisce uno scrigno di infiniti tesori per cui un sorriso, degli incontri, il dolore, persino la povertà sono strumenti indispensabili per dissotterrare quello che l’essere umano ha di più prezioso: la capacità di rinnovarsi.
Un libro capace di toccare le corde più intime delle emozioni e del cuore umano di cui si intuisce la sete perenne, la necessità continua ed il bisogno impellente di colmare un vuoto che viene messo a tacere solo nel momento in cui, dimenticandosi di se stessi, si decide di spendersi gratuitamente per gli altri.
La scrittrice, Sabrina Biancu, con le parole riesce a dipingere le immagini dei racconti nel nostro immaginario facilitato dalla fluidità e scorrevolezza dello stile che rendono perciò il libro adatto sia ad adulti che a bambini, capaci di cogliere attraverso i racconti la forza ed il messaggio che ne scaturisce.

L'autrice

Sabrina Biancu nata il 03/12/1981 a Oristano vive a Baressa. 

Interessata fin da piccola a comunicare emozioni ed aiutare gli altri, ha capito durante l'adolescenza che voleva fare la scrittrice, quando ha cominciato a partecipare a dei concorsi letterari. 
È passata dalle poesie ai romanzi, per capire infine che il suo vero interesse sono i racconti fantastici, per riuscire a comunicare che nulla è impossibile se lo si vuole davvero. Il lettore viene trasportato in luoghi magici, che esistono nei sogni, tra realtà è fantasia, che lo aiuteranno a capire se stesso tra personaggi veri e inventati che popolano i diversi racconti. 
Trae ispirazione dalla vita e dal mondo che la circonda: un bambino, un fiore, una nuvola ma anche un pensiero che le attraversa la mente, uno stato d’animo positivo, il ricordo di una giornata; cerca di scrivere i racconti allo stesso modo in cui vive la vita, con passione e godendo di ogni momento, così le è più facile mettere nero su bianco e farli diventare un qualcosa che le appartiene. 
Al momento è iscritta al corso di laurea in scienze dell’educazione e formazione 
Le piacciono i bambini, gli animali e i libri. 
Al suo attivo ha due raccolte di racconti, Luce Azzurra (Boopen 2009) e Il mondo dell’ altrove (Marco Del Bucchia Editore 2015).


venerdì 13 maggio 2016

Un caffè con...Alena Kalchanka !

Oggi ho il piacere di sorseggiare un caffè virtuale con una grande artista. Una donna che attraverso la sua arte esalta tutte le sfumature che avvolgono una mamma in attesa, che evidenzia e sottolinea la gioia dell’essere mamma raccontando attraverso i suoi dipinti le emozioni innumerevoli, a volte contrastanti, ma sempre cariche di immensa energia che solo una mamma è in grado di provare. Lei è Alena Kalchanka! 

Alena, come nasce l’idea di dipingere quadri che hanno come tema la maternità e quale è stata la sua fonte di ispirazione?
Alena:“Grazie! Diventare un’artista era un sogno da piccolina, ma crescendo non ho fatto niente per approfondire e crescere in arte. Ma nella vita ti succedano le cose che ti cambiano così nel 2013 sono rimasta incinta di Sasha e Bianca , così ho sentito forte bisogno di dipingere, dipingere quello che sentivo da mamma, dipingere le creature che mi ha mandato Dio. La gioia era immensa e cosi il mio primo quadro con maternità ho fatto per noi. Poi ho capito che è una tema dove riesco a esprimermi e soprattutto a mandare qualche messaggino a chi guarda. Qualcuno ha detto che la bellezza salva il mondo, ecco io ci provo nel mio piccolino a smuovere la bellezza interiore dentro di noi


I colori dei suoi dipinti, così brillanti, accesi, intensi comunicano una grande energia vitale ed al contempo riescono a delineare con delicatezza  un sentimento così unico e speciale, quale appunto quello materno. Come riesce a conciliare così bene le due cose, ossia di quale tecnica artistica si avvale per poter creare tale armonia tra elementi contrastanti?
Alena:“Qui sorrido perche è una domanda che mi hanno fatto in tanti ossia che tecnica uso. La risposta è che non lo so, perchè non ho studiato mai arte e da autodidatta mi improvviso. Di solito comincio con i personaggi e poi guardando loro è come se loro stessi mi dicono cosa vogliono intorno. Poi credo che fa tanto anche stato d’animo che uno ha quando fa qualcosa e io amo davvero tanto quel che faccio ; spesso mentre dipingo mi accorgo che sorrido, come anche mi è capitato ad emozionarmi cosi tanto da farne uscire qualche lacrima “

La sua arte è diventata a portata di …braccio…ossia molti dei suoi quadri sono diventate riproduzioni da portare al collo come collane o al braccio, come bracciali. Come è nata questa idea di trasformare i suoi dipinti in deliziosi bijoux?
Alena: Mi chiedevano sempre di avere un quadro in più persone e spesso questo quadro non era più disponibile , tante persone lo usavano anche come immagine del profilo o copertina che mi fa anche piacere. Ho cercato di trovare anche il modo di far avere queste immagini a chi mi chiedeva dal vivo. Ho fatto tanto anche in  passato perchè creavo la bigiotteria di fimo e a volte realizzavo ciondoli con le foto dei personaggi famosi, spesso dipinti famosi, così ho applicato con la riproduzioni dei miei quadri.



Ringrazio tantissimo Alena che, non solo attraverso i suoi dipinti, ma anche attraverso le sue parole e la sua delicatezza, trasmette tutta quella grande e profonda sensibilità che rendono le sue opere una continua lode alla vita, un continuo ringraziamento a Dio per il dono della maternità!

Vi segnalo il suo sito facebook in cui è possibile ammirare in tempo reale le sue stupende creazioni...nella foto accanto è ritratto il braccialetto che ho voluto per me...è un vero incanto, quando mi capita di guardarlo durante la giornata, nel vortice della quotidianità, mentre sono a lavoro, ad esempio, riesce sempre a strapparmi un sorriso ed ha un effetto "calmante!"

Questo è il link alla pagina facebook di Alena clicca QUI