martedì 16 settembre 2014

Le trappole del litigio.

Le parole hanno un potere immenso su di noi, sulle nostre emozioni e sui nostri comportamenti. Le parole sono generate da pensieri e generano, a loro volta,  pensieri che influenzano e guidano le nostre azioni.Scegliere bene e con cura le parole da utilizzare, soprattutto se vengono usate con veèmenza durante una discussione accesa o un litigio, è molto utile per spogliare il confronto da tutto ciò che è superfluo e per mirare dritti al cuore della discussione. Tra adulti, tra marito e moglie, tra amici, tra genitori e figli, durante una discussione, si commettono numerosi errori che spesso fanno dimenticare l'origine vera del confronto e non fanno altro che mettere altre carne al fuoco. Ecco di seguito un elenco in cui è possibile individuare le trappole in cui un litigio da costruttivo può degenerare in distruttivo.
1) Non usare il "TU sei" come accusatorio. Ad esempio se nostro figlio passa ore ed ore davanti alla televisione, nel momento di correggerlo è deleterio dirgli "TU sei un pigro debosciato" oppure "TU sei un nullafacente". In questo modo non si fa altro che irritare l'interlocutore istigandolo ad un atteggiamento di difesa piuttosto che di ascolto. Dirgli " Questo atteggiamento che stai assumendo non è positivo, perchè non cerchiamo di rivedere la situazione assieme?" sposta l'attenzione dal "TU" accusatorio all'"ATTEGGIAMENTO" sbagliato che invece può essere corretto con la buona volontà.In questo modo si diventa complici nel combattere una "cosa esterna" all'essenza delle persone coinvolte, che non sentendosi in difetto, presteranno maggiore attenzione alla critica.
2) Non umiliare, denigrare o accusare l'interlocutore in presenza di altri a meno che non sia strettamente necessario(in caso di serio e vero pericolo per la propria incolumità). Dire frasi del tipo "Sei la solita" "Non capisci nulla" e mentre lo si dice cercare l'approvazione di terzi è un modo per innalzare un muro per una corretta comunicazione e un civile confronto. Se proprio scatta la miccia del litigio in presenza di altri e se ne vale davvero la pena, sarebbe bene aspettare di essere vis à vis per chiarire e litigare costruttivamente e per evitare che il litigio si svuoti della sua valenza come confronto e diventi uno spettacolo sterile in cui vince chi riceve maggiori "applausi".
3) Evitare di pronunciare frasi con "SEMPRE" e "MAI" perchè il sempre ed il mai precludono ogni possibilità di venirsi incontro, è una sentenza emessa, una condanna senza diritto di replica.In queste due parole sono implicati il passato ed il futuro.Con il sempre è come se si veicolasse il messaggio che gli errori commessi in passato si ripetono inesorabilmente e con il mai si tagliano le gambe a qualsiasi possibilità di rimedio, cambiamento, possibilità futura. 
Poichè spesso durante il litigio si è accecati letteralmente dalle emozioni che ne conseguono o che ne sono all'origine, è bene soffermarsi a riflettere su queste trappole in momenti di totale calma, abituando così il cervello e la nostra volontà a prendere in considerazione il valore delle parole che spesso pronunciamo senza davvero soppesare e che invece potrebbero assumere un valore straordinariamente potente per chi le ascolta. Esercitarsi quotidianamente ad usare con discernimento le parole può essere una buona abitudine da prendere per affrontare qualsiasi tipo di confronto, un modo per non "inquinare" la comunicazione e un modo per fare in modo che le parole siano quanto più vicine a quello che vogliamo davvero esprimere.

lunedì 15 settembre 2014

"Un caffè con...Vladimir Luxuria"

