venerdì 13 maggio 2016

Un caffè con...Manuela di "Ho sposato un gigante" !


Manuela è sempre Manuela ed anche nella seconda serie tv appena conclusasi su La 5 non ha che confermato la sua forte carica umana e il suo contagioso ottimismo! Ecco l'intervista che ebbi l'onore di farle qualche tempo fa...


Ve la ricordate la scena del film:”L’attimo fuggente” in cui il mitico professore rivoluzionario, interpretato dall’insostituibile Robin Williams, durante una lezione in aula lascia tutti gli allievi a bocca aperta salendo sulla cattedra dicendo: “Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a veder voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva.”….? Ebbene, nel caso di Manuela potremmo dire che il mondo davvero appare diverso da quaggiù! Una moglie, mamma, ma soprattutto donna speciale che con estrema generosità ha deciso di condividere per quattro mesi la sua quotidianità con le telecamere e regalare a noi telespettatori un angolo del mondo da cui scrutarlo ed in cui il mondo stesso appare diverso e direi anche più bello, non perché catturato da qualsivoglia sofisticato obbiettivo fotografico, che tra le altre cose è un suo strumento di lavoro la cui passione condivide assieme al marito, ma perché catturato dalla prospettiva del cuore, quel cuore che il Piccolo Principe definirebbe come capace di cogliere quell’essenziale invisibile agli occhi .
I centimetri che separano Manuela dalla maggior parte delle persone che la circondano, in primis da suo marito, si sono trasformati in grandi braccia accoglienti (questa è la sensazione che si ha entrando in contatto con lei) capaci di accogliere, coinvolgere, trasmettere colore e calore tali da stringere a sé e al tempo stesso ed al momento giusto dare la spinta necessaria a chi da questo mondo si sente intimorito o sente quasi di non appartenervici.
Ma Manuela e la sua famiglia (il marito Fabio ed i due splendidi pargoletti Giorgio e Mattia) attraverso le rocambolesche, divertenti ed a volte anche drammatiche situazioni che la vita pone davanti ad ognuno di noi, ci ricorda che l’importante non è essere perfetti, bensì essere perfetti gli uni per gli altri, perché questa è la storia non solo di una donna speciale ma di una famiglia unica ed al tempo stesso comune, che ci dimostra che la felicità non è necessariamente tre metri sopra al cielo ma può essere alla portata di chiunque si prenda l’impegno con se stesso di essere davvero felice e rendere felice chi ama.
Domanda:Manuela, quali sono le motivazioni che hanno spinto te e la tua famiglia a partecipare ad un programma televisivo come protagonisti?

Risposta:Sicuramente il motivo principale è quello di trasmettere un messaggio di tipo sociale ossia che "Si può vivere una vita felice e soddisfacente anche quando ci sono delle premesse che potrebbero spaventare o far pensare il contrario".Fermo restando che siamo circondati d'amore quando ci arriva qualche critica esterna rimane per noi un mero dato informativo perchè siamo talmente attenti a lavorare su noi stessi, sulla nostra famiglia
e sulla qualità della nostra vita che quel puntino perde inevitabilmente importanza rispetto a tutto ciò che abbiamo costruito insieme.
L'aspetto più leggero è che siamo stati sempre aperti alle novità, per cui questa avventura ci sembrava un'esperienza curiosa ed interessante occupandoci lavorativamente di comunicazione, anche se  in realtà si è rivelata non solo più intensa e faticosa del previsto ma un vero e proprio ulteriore cammino di crescita personale e familiare.
Domanda:In una puntata de: “Ho sposato un gigante”, fai riferimento a tua madre, prima ballerina in uno dei teatri più famosi del mondo, il Teatro San Carlo di Napoli; come hai vissuto il passaggio adolescenziale in cui di solito una ragazza si identifica con la propria madre, avendo fatto lei stessa del suo corpo una grande espressione di libertà?
Risposta: In realtà qui c'è stato un errore di comunicazione mia madre è stata per 30 anni ballerina classica nel corpo di ballo del Teatro San Carlo, non è stata però prima ballerina, anche se in realtà non cambia nulla avendo lei dedicato la sua intera  vita alla danza classica.
Non avevo una figura con cui identificarmi, nè femminile nè maschile, non avevo idea di come sarei stata, facevo fatica a pensarmi in una dimensione femminile ed in una dimensione adulta, andavo a letto sperando il giorno dopo di svegliarmi alta alta e di poter fare finalmente un po' di shopping come si deve alla Kinsella maniera. Mentre i corpi delle mie compagne mutavano e si facevano sempre più simili a quelli delle loro madri io non riuscivo ad immaginarmi, la mia mamma mi sembrava una chimera lontana. Non ho mai vissuto il mio corpo come un ostacolo essendo figlia di due genitori dediti allo sport professionalmente, ho fatto pattinaggio artistico, ginnastica artistica, pallavolo (ovviamente ero in ricezione), nuoto ed equitazione… ho semplicemente avvertito che a volte la mia energia mentale andava oltre come se quel corpo non bastasse a farmi rincorrere tutto ciò che desideravo. In realtà con il tempo la mia vita mi ha dimostrato che i limiti più grandi ero io stessa a darmeli.