( Intervista dell'11 giugno 2012) 
Ho sempre provato grande ammirazione, sin dall’età adolescenziale, per chi ha il coraggio delle proprie azioni e dei propri pensieri, per chi affronta, non senza difficoltà e sofferenza, la paura di non essere approvato, di non piacere, di rimanere solo, di essere emarginato esclusivamente perché compie scelte che non rientrano negli schemi della ordinaria “normalità”, per chi ascolta il bisogno di esprimere se stesso piuttosto che il bisogno di approvazione da parte degli altri. E’ per questo motivo che ho voluto intervistare Vladimir Luxuria  nella rubrica "Un caffè con..."perché ho sempre pensato che per essere una persona quale è, al di là del personaggio pubblico e spesso “stravagante”, sia ammirevole la sobrietà e la serietà con cui affronta temi molto vicini a quelli che affrontiamo tutti noi in un’età, quella adolescenziale, in cui cominciano a tratteggiarsi in maniera visibile i lineamenti della propria identità. Non mi riferisco solo ed esclusivamente all’orientamento sessuale, perché l’affettività, la scoperta dei propri talenti, la scoperta dei propri limiti e delle proprie potenzialità rappresentano comunque un percorso meraviglioso quanto doloroso per tutti, e se un adolescente non trova un terreno fertile intorno, capace di “tirare fuori” il mondo ingarbugliato che ha dentro, rischia di allontanarsi da se stesso e di intraprendere strade che non gli si confanno. Una voce fuori dal coro, quella di Vladimir Luxuria, che conosce bene e a fondo, in prima persona, le vie impervie della personalità in divenire, e che ha avuto il coraggio di fare diventare realtà quello che per molti rappresenta un’utopia: l’essere se stessi fino in fondo e nonostante tutto. Ringrazio vivamente Vladimir  Luxuria per la disponibilità e l’immediatezza con cui mi ha voluto concedere questa intervista e per il tempo speso nello scambio di e-mail per questo incontro virtuale su temi quanto mai reali. Grazie! 
Intervista a Vladimir Luxuria


 L'età adolescenziale, si sa, è una fucina di emozioni, sensazioni, paure, scoperte...quando anche tu hai vissuto questa età come scoperta di te stessa e del mondo, cosa ti avrebbe aiutato a "venir fuori?"
Vladimir: "Un'adolescenza piena di contrasti la mia, tra la gioia di voler vivere e a volte la paura di vivere. Le prime domande e i primi turbamenti: chi sono? perché sono diversa dai miei amichetti e dai miei cuginetti? Perché mi piace fare le cose che fanno le femminucce? Piangevo seduta sola in cameretta a tormentarmi, a ricordare quello che  mi diceva il mondo: quelli come te sono sbagliati, sei un errore della natura. Per fortuna amavo la mia cagnolina , Dolly, che mi guardava con i suoi occhi affettuosi, perché i cani sono esseri superiori a certe persone e ti amano indipendentemente dalla tua sessualità. Poi ho preso forza e sono sopravvissuta. E ho scoperto di far parte integrante della natura, bella perché bio-diversa e imprevedibile."


I genitori spesso per cultura, per inesperienza o per mancanza di tempo non sempre aiutano i figli nella scoperta e costruzione della propria identità. C'è qualche suggerimento che ti senti di dare loro nel ruolo di guida per i propri figli?
Vladimir: "Forse di dare più retta al cuore dei propri figli e meno a quello che dice la gente impicciona, cattiva ed egoista. A considerare i figli non come una proiezione delle proprie aspettative o realizzazione di obiettivi non raggiunti in prima persona. Il figlio non è un burattino da manovrare ma una splendida persona dotata di autonomia e cervello proprio."



 I modelli, gli esempi sono fondamentali per gli adolescenti, hai qualche riferimento positivo, esterno alla famiglia, che ti senti di suggerire quando un adolescente è lasciato a se stesso nella scoperta della propria affettività ? 
 Vladimir:"Il volontariato. Conoscere quelle tante persone in Italia che senza riflettori addosso né interessi personali si dedicano alla cura degli altri."




martedì 9 settembre 2014

Il mobbing in casa propria. Analisi di un fenomeno nascosto.