 Domanda:Manuela con l’esempio, con i fatti e non solo con le parole hai dimostrato che i pregiudizi possono essere vinti, superati ed affrontati con la forza della volontà e mettendo amore in ogni piccolo gesto quotidiano. Quanto costa essere davvero coerenti con le proprie parole?
Risposta:Non c'è conquista che non comporti allenamento, la mia palestra è stata la vita e le persone che nel bene e nel male ho incontrato ma il lavoro più grande che ho cercato sempre di fare è di essere prima di tutto onesta con me stessa. Nel momento in cui ho imparato davvero ad amarmi per tutti i miei centimetri in meno e non in più il resto è venuto da sè . Della mia vita posso dire solo una cosa: è MERAVIGLIOSA.

Un grazie grande quanto una casa a Manuela per la disponibilità, per la generosità e per aver accettato di prendere un caffè che non dimenticherò così facilmente!







La collana da favola: La Bella Addormentata nel Bosco



Clicca QUI per sapere cosa sono LE COLLANE DA FAVOLA! 


C'era una volta in un bosco meraviglioso
 ( perla azzurra come il cielo, charm con un uccellino su di un ramo) , un castello magnifico ( perla di legno ) in cui nacque una deliziosa principessa
 ( charm principessa). Il giorno del suo battesimo ( perla bianca) la madrina cattiva
 ( perla nera) ebbe la notizia della sua nascita
 ( charm lettera postale) e così le mandò una maledizione ( perla nera) ossia che allo scoccare ( charm orologio) del sedicesimo compleanno ( sedici perline verdi) la bella principessa si sarebbe punta con un ago
 ( charm macchina da cucire) e sarebbe caduta in un sonno profondo ( perla nera) e purtroppo la profezia si avverò fino a quando non arrivò un bel principe vestito d'azzurro ( perla azzurra) che con un bacio ( perla rossa) risvegliò la principessa, che aperti gli occhi ( rosa bianca) se ne innamorò a tal punto che si sposarono
  ( charm maschio e femmina mano nella mano) e vissero per sempre felici e contenti
 ( perlina rossa) .

Esercita la memoria con il Piccolo Principe.