Negli ultimi decenni si sente parlare molto di mobbing , soprattutto in ambito lavorativo. Ma il mobbing ha un'accezione anche in ambito familiare. In alcune famiglie (fortunatamente il fenomeno riguarda solo una piccola percentuale di esse), questo tipo di mobbing non è di facile individuazione. Molto dipende dalla classe sociale a cui la famiglia appartiene, dal grado di istruzione dei genitori, dall'importanza anche che la singola famiglia intende dare all'immagine di sè all'esterno, dal tipo di contesto sociale nel quale sono inserite. Quasi sempre quando ci si riferisce al mobbing in famiglia si parla di un certo tipo di violenza, implicita od esplicita, che il coniuge, e questo accade sovente in fase di separazione, esercita nei confronti dell'altro in presenza dei figli. Il mobbing familiare di cui voglio parlare, invece, è quello che, a volte inconsciamente, si esercita nei confronti di uno dei figli, coinvolgendo l'intero gruppo familiare e facendo assurgere al figlio "preso di mira" l'infausto ruolo di pecora nera. Il mobbing si esplicita attraverso prese in giro ripetute, di svilimento delle capacità, di denigrazione continua, di soffocamento dei desideri e dell'espressione dell'unicità del figlio che inconsciamente e involontariamente ne diviene un "capro espiatorio". Atteggiamenti che invece di incentivare i talenti dei figli, ne negano l'esistenza, tendendo a sminuirli in tutti i frangenti, e cosa che accade, a mio parere gravissima, spesso anche in presenza di persone non appartenenti all'ambito familiare, estranei,  e venendo meno come supporto genitoriale che incoraggia, supporta, rimprovera avendo un progetto educativo ben preciso, generano nel "mobbizzato" diverse reazioni di sconfitta, solitudine, sfiducia nelle proprie capacità, danni nella costruzione della propria autostima e definizione della propria identità. L'immagine in costruzione dell'adolescente ne risente nelle corde più profonde, proprio perchè è un'immagine in divenire in cui gli occhi con cui viene visto dai familiari assumono un ruolo di fondamentale importanza. Una delle reazioni più comune è il desiderio di sparire, di nascondersi. La vittima avverte che la propria presenza è in qualche modo "stonata", ossia non è in sintonia, non trova una felice collocazione nella propria famiglia e genera anche sentimenti di forte inadeguatezza nei confronti del gruppo familiare e questo soprattutto in età adolescenziale, quando i ragazzi stanno per spiccare il volo, ma con uno sguardo continuamente rivolto verso il nido per prendere coraggio e forza nell'affrontare il mondo, questo sconosciuto. In questa fase la presenza della famiglia, non solo fisicamente, ma pedagogicamente è fondamentale. Di solito viene mobbizzato il diverso, quello che si distingue dagli schemi adottati nel gruppo di appartenenza. Non necessariamente ha un comportamento obiettivamente eccentrico od estroso, ma tale appare agli occhi dei familiari che, vedendo i propri schemi infranti, gli attribuiscono quel senso di estraneità, che accompagnerà il mobbizzato molto a lungo,o almeno fino a quando non avrà maturato una sorta di sano distacco da quel nucleo familiare "viziato"; distacco che spesso richiede l'ausilio di esperti e professionisti in ambito psicologico.
Tra l'altro, per l'adolescente è difficile prendere coscienza di ciò che sta accadendo in famiglia, vuoi perchè la famiglia è immatura, vuoi per mancanza di basi solide valoriali, vuoi per mancanza di cultura, per cui, molto difficilmente il mobbizzato in famiglia riuscirà ad avere con chiarezza e lucidità il quadro della situazione. Per questo motivo è necessario che in primis i genitori  qualora avessero avvisaglie su una reazione di nascondimento del proprio figlio, avviino un'attenta analisi, si mettano in discussione, si interroghino sulla qualità e sulle modalità con cui si esplicitano i propri atteggiamenti nei confronti dello stesso, per estirpare qualsiasi comportamento che possa in qualche modo soffocare l'unicità delle singole persone.
Ed ecco un elenco di campanelli di allarme che possono emergere in famiglia,  la cui causa non è necessariamente da attribuire al carattere delle persone bensì ai comportamenti ed agli atteggiamenti che noi stessi   rivolgiamo nei confronti di quella persona ( nostro/a figlio/a) danneggiandola talvolta inconsapevolemente.
1) Nostro/a figlio/a si chiude in se stesso, non parla o al contrario fa di tutto per attirare la nostra attenzione
Quando incomincia a parlare lo ascoltiamo o lo interrompiamo magari prendendolo in giro?
Ascoltiamo nostro figlio, non solo con le orecchie, ma con l'intera persona, con il nostro corpo, annuendo, guardandolo, dedicando un pò del nostro tempo seduti accanto a lui, in uno spazio che favorisca il confronto e l'emergere di emozioni?
2) Quando propone qualche attività che coinvolge tutta la famiglia...
Lo ascoltiamo con interesse e valutiamo la sua proposta, o bocciamo subito la proposta con epiteti poco gradevoli e magari in futuro se la stessa attività viene proposta da un altro familiare la accogliamo senza esitazioni?
3) Se nostro figlio porta un brutto voto a casa, litiga con un amico, perde qualcosa...
Lo redarguiamo con amorevolezza o il nostro rimprovero è accompagnato da frasi del tipo "non capisci mai nulla" " non ne fai una buona" " sei sempre il solito" " meglio stare alla larga da te" " combini solo guai"...