Sarà capitato a molti di aver fatto un nodo al fazzoletto o di aver spostato un anello da un dito ad un altro o ancora di aver collocato un oggetto in bella mostra per ricordarsi di fare qualcosa! Involontariamente abbiamo utilizzato una tecnica di memorizzazione nell'aver associato un richiamo, un pensiero, un'informazione ad una cosa che si potesse toccare, vedere, sentire, in modo che l'immaterialità del pensiero si traducesse in materia e fosse più facile da percepire essendo più tangibile del pensiero stesso da ricordare. In questo modo abbiamo creato un filo invisibile, un collegamento tra il pensiero e la cosa alla quale lo abbiamo associato come si fa come un'etichetta su di un barattolo per ricordarci cosa vi è dentro e magari scriverci sopra anche la data. Lavorando con i bambini, in una fascia d'età che va dai 3 ai 6 anni, ho potuto constatare quanto, per esempio nella narrazione di una favola, l'elemento fantasia che introduce o sottrae una variabile nel racconto, sia determinante nel prosieguo corretto del racconto stesso. Spesso da questa variabile "dimenticanza" introdotta ne nascono storie buffissime, completamente nuove e talvolta anche più appassionanti di quelle originali!
 Le mnemotecniche ci aiutano a potenziare la memoria a breve termine ed a sviluppare, ad esempio, una memoria per immagini, la cosiddetta memoria fotografica. Tra l'altro se alle immagini si associa anche un vissuto emozionale piacevole, è possibile che poi il ricordo possa fissarsi più a lungo, anche nella memoria a lungo termine. Come già espresso in precedenza, la composizione di una collana a cui ad ogni grano, ogni perlina, ogni charm, venga associato un significato e che questi oggetti vengano messi in ordine cronologico seguendo le varie tappe della storia da raccontare, può essere una buona tecnica per far ricordare una favola o una storia. Inoltre, se la composizione della collana avviene con una compagnia di amici, in cui magari c'è musica, si è seduti tutti su di un tappeto e si collabora, l'esperienza sarà di certo arricchita da un vissuto personale che contribuirà al mantenimento del ricordo della favola per più tempo. In questo modo il processo di apprendimento viene stimolato anche dall'ambiente circostante in cui avviene, tenendo sempre desta l'attenzione che attraverso il divertimento dell'attività proposta è continuamente alimentata rispetto ad un apprendimento basato sulla memorizzazione per ripetizione che può risultare noiosa e spesso improduttiva.
Di seguito illustrerò come è avvenuta la composizione della Collana Favolosa del Piccolo Principe, avvalendomi della mnemotecnica associativa. 
1) Per prima cosa è necessario scegliere l'episodio che si vuole rappresentare: io ho scelto l'episodio in cui avviene l'incontro tra la Volpe ed il Piccolo Principe.
2) Si reperisce poi un'immagine dei protagonisti a cui ho associato i colori : al Piccolo Principe ho associato il giallo dei capelli ed il verde dell'abito; anche il colore oro. Alla volpe il marrone. E così procedendo per ogni elemento che comporrà la storia ( il pianeta, color azzurro; la tristezza: il nero; la rosa, il rosso; ecc..ecc..
3) E' chiaro che le immagini tratte dalla storia possono essere indicative rispetto agli elementi materiali che si vogliono rappresentare, come appunto la volpe o il pianeta, ma quando si tratta di rappresentare un'emozione o un sentimento, ecco che può entrare in gioco la fantasia personale ed il vissuto personale, per cui ogni bambino assocerà il colore che ritiene maggiormente consono per ciò che vuole esprimere.
4) Si procede poi alla stesura, su di un foglio bianco, delle tappe della storia, collocando sotto ciascuna tappa che si è segnata a penna sul foglio, un grano, una perlina, uno charm che si è scelti per segnare la tappa stessa.
5) Una volta finito il progetto di procede con la composizione della collana,  in cui poi ognuno aggiungerà o toglierà elementi anche a seconda del proprio gusto, ma senza stravolgere l'evolversi della storia così come tracciata avendo già definito a priori cronologicamente le fasi e gli episodi da narrare.
Collana Favolosa de : Il Piccolo Principe e la volpe