Ecco, questi vogliono essere solo piccoli spunti di riflessione per soffermarci sui nostri comportamenti nei confronti dei familiari...la famiglia è un micro-sistema all'interno del quale si forma la nostra prima immagine di persone adulte, e per questo è di fondamentale importanza che l'ambiente non sia solo naturalmente affettivo, ma ci si impegni affinchè ciascun membro della famiglia trovi il suo giusto spazio per essere pienamente persona perchè l'amore se non è accompagnato dall'ascolto attivo, da una preparazione al ruolo genitoriale, da un interesse pedagogico, da solo non basta.

domenica 7 settembre 2014

Ero massone

La copertina del libro, Croce di legno, Rosario e ferma-soldi
con il simbolo del compasso, G,lettera che indica il grande architetto
dell'universo, stella a 5 punte, foglie di acacia, tutti simboli
della massoneria.
"Ero Massone" di Maurice Caillet, non è solo la storia di una conversione ma è un obbiettivo focalizzato sui meccanismi psicologici invisibili in grado di creare delle catene mentali difficili da slegare, da cui è difficile liberarsi, che caratterizzano certi gruppi chiusi, le sette, i circoli, le varie compagnie che fagocitano la persona trasformandola in burattino. Un pò il percorso inverso della favola di Pinocchio, che da burattino di legno, dopo un cammino che lo vede scontrarsi con i suoi limiti oggettivi, con le sue miserie e le sue paure, diventa uomo. Ma l'uomo se è tale nasce già con una caratteristica imprescindibile ed inalienabile: la libertà. Quella stessa libertà di pensiero, parola, azione che Caillet aveva perso non appena ha tentato di allontanarsi dalla Massoneria, quella stessa libertà oggetto di ricatto morale da parte dei suoi "fratelli" che lo hanno condannato ad una morte civile e sociale non appena ha scelto di dare spazio alla sua fede cattolica. L'incontro con Gesù non solo ha apportato dei significativi cambiamenti materiali e tangibili nella sua vita, ma gli ha restituito quella forza capace di spezzare le catene attraverso cui veniva subdolamente ed artificiosamente orientato, controllato, indirizzato ad agire in virtù di principi che andavano contro l'uomo, contro la vita, a cominciare dagli innumerevoli aborti da lui stesso provocati, essendo medico, che lo avevano anestetizzato, abbagliato da una logica perversa di progresso e di evoluzione. Il messaggio finale che ho potuto recepire è che la libertà se è conquista non è mai vera libertà. Perchè la libertà è il punto di partenza nella vita di un essere umano, non oggetto di ricatto nè punto di arrivo. La libertà non pone condizionamenti: sei libero solo se agisci così, sei libero solo se...L'uomo è libero. Punto. E' anche libero di rendersi schiavo di un sistema ben strutturato capace di annientare la singola coscienza in virtù di una coscienza universale. Il messaggio di Gesù è l'opposto, ossia non può esserci una coscienza universale se prima non si ha ben definita una coscienza individuale. In fondo delle nostre azioni, dei nostri pensieri e dei nostri propositi risponderemo in prima persona quando ci si chiederà il resoconto finale. E lì non ci saranno "fratelli" che tengano. Buona lettura!

venerdì 5 settembre 2014

La libertà del limite.