C'era una volta un piccolo principe ( charm ometto dorato) che viveva su un pianeta ( perla azzurra). Nel suo viaggio incontrò una volpe
 ( grani marroni) che chiese al piccolo principe cosa stesse cercando. E lui rispose "cerco degli amici" ( cuoricino dorato). La volpe allora gli disse "Addomesticami", il principe chiese 
( charm argentato con spirale) cosa significasse. La volpe rispose che se tutti i giorni fosse venuto sempre alla stessa ora ( charm orologio) lei si sarebbe preparata al suo arrivo, avrebbe imparato a distinguerlo da lontano
 ( perla gialla e perlina verde), avrebbero giocato assieme ( dado) e sarebbero diventati amici ( cuoricino). E così fu. Ma purtroppo arrivò il giorno in cui il piccolo principe
 ( omino dorato) dovesse ritornare sul suo pianeta ( perla azzurra). La volpe ( grani marroni) fu molto triste ( grani neri). Così il piccolo principe la rimproverò dicendole che era colpa sua, che lei aveva chiesto di addomesticarla e che adesso era triste perchè l'uno si era affezionato all'altro. Così le chiese ( charm argentato con spirale) cosa ci avesse guadagnato, e lei rispose "Il colore del grano" ( charm grande dorato) "Ora io sono unica per te ( perla bianca) e tu unico per me ( perla grigia) ...un pò come la tua rosa ( rosa rossa) che si distingue dalle altre ( rose bianche) perchè tu ne hai avuto cura, ci hai investito del tempo, l'hai innaffiata! Ricorda, non si vede bene che con il cuore ( charm cuoricino in argento) , l'essenziale è invisibile ( perle bianche) agli occhi...e il piccolo principe ripetè: Non si vede bene che con il cuore ( charm grande a forma di cuore) , l'essenziale è invisibile agli occhi ( perle bianche).

La collana da favola...Riccioli d'oro e i tre orsi!

Mi è stato chiesto di creare una Collana da Favola  sulla favola di Riccioli d'oro ed i tre orsetti...ecco cosa ne è venuto fuori! 

Perla arancione(da questa perla comincia la storia…)
C’erano una volta tre orsi: Uno era Grandissimo (Orso di Bronzo). Uno era Grande (orso trasparente) ed uno era minuscolo (orso argentato).
Una mattina, come di consueto, ognuno dei tre orsi faceva colazione
(teiera e charm tazza di caffè) nella propria ciotola.
Ma poiché il latte era molto caldo, nell’attesa che si raffreddasse, i tre Orsi andarono a fare una passeggiata nel bosco.



Mentre camminavano nel bosco (charm foglia, gufetti su ramo), alla loro casa (charm rettangolare con scritta family) una bambina (charm bimba con i codini) che si chiamava Riccioli d’Oro (charm tondo dorato)non vedendo nessuno nella casa, fece scorrere il catenaccio ed entrò.
Vide allora la colazione pronta sul tavolo. (teiera, tre cucchiai e tre forchettine)
Prima assaggiò il latte dell’Orso Grandissimo (perla bianca grande) ma era troppo caldo.
Poi assaggiò il latte dell’Orso Grande (perla media) ma anche questo era troppo caldo.
Si avvicinò poi alla ciotola dell’Orso Minuscolo ( perla bianca piccola) e qui trovò che il latte
non era nè caldo nè freddo ma era al punto giusto, così lo bevve tutto.Poi Riccioli d’Oro entrò in una cameretta e vide dei giocattoli (cavallino a dondolo, aereoplanino e dado) con cui giocò un pochino, poi, stanca, vide tre letti ( tre perle bianche)
Prima cercò di riposarsi sul letto dell’Orso Grandissimo, ma era troppo grande poi provò il letto dell’Orso Grande, ma era troppo soffice: il letto dell’Orso Minuscolo, invece, era quello giusto. Riccioli d’Oro vi si sdraiò e si addormentò..
I tre Orsacchiotti camminavano già da qualche tempo nel bosco quando, pensando che il latte (perla bianca grande)si fosse raffreddato abbastanza, tornarono a casa per berlo. (charm orsetto).


 Riccioli d’Oro sentendo i passi degli orsi si svegliò e scappò via non appena gli orsi si accorsero della sua presenza… Non si sa se Riccioli d’Oro trovò subito la strada per tornare a casa e se divenne meno birichina. I tre Orsi, però, non l’hanno più rivista.Perla nera (fine della storia)