La vignetta è stata tratta dal Blog: Tersite Paranoia









Parto citando una frase della scrittrice Angela Pellicciari “la negazione del limite e della legge naturale porta inevitabilmente con sé la distruzione di tutto ciò che è umano. " Fonte
a cominciare dal nostro cuore, aggiungerei, per una riflessione che prende forma come un flusso di coscienza, uno spunto per soffermarci sulla parola “limite” e “distruzione”…
Negare il limite non significa superare il limite con le proprie forze. Se si supera e si riesce a scavalcarlo vuol dire che non era un limite, ma una sfida, uno step, un gradino che potevamo benissimo oltrepassare.
Negare il limite significa non riconoscere la nostra umanità, i dolori e le sofferenze che ne sono peculiari, negare il limite vuol dire chiudere gli occhi, eliminare il problema.
Negare il limite significa morire prima che gli occhi si chiudano. Arrendersi in partenza. Attraversare un percorso frustrante e utopistico. Negare il limite vuol dire morire.
Negare il limite vuol dire non riconoscere la propria unicità ed irripetibilità, vuol dire omologazione, conformismo, uguaglianza che è sinonimo di appiattimento.
Negare il limite vuol dire non riconoscere i propri talenti, volerne altri lontani dalla propria indole, inclinazione.
Negare il limite vuol dire non accettarsi.
Negare il limite vuol dire non riconoscersi.
Negare il limite significa sentirsi onnipotenti.
Negare il limite significa non avere regole, non sopportare regole.
Negare il limite significa "ipertrofizzare" l’ego.
Negare il limite significa dare spazio alla paranoia.
Negare il limite significa negare una condizione, quella dell’umanità tutta, che conduce alla morte, negando la quale si nega la vita.
Negare il limite significa che la libertà ed i desideri me li compro con i soldi.
Negare il limite significa delegare alle cose la costruzione della mia felicità.
Negare il limite significa inseguire i miei sogni anche se questo non hanno nessuna attinenza con la realtà.
Tutte le volte che nego il mio limite, i limiti della condizione di essere umano rischio di sbattere la testa contro il muro, allora due sono le cose: o me la rompo, o mi provoca un tale stordimento da ridestare la coscienza ed aprire con coraggio ed audacia gli occhi per affrontare la realtà. Qualsiasi essa sia.
Leggendo La Repubblica di Platone, La città del sole di Campanella, e vedendo i cartoni con i miei figli, come per esempio Peter Pan, mi sovviene che nella mente dell’uomo è possibile costruire Stati perfetti, immaginare ideali di rispetto e amore ineccepibili, vagare con la mente superando i limiti spazio-temporali, ma tutte queste coloratissime sfaccettature di mondi fantastici non hanno avuto e non hanno successo perché pur mettendo l’uomo al centro non partono da esso. E’ un po’ come capita quando sono impegnata nella mia attività di sostegno nella scuola. Se pongo al mio allievo che presenta delle limitazioni intellettive o fisiche gli stessi obiettivi che deve raggiungere l’intera classe composta da persone che quegli stessi problemi non ne hanno, ho perso in partenza. L’obiettivo da raggiungere deve essere tarato sulle proprie potenzialità. Questo in verità, credo sia una cosa che debba essere fatta per tutti.
Ecco, allo stesso modo, sul fronte scientifico, politico, sociale, si dovrebbe partire da quello che si ha, dal “materiale” a disposizione per costruire. Ed invece sembra che anche la legge naturale debba essere superata.
La riflessione è su cosa è umano e su cosa non lo è…io personalmente credo che qualsiasi pensiero di distruzione non sia mai umano…





giovedì 4 settembre 2014

L'Idea Creativa: le collane "favolose"!

Qualche giorno fa mi è capitato di acquistare un braccialetto molto affascinante, sia per la storia che racconta, che per la funzione: ogni grano è messo in fila cronologicamente seguendo il percorso della storia. Il braccialetto in questione è chiamato " La storia più bella del mondo" che narra la storia di Gesù attribuendo ad ogni grano o charm un significato. Così mi è balenata l'idea di costruire una collana che potesse narrare una favola. Una collana che potrebbe avere molteplici funzioni...per esempio, oltre che indossare la propria favola preferita
( sono certa che le bambine ne andrebbero pazze!) potrebbe essere uno strumento-gioco per favorire la memorizzazione delle stesse. Si fornisce un libretto che narra la favola passo per passo, si mettono a disposizione perline, strass, ciondoli, e si monta la collana costruendola sulle tappe della storia che si vuole rappresentare. Un modo per esercitare la memoria legando ad ogni grano un significato, un pò come si fa con la tecnica delle libere associazioni, in modo che la memoria visiva si leghi ad un oggetto concreto che ogni volta che lo si tocca o lo si indica riporta alla mente il significato attribuitogli al momento della costruzione. Oppure potrebbe essere usato dalle mamme e dalle nonne che narrano la fiaba...scorrendo ogni grano non si rischia di dimenticare qualche pezzo, come spesso accade ritrovandosi a raccontare la stessa fiaba con mille sfaccettature diverse! Si attribuiscono anche ai colori innumerevoli significati e può essere anche un buon modo per intrattenere le bambine in un pomeriggio in casa stimolando la loro fantasia. Nulla impedisce poi di inventare storie, dando sfogo alla propria creatività. A me è venuto in mente di creare una collana sulla storia della "Bella Addormentata nel bosco", probabilmente l'ultimo film Disney visto, Maleficent, mi ha fornito spunti per la favola che sto per raccontare....

La Bella Addormentata nel bosco
C'era una volta in un bosco meraviglioso
 ( perla azzurra come il cielo, charm con un uccellino su di un ramo) , un castello magnifico ( perla di legno ) in cui nacque una deliziosa principessa
 ( charm principessa). Il giorno del suo battesimo ( perla bianca) la madrina cattiva
 ( perla nera) ebbe la notizia della sua nascita
 ( charm lettera postale) e così le mandò una maledizione ( perla nera) ossia che allo scoccare ( charm orologio) del sedicesimo compleanno ( sedici perline verdi) la bella principessa si sarebbe punta con un ago
 ( charm macchina da cucire) e sarebbe caduta in un sonno profondo ( perla nera) e purtroppo la profezia si avverò fino a quando non arrivò un bel principe vestito d'azzurro ( perla azzurra) che con un bacio ( perla rossa) risvegliò la principessa, che aperti gli occhi ( rosa bianca) se ne innamorò a tal punto che si sposarono
  ( charm maschio e femmina mano nella mano) e vissero per sempre felici e contenti ( perlina rossa) .

La Bella Addormentata nel Bosco

Biancaneve ed i sette nani

Gli charms utilizzati per la collana "Biancaneve ed i sette nani"
L'orologio del "c'era una volta", la principessa Biancaneve, l'omino cacciatore, la casetta dei nani, la mela, maschietto e femminuccia che si tengono x mano del "E vissero felici e contenti", il cuoricino che torna a battere dopo il bacio del principe Azzurro, e la missiva come notizia che arriva alla regina che Biancaneve è' ancora viva.
Per visualizzare le altre creazioni clicca QUI

sabato 23 agosto 2014

Il mio NO all'aborto!