giovedì 12 maggio 2016

Non ho 40 anni, ma 33,33 + IVA

Ebbene sì. Sono quaranta…manca poco, poco davvero e quel quaranta che mi è rimbombato nella testa tutta l’estate sarà compiuto, fa quasi impressione dirlo. Un numero infinito, bello, corposo, eppure ristretto come il ragù rosso, intenso, condensato… E’ tempo di bilanci, non quelli che si fanno ogni mattina sulla bilancia per cogliere quel piccolo cambiamento che ci possa illudere che quel fantomatico jeans comprato appena lo scorso autunno possa finalmente essere calzato a pennello senza compiere improbabili manovre di disostruzione di lardo in eccesso per entrarci dentro!…e nemmeno di quei bilanci che una volta aver sommato, moltiplicato, diviso e sottratto puoi tirare una linea, bella netta e sotto, scrivere il totale, a chiare cifre, tonde, nette, ma-te-ma-ti-che…questo è un bilancio sempre in trasformazione…un bi-lancio, un doppio lancio, con un salto lanciato in avanti, e uno indietro.
Il primo decennio è stato quello che mi ha impostato tutti gli altri, quello che lega tutti con un filo conduttore, invisibile, costante…un filo che a volte si “arravoglia” al punto da non capirne più quale estremo faccia parte del capo e quale della coda...no, non un capitolo fondamentale, piuttosto la musica di sottofondo, la colonna sonora di ogni anno a seguire… Il più significativo, doloroso, …no, forse non il più doloroso, il dolore cresce con l’età, con la consapevolezza di quello che certi accadimenti significano a lungo termine, e questo tipo di dolore non lo puoi avere a sette anni, 
perché, nonostante tutto, a quella età, non si possono nemmeno lontanamente immaginare le conseguenze della morte di un genitore… ma di certo quello che mi ha insegnato cosa fosse il vuoto che si crea quando una persona cara all’improvviso non c’è più…che mi ha insegnato che ci si può sentire dei “don Chisciotte” anche a soli sette anni, pronti a sfoderare la spada e difendere gli abitanti di quel nido rimasti senza il capofamiglia…a difendere tutti, tranne te stesso a tal punto da non sapere cosa significasse piangere, piangere davvero  e come bandieruola al vento trovare ed intuire, intravedere e cercare un punto di riferimento che desse un senso, un motivo, un ideale, un appiglio che trasformasse quel dolore in un punto esclamativo del tipo: Ecco!Ho capito! Un’affermazione, una certezza da cui trarre forza per colorare tutto quello che in fondo in fondo non faceva così paura…una paura sconfitta nel momento in cui quel dolore lo si è provato, vissuto, subìto…Non ho mai avuto paura della morte…quando la incontri a soli sette anni, la morte diventa una compagna di cammino, ce l’hai addosso e ti illumina paradossalmente tutto ciò che vivrai fino a conferire ad ogni cosa, ad ogni persona ed ad ogni evento uno sguardo che ne riconosca la bellezza unica ed ineguagliabile, nella consapevolezza che nulla, ma proprio nulla è per sempre e tutto è così prezioso proprio nel momento in cui ce l’hai davanti. Non prima e nemmeno poi, ma adesso, nel qui ed ora.

Il secondo decennio, dai dieci ai venti, mi ha regalato la consapevolezza tangibile che la vita ti sorprende sempre, in ogni momento, e che la ribellione a certi eventi, a certe persone, ad un tipo di educazione, a certe imposizioni non è stata che la matita che mi ha tratteggiato la personalità, che a volte ha scavato così forte il foglio in cui imprimeva la punta da lasciarne ancora oggi i segni, un tempo così osteggiati nel tentativo di schivarne l’irruenza, la cui vista oggi è, invece, accompagnata da una languida carezza di gratitudine immensa verso chi ha destato tale e tanta ribellione... Un regalo che mi porto dietro da quegli anni di apparente stasi e di maschere di una quieta apparenza ma di terremoti interiori è quella forza che un tempo ha inciso sulla carne quei tratti così profondi che è la stessa forza che oggi uso per tratteggiarne i contorni con leggerezza e soave rispetto.
Il terzo decennio, dai venti ai trenta, è stato animato dagli anni della scoperta, dell’uscita dal guscio, dal fare capolino in quel mondo così sconosciuto e affascinante; è stato il decennio dei sogni, dei progetti, degli obiettivi fissati e svaniti, conquiste e vittorie, penso alla laurea, alla patente, ai primi impegni di lavoro, alle uscite e alla vacanza con le amiche di sempre dopo aver abbandonato progetti che mi avrebbero vista già moglie a ventiquattro anni….anni in cui percepivo un essere adulta così lontano e diverso dall’essere donna di oggi. Un’indipendenza economica che ha dato l’illusione della libertà, libertà conquistata a suon di scelte drastiche, definitive, di punti di non ritorno…biglietto solo andata…destinazione:nord Italia.
Il quarto ha rappresentato l’ingresso nell’età adulta, il matrimonio, la maternità, il lavoro a singhiozzi, sia per la precarietà dello stesso che per le lacrime versate per la precarietà …dello stesso, il saluto a persone fondamentali nella mia vita, a volte un arrivederci a volte un saluto definitivo; la consapevolezza contro ogni evidenza di non essere sola, e non solo perché ho uno splendido marito e due figli, dono immenso, ma perché credo in Chi questi doni immensi mi ha donato.
Tante cose sono andate, tante persone non ritorneranno più nella mia vita, tante altre le ho allontanate io consapevolmente e alcune inconsciamente, e tanti eventi posso solo guardarli con languida nostalgia e immensa gratitudine ma, come dice una persona che ho incontrato nel mio cammino, non importa che ci siano cose che siano finite per sempre, l’importante è che ci siano state…e molte altre ce ne saranno!