Aristotele, un filosofo greco (384 a.C. o 383 a.C. – Calcide, 322 a.C) affermava, trovandosi davanti ad un pezzo di legno, che questo potesse essere "in potenza" un tavolo, una sedia, un mestolo , una statuetta...ossia, quel pezzo di legno come proprietà aveva in sè la possibilità di diventare tutte queste cose. Quando ci troviamo dinanzi all'incontro di uno spermatozoo con un ovulo, l'embrione formatosi, ossia la nuova vita che comincia il suo cammino, non può che essere una persona. Il feto non ha possibilità di essere niente altro che essere umano. Non è come il pezzo di legno che può diventare tante cose con l'intervento della mano umana...l'embrione non è un materiale plasmabile, ma è l'inizio di un essere umano, che inizia proprio da quell'incontro inalienabile. Non si è mai sentito che un essere umano si formi già avendo 3 o 30 anni. Tutto inizia da lì. Perciò quando mi si chiede se sono favorevole o contraria all'aborto, rispondo categoricamente che ne sono contraria. Perchè considero che quell'embrione abbia già in sè il diritto alla vita. Non ha potere sulla propria vita come potrebbe averne a 30/40 anni, non ha parola, come potrebbe averne a 3 anni, ma ha una sua completa dignità. E la dignità non dipende dalla qualità della vita che affronterà quando verrà alla luce. Ma la dignità è insita nell'essere umano solo essendone tale. La qualità della vita che si offre ad un bambino, anche malato, non dipende da un difetto del bambino o da un errore della natura, bensì dalla capacità di noi adulti di essere in grado di offrire una degna accoglienza alla vita del piccolo esserino. Quando si decide di eliminarlo mi viene in mente un paragone, ossia, metti una persona senza gambe, cosa le si dice se non si dispongono di sedie a rotelle per aiutarla a camminare? "ammazzati perchè nessuno è in grado di aiutarti?" o forse la risposta migliore sarebbe" non ti preoccupare, ti presto le mie gambe"..."Prestare le gambe" significa mettere a disposizione le proprie risorse, le proprie energie, le proprie capacità perchè la vita di chi ha una qualche menomazione possa essere più semplice, mentre sembra davvero essere molto più semplice eliminare chi può chiedere un nostro impegno, chi ci chiede di morire a noi stessi, chi ci chiede e ci mette dinanzi agli occhi le nostre debolezze, la nostra impotenza, le nostre capacità. Il diritto alla vita non è un nostro diritto affinchè quella nostra vita possa essere eliminata. Non è un nostro diritto a selezionarla quella vita. Chi usa violenza, chi ammazza un feto indifeso, che non può parlare, urlare, gridare, è una persona debole, che ha paura, perchè non crede in se stessa, nel fatto che l'uomo può essere una fonte di inesauribile amore capace di far fronte dignitosamente alla sofferenza, che è parte integrante della vita di ciascuno di noi. Siamo realistici, alzi la mano chi non ha mai sofferto, chi è riuscito davvero ad eludere la sofferenza dalla propria vita. Non esiste nessuno che può sapere cosa ci accadrà tra un istante. Nessuno. E questa impotenza, questo limite spesso spinge le persone a prevaricare chi non può ancora esprimere un proprio giudizio. Personalmente non riuscirei ad accollarmi un peso così grande. Ossia decidere di interrompere una vita in grembo per convinzioni che con il tempo potrebbero rivelarsi errate...Pensate a quella mamma che quel giorno interruppe la gravidanza perchè doveva lavorare, il lavoro veniva prima di tutto...e di lì a un mese lo perse perchè qualcuna l'ha "scavalcata"....il prezzo della vita che ha pagato, non sembra un pò troppo? Oppure pensiamo a quella mamma che, trovandosi in difficoltà economiche ha ucciso nel suo grembo il bimbo che si affacciava alla vita, e che dopo sei mesi ha ereditato quella ingente somma di denaro...qualsiasi vacanza, trucco, casa bella non ha mai potuto sostituire il sacrificio di quella vita il cui valore incommensurabile non potrà mai essere sostituito da "cose"....Ecco ciò che penso sull'aborto, ed il motivo per cui credo sia il più efferato crimine contro l'umanità, perchè non uccide solo un feto, ma uccide anche chi lo uccide.
Una sera seppi di un'amica che aveva deciso di interrompere la vita del bimbo che portava in grembo...a quella vita ho dedicato questi pensieri...
Occhi teneri, occhi dolci, occhi che non vedranno mai la luce
perché altri occhi non vogliono vedere come andrà a finire,
perché altri hanno voluto chiudere i propri occhi per non vederti…
ti hanno già tutti immaginato,
hanno immaginato la tua vita, 
hanno immaginato il tuo dolore, 
hanno immaginato la tua sofferenza,
tutti sanno di te,
pur non sapendo nemmeno loro chi sono e come andrà a finire la loro storia…
Tu che spaventi, 
che sei piccolo appena come un chicco di grano e che hai messo in subbuglio la loro vita,
tu che non avrai modo di dimostrare le tue debolezze, la tua forza, le tue gioie, i tuoi successi e i tuoi fallimenti,
come un faro accendi la luce sulle fragilità loro,
e il tuo potere è molto più forte del loro potere di metterti a tacere ora e sempre…
Tu che sei in quella piccola bolla d’acqua,
il ricordo di te non riuscirà a scivolare così in fretta,
il ricordo di te durerà più di te,che ora, loro dicono,
 non sei nulla,
 non pensi,
 non respiri, 
non hai nemmeno un cuore, 
eppure, li hai messi in fuga, 
eppure li spaventi così tanto che vogliono cancellare la tua immagine prima ancora che si definisca…
A te, piccolo essere indifeso, va stanotte il mio pensiero,
e la mia preghiera perché chi ha avuto il potere di farti sparire
abbia la stessa forza per sopportare la tua assenza…
E tu che leggi, non giudicarmi troppo dura con chi ha sigillato per sempre quegli occhietti, o fallo se solo sai dirmi,con matematica certezza, cosa accadrà domani,dopodomani, e dopodomani ancora…nella tua di vita fino alla fine dei tuoi giorni…

31/01/2011

Le alternative all'aborto ci sono e sono tante, come gli aiuti alle mamme in difficoltà, questa del CAV , Centro Aiuto alla Vita ne è un esempio.