 p.s. Ah.... + IVA, sta per Infinita Voglia di Avanzare! :-P 


mercoledì 11 maggio 2016

Un caffè con...ArMonia !!!

Le mamme, si sa, hanno mille risorse! Ma quando alla “mammitudine” si unisce la creatività, l’estro, l’originalità e la passione, ebbene, i risultati possono davvero essere sorprendenti!

E così mentre ci si ritrova a passeggiare tra le vie di Torino ci si può imbattere in una vera e propria “favola ambulante”. Un carrettino bianco, spinto da una bici bianca con un piccolo ombrellino bianco che fanno da cornice a delle vere e proprie opere d’arte!

ArMonia ovvero Monia ha reso la sua passione per l’arte un vero e proprio lavoro creando dei bijoux deliziosi e curati nei minimi dettagli, che al solo sguardo sono capaci di catapultarti in quella dimensione onirica tipica delle favole che raccontiamo ai nostri bambini o sembrano uscire da squarci di film di Fellini, per la soavità e la leggerezza che evocano.


Il Piccolo Principe, Peter Pan, Pippi Calzelunghe, La Bella e la Bestia, Pinocchio, la fatina ed il grillo parlante e tutti i protagonisti delle nostre storie favolose fanno capolino sui gioielli che Monia crea con così tanto amore e regalano una magia impagabile, senza prezzo, quella di riportarti bambina pur ornando un corpo di donna! Ma i soggetti riportati sui suoi gioielli sono davvero svariati…affascinata e rapita da così tale bellezza artigianale ho invitato Monia che ha accettato di “sorseggiare” un caffè con Socrate e con Walt!

Domanda: Monia, le tue creazioni sono delle piccole opere d’arte, come nasce l’idea di trasformare la tua passione in un vero e proprio lavoro?


Risposta: In realtà non c’è stato un giorno in cui ho deciso che questa passione sarebbe dovuta diventare un lavoro (e forse nemmeno lo è) semplicemente ho seguito quello che da sempre sapevo di voler fare: dipingere, creare smontare e reinventare. E così, con non poca determinazione, fin dai miei primi studi mi sono dedicata a quello che ho sempre desiderato di voler fare da grande!


Domanda: C’è una serie delle tue creazioni dedicata alle favole…cosa rappresenta per te “la favola” ed il tuo essere mamma ha influito in qualche modo nel tuo lavoro, ispirandoti?
Risposta:

Per me la “favola” è quella che ho la fortuna di vivere: da nemmeno un anno sono diventata mamma per la seconda volta, ho un uomo che adoro e faccio un lavoro che nemmeno si dovrebbe definire tale!

La serie delle favole è nata proprio mentre ero intenta a farli dormire: guardavo estasiata le immagini dei libri per bambini, capaci di rapirti e di riportarti in un mondo magico anche se di anni ne hai più di quaranta!

Domanda: Quali sono le maggiori soddisfazioni e di contro le frustrazioni del tuo lavoro?

Risposta:

Le maggiori quando succede che come l’altro giorno tre signore, dopo aver acquistato ognuna degli orecchini con la propria favola preferita, andandosene mi ringraziano per il “piacevole incontro” e per il bel momento che hanno vissuto al banchetto…Magia!

Di frustrazioni quando non riesco a realizzare tutte le cose che mi passano per la mente, ma con due bambini è così…

Domanda: Come riesci a conciliare il tuo talento artistico con le incombenze quotidiane dell’essere mamma?

Risposta: A volte me lo domando anche io…! Sarà Magia?

No, non lo è…semplicemente tanta, ma proprio tanta, buona volontà!


ArMonia

Ringrazio davvero tantissimo Monia per questa intervista felice di poterla rincontrare dietro quel carrettino bianco spinto da una bici bianca con l’ombrellino bianco…

sabato 9 gennaio 2016

Il film de: Il piccolo principe...un tatuaggio all'hennè

La prima cosa che mi è venuta in mente nel vedere il film, laddove il mascara sciolto, per giunta waterproof, me lo permettesse, è stato il tema del distacco. Il distacco dall'immagine retorica del bambino che è in noi, il distacco nel vedere un amico passare a miglior vita, che sia passato su di una stella o su di un altro qualsivoglia pianeta non importa, la "scorza" non la si potrà più vedere, non la si potrà più toccare, ma in compenso la si potrà immaginare ridere lì dove la nostra fantasia ne avrà collocato il contenuto. Il distacco tra un mondo programmato a misura di adulto in cui l'essere bambino è la stranezza da sanare....
Il cartone è bello, immagini coinvolgenti, una storia che ti prende...ma non è quella del Piccolo Principe di Saint-Exupery... Una storia di un'amicizia su cui incombe lo spettro della morte dell'aviatore anziano che in qualche modo è alla ricerca di un testimone a cui tramandare la staffetta delle proprie esperienze...un uomo solo, un pò bizzarro, simpatico certamente...; una bambina la cui vita è appesa ad una lavagna magnetica in cui maniacalmente la madre ha programmato ogni istante della sua giovane vita, scandendone i tempi con un rigore che in un ospedale psichiatrico avrebbe trovato la sua migliore collocazione...ed un piccolo principe...che più che essere il protagonista sembra essere un folletto che salta da un episodio narrativo all'altro come una cavalletta che illumina i luoghi che tocca al solo suo passaggio che però non lascia alcuna scia...
L'effetto sorpresa è stato vedere il piccolo principe cresciuto, effetto a dir poco scioccante...al pari di quando morì Lady Oscar...la chicca, la ciliegina sulla torta che ha definitivamente tagliato quella sottile speranza che la magia del libro originale potesse essere resa ancora più viva dalla suggestione del cinematografo.
Il Piccolo Principe di Saint-Exupery, per quanto  profondo, intenso, incisivo e illuminante le uniche
 lacrime che mi ha suscitato sono state di una commozione profonda ricca di slancio, vita e  speranza in cui il piccolo principe non è solo un bambino che nella sua innocenza rende nuove e meravigliose tutte le cose, ma è un anello di congiunzione tra l'essenza di ciascuno e la superficie con cui essa deve fare i conti....è un vaso ricco di speranza, di sentimenti che si rinnovano in continuazione nell'incontro con l'altro che si vive come scambio, come occasione di crescita, come occasione per costruire rapporti, tessere legami...gli stessi legami che l'aviatore folle del film sembrerebbe non essere stato in grado di stabilire se non alla fine della sua esistenza terrena con la bambina protagonista...si dirà perchè il mondo è andato avanti senza di lui, perchè gli altri non lo hanno capito,...io invece penso perchè lui è andato avanti nonostante il mondo...e quindi  è rimasto fermo, immobile in quell'essenziale che non ha saputo rendere reale.
Toccante il film, ma non educativo quanto il libro.
Commovente, ma privo di quello slancio vitale che rimane dopo aver letto il libro offuscato da un alone di malinconia della perdita, del distacco.
Frasi ad effetto ma non degnamente accompagnate da una storia che abbia una continuità anche quando esci fuori dalla sala...il libro di Saint Exupery ti tatua il cuore...il film è un tatuaggio all'hennè